di Giacomo Santoro
Ho tredici anni e il 25 aprile per me non è solo una data sul calendario o un giorno senza scuola. È qualcosa che sento raccontare ogni anno, a casa e a scuola, ma che sto iniziando a capire davvero solo adesso. Mi hanno sempre detto che è la festa della libertà, il giorno in cui l’Italia si è liberata dal fascismo e dall’occupazione nazista. Però, crescendo, mi rendo conto che la libertà non è una cosa scontata, né qualcosa che appartiene solo al passato.
A volte mi chiedo cosa avrei fatto io se fossi vissuto in quel periodo. Avrei avuto il coraggio di scegliere da che parte stare? Oppure avrei avuto paura? Perché oggi è facile dire “stavano dalla parte giusta”, ma quando sei dentro a una guerra, quando rischi tutto, anche la tua vita, niente è così semplice.
E mentre penso al passato, non riesco a non guardare quello che succede oggi. Vedo le immagini della guerra in Ucraina, città distrutte, persone costrette a lasciare le loro case. Vedo quello che succede in Palestina, con civili che soffrono, bambini come me che crescono in mezzo alla paura e alle sirene. E allora mi viene da pensare che il 25 aprile non è solo una storia finita, ma qualcosa che riguarda anche il presente.
Perché la libertà, la pace, i diritti… non sono garantiti per sempre. Possono essere persi, possono essere tolti, proprio come è successo tanti anni fa. E forse il senso di questa giornata è proprio questo: ricordarci che non basta aver conquistato la libertà una volta, bisogna continuare a difenderla, ogni giorno.
Io non ho vissuto la guerra, per fortuna. Ma sapere che altri ragazzi, oggi, la stanno vivendo davvero, mi fa capire quanto siamo fortunati e quanto sia importante non dimenticare. Il 25 aprile, per me, non è solo memoria: è una responsabilità.
Perché la libertà non è un regalo del passato, è una scelta che dobbiamo continuare a fare anche nel presente.
di Giacomo Santoro


