sabato, Aprile 25, 2026
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Coldiretti in difesa del Made in Italy: lunedì 500 agricoltori campani al Brennero per cambiare il codice doganale

Sono circa 500 gli agricoltori campani che domani partiranno alla volta del valico del Brennero, insieme a Coldiretti Campania, per portare avanti la battaglia per cambiare il codice doganale. Un sistema che oggi permette ai prodotti stranieri di essere commercializzati come italiani.

“La norma che consente di etichettare come Made in Italy merci che nel nostro Paese subiscono soltanto l’ultima trasformazione è una pratica che danneggia profondamente la filiera agricola e altera la trasparenza nei confronti dei consumatori”, spiega Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania.

La protesta è supportata da oltre cento comuni della regione, che hanno deliberato in giunta la richiesta di modifica da portare in Europa. “Molte amministrazioni locali della nostra regione hanno raccolto l’appello dell’organizzazione riconoscendo il valore economico, sociale e identitario del comparto primario”, aggiunge il direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda.

L’obiettivo è garantire piena trasparenza in etichetta sull’origine degli alimenti e chiedere la modifica della norma del codice doganale che, attraverso il principio dell’ultima trasformazione sostanziale, consente di far diventare italiano un prodotto che italiano non è.

“La proposta è quella di rivedere le regole doganali per l’agroalimentare per dare maggiore forza e tutela, anche agli agricoltori delle aree interne, contro la concorrenza sleale di paesi dove si produce con altre regole ed altri costi”, commenta Bellelli. “Allo stesso tempo, si aggiunge trasparenza in favore del consumatore: basta materie prime che arrivano dall’estero e che con una sola trasformazione in uno stabilimento italiano diventano magicamente 100% Made in Italy!”.

La manifestazione di lunedì 27 aprile 2026 si terrà nel luogo simbolo dell’ingresso delle merci straniere in Italia, a difesa del reddito degli agricoltori e del diritto dei cittadini a un cibo sicuro e senza inganni. “Abbiamo bisogno della pace. A pagare il conto della guerra sono sempre i contadini e la salute dei cittadini consumatori”, conclude Loffreda.

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