domenica, Giugno 14, 2026
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Stretta sui B&B a Napoli, i gestori minacciano le vie legali: «Pronti al ricorso al Tar»

La nuova variante urbanistica del Comune introduce il limite del 30% di affitti brevi per palazzo e l'obbligo di cambio di destinazione d'uso. L'AIGAB insorge: «Norma rigida che favorisce solo i grandi hotel e gli studentati di lusso».

NAPOLI – Aria di tempesta sul fronte del turismo e della casa all’ombra del Vesuvio. La nuova variante urbanistica che il Comune di Napoli si appresta a varare – con l’obiettivo di approdarvi in Consiglio comunale entro luglio – ha già innescato la dura reazione dei gestori delle strutture extra-alberghiere. Nel mirino dei proprietari c’è soprattutto il “tetto” del 30% per condominio destinato all’accoglienza turistica e l’obbligo del cambio di destinazione d’uso verticale per le attività imprenditoriali.

L’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi (AIGAB), che nella città partenopea conta circa 1.200 strutture regolari, si dice pronta a dare battaglia: «Se la variante passa così com’è, impugneremo il regolamento davanti al Tar», annuncia con fermezza Mario Morra, referente locale dell’associazione.

Il nodo del 70/30 e il rischio burocrazia

La proposta di Palazzo San Giacomo prevede una linea di demarcazione netta: in ogni condominio, al massimo il 30% degli spazi potrà essere destinato a B&B e case vacanza, lasciando il restante 70% alla residenzialità tradizionale. Una misura che, secondo l’amministrazione, dovrebbe frenare lo svuotamento del centro storico.

Per i gestori, tuttavia, si tratta di un calcolo teorico applicato in modo troppo omogeneo, senza considerare le profonde differenze tra i vari quartieri e le reali esigenze abitative del territorio. Ad aggravare la situazione, secondo l’AIGAB, ci sarebbe l’obbligo di presentare una pratica edilizia per il cambio di destinazione d’uso (da residenziale a turistico-ricettivo).

«Nel centro storico di Napoli significa andare incontro a procedure lunghe, onerose e spesso impossibili per i piccoli operatori», spiega Morra. «Molti immobili oggi hanno un utilizzo flessibile: d’inverno ospitano studenti e d’estate turisti. Con questa rigidità si perde elasticità, ottenendo l’effetto opposto a quello desiderato».

«Strada spianata ai colossi del lusso»

Il timore dei piccoli proprietari è che il blocco non favorisca i cittadini in cerca di affitto, bensì i grandi gruppi finanziari, replicando dinamiche già viste in altre città d’arte italiane come Firenze. Impedire ai singoli privati di fare impresa sul turismo potrebbe paradossalmente «spianare la strada all’apertura di hotel e studentati di lusso, o all’acquisizione di interi palazzi da parte di grandi fondi», attacca il referente di AIGAB.

Resta poi l’incognita dei controlli. Chi verificherà che ogni singolo stabile rispetti le percentuali imposte? I gestori puntano il dito contro gli uffici dello sportello SUAP comunale, già oggi sovraccaricati di lavoro e con tempi di attesa che superano i due mesi anche solo per il rilascio del codice identificativo (CUSR).

Nonostante lo scontro all’orizzonte, il dialogo con le istituzioni resta aperto. L’AIGAB sta infatti portando avanti il confronto con l’assessora Teresa Armato, il consigliere Luigi Carbone e la professoressa Valentina Della Corte, quest’ultima impegnata nell’analisi scientifica dei flussi turistici in città.

La contromossa dei gestori per salvare il diritto all’abitare è un approccio basato sugli incentivi anziché sui divieti:

  • Sconti fiscali: Riduzioni mirate su IMU e Tari per chi sceglie di affittare ai residenti a lungo termine.
  • Modello premiale: Replicare la strategia già adottata a Ischia, valorizzando chi aiuta la comunità invece di penalizzare il comparto extra-alberghiero.

La palla passa ora al Comune. Resta da capire se Palazzo San Giacomo deciderà di limare il testo prima del voto estivo o se si andrà dritti allo scontro legale nelle aule del tribunale amministrativo.

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