ROMA – L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII) ha espresso una dura condanna per quanto sarebbe avvenuto durante la manifestazione “Remigrazione e Riconquista”, svoltasi nella Capitale il 13 giugno 2026. Secondo l’organizzazione, nel corso dell’evento sarebbero stati pronunciati cori e slogan ritenuti islamofobi e anti-Islam, accompagnati da richiami al fascismo che l’associazione giudica incompatibili con i principi democratici e costituzionali del Paese.
In una nota ufficiale, l’UCOII sostiene che non si tratterebbe di semplici episodi di tensione verbale o di una normale contrapposizione politica, ma di fatti che chiamano in causa la qualità del confronto democratico e il rispetto delle minoranze religiose in Italia.
L’organizzazione afferma di osservare da tempo una crescente ostilità nei confronti dei musulmani nel Paese, evidenziando episodi che vanno dagli attacchi ai luoghi di culto fino alla diffusione di linguaggi e campagne considerate discriminatorie. Quanto accaduto a Roma, secondo l’UCOII, rappresenterebbe un ulteriore segnale di una preoccupante normalizzazione dell’odio anti-islamico.
Pur ribadendo il valore della libertà di manifestazione del pensiero e del diritto a protestare, l’associazione sottolinea come tali libertà non possano tradursi, a suo avviso, in forme di discriminazione o intimidazione nei confronti di una comunità religiosa.
Nel comunicato viene inoltre ricordato il ruolo dei musulmani che vivono in Italia, definiti parte integrante del tessuto sociale del Paese attraverso il lavoro, lo studio, la partecipazione alla vita civile e il contributo alla collettività.
Per questo motivo l’UCOII chiede alle autorità competenti di verificare con attenzione quanto accaduto durante la manifestazione e di valutare eventuali responsabilità. L’organizzazione sollecita inoltre una presa di posizione pubblica “chiara e inequivocabile” da parte delle istituzioni nazionali e locali contro ogni forma di islamofobia, discriminazione religiosa e richiamo a ideologie fasciste.
Secondo l’associazione, il silenzio istituzionale rischierebbe di essere interpretato come una sottovalutazione del problema. Da qui l’invito a riaffermare con decisione i principi sanciti dalla Costituzione, tra cui la libertà religiosa, la pari dignità dei cittadini e la convivenza democratica.
L’UCOII conclude ribadendo il proprio impegno nel promuovere dialogo, legalità e integrazione, ma sottolinea la necessità di una risposta pubblica forte contro ogni forma di odio religioso e discriminazione.


