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Le sintesi di Paolo Battaglia La Terra Borgese: Chi sono i Fauves

Continuano per la Francia le sintesi del critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese: “nei Fauves il principio del colore che esplode come mezzo per esprimere stati d’animo”

GLI EREDI DI VAN GOGH

I primi eredi di Van Gogh, in Francia, furono i Fauves, i quali accettarono il principio del colore come mezzo per esprimere stati d’animo, senza arrivare all’esasperazione dei nordici.

Si chiamarono Fauves una dozzina di pittori provenienti da diverse scuole e località della Francia – precisa Battaglia La Terra Borgese -, questi ebbero modo di incontrarsi e di scambiare i loro punti di vista nei primi anni del Novecento.

IL SALON D’AUTOMNE A PARIGI

Nel 1905 i Fauves esposero insieme al Salon d’Automne a Parigi, provocando uno scandalo. I loro quadri erano dipinti con colori puri, secondo gli studi compiuti da Seurat: ossia senza mezzi toni, senza ombre e anche senza prospettiva.

COLORE LIBERO

Il colore era usato con estrema libertà: cieli verdi, acque arancione, alberi blu, case gialle, cavalli rossi. La sala dove erano esposte tutte insieme le opere di questi giovani pareva trasformata in una parata carnevalesca.

UN DONATELLO TRA LE BELVE

Al suo centro spiccava una piccola scultura di stile tradizionale; tanto che, entrando in sala, un critico d’arte, Louis Vauxcelles, esclamò esterrefatto: «Ma qui c’è Donatello “parmi les fauves”» (cioè in mezzo alle belve). L’appellativo fece il giro di Parigi e fu adottato subito dagli artisti, che se ne fregiarono come di una decorazione.

AMICIZIA E CONDIVISIONE TRA ESPRESSIONE E ESPRESSIVITÀ

Il gruppo rimase unito per un paio d’anni, dopo l’esposizione che fruttò loro il nome, legati non tanto da scuole e teorie, quanto piuttosto dall’amicizia personale e dalla comune ricerca di una maggiore libertà espressiva.

MAURICE DE VLAMINCK

«I colori divennero per noi cartucce di dinamite», disse Maurice de Vlaminck il più estremista del gruppo.

Vlaminck, nato nel 1876 da un professore di musica poverissimo, era stato in gioventù campione di ciclismo, e poi aveva fatto, a sua volta, l’insegnante di violino, ma più di tutto lo attirava la pittura, perché gli offriva la possibilità di esprimersi nel modo, secondo lui, più immediato. Era dotato di una poderosa carica di umanità. Cascinali e pagliai, villaggi sepolti sotto la neve, cieli lividi e temporaleschi danno alla sua opera una sensazione di continuo tumulto, di una profonda ma non morbosa inquietudine.

DERAIN

Per alcuni anni lavorò in compagnia di un altro Fauve, André Derain, sensibile come lui non solo ai problemi del colore, ma a quelli della povera gente in mezzo alla quale vivevano. Poi, quando Derain impose alla sua pittura un indirizzo più mondano, la loro amicizia smise bruscamente.

Al capezzale dell’amico morente, dopo lunghi anni di silenzio, Vlaminck confessa di non aver trovato altre parole che: «Ça va?»(Come stai?). E Derain rispose stancamente, come a un estraneo: «Ça va».

MATISSE

Ad ogni modo, se le prime ricerche sul colore dei Fauves si devono a loro, il più anziano, ritenuto oggi il vero caposcuola, è Matisse.


Henri Matisse era un parigino, nato nel 1869, che aveva abbandonato lo studio dei codici per dipingere e già alla fine dell’Ottocento aveva scoperto la bellezza del colore puro osservando le scogliere assolate della Corsica. “I colori semplici hanno un effetto tanto
più forte quanto più semplici sono”, teorizzò più tardi Matisse. E ancora: “Quello che io cerco soprattutto di raggiungere è l’espressione. Ma l’espressione non è, secondo me, riposta nella passione che si scatena su un volto o si manifesta con un movimento violento. È piuttosto nella intera disposizione del mio quadro”.

L’ESTETICA DI MATISSE

Queste parole contengono, in sintesi, tutta l’estetica di Matisse, portato verso un ideale di estrema eleganza. Tutti sappiamo che, negli ultimi anni della sua vita, Matisse mise il suo segno elegante e contenuto al servizio di un tema religioso nella Chapelle du Saint-Marie du Rosaire a Vence in Francia,che qualcuno ha voluto definire “un ex voto”.

Dalle odalische, vagamente alludenti a quelle di Delacroix, Matisse è giunto a poco a poco fino al vertice della semplificazione e ha dipinto con un solo tratto nero le figure della Vergine e di S. Domenico per la cappella delle monache di Vence.

GLI ALTRI FAUVES

Altri Fauves, partiti dall’esperienza del colore puro e delle forme semplificate, hanno conquistato con gli anni una propria inconfondibile personalità pittorica.

ALBERT MARQUET

Morto nel 1947, ci ha dato delle splendide visioni di Parigi e della Francia: acqua, ponti della Senna, scorci di vie del quartiere latino, porti imbandierati.

ALTRI PITTORI

Altri pittori si accostarono alla poetica Fauves ma non sono da ricordare qui perché, come Fauves, rimasero soltanto degli affini.

Paolo Battaglia La Terra Borgese è un critico d’arte, saggista e politico italiano. È citato in Wikipedia tra le personalità più eminenti della critica artistica contemporanea in Italia, insieme a figure come Federico Zeri, Vittorio Sgarbi e Achille Bonito Oliva. È considerato uno dei maggiori storici e critici d’arte italiani, noto per i suoi studi sulle avanguardie, i movimenti artistici e la relazione tra storia e critica.Si occupa di divulgazione culturale, curatela di mostre e saggistica. Ha scritto numerosi approfondimenti sul mercato dell’arte e sulla cosiddetta “critica finta”. (N.d.r.)

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