Napoli si prepara a celebrare un traguardo storico e culturale di straordinaria rilevanza per la televisione italiana. Giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 9:30, la suggestiva Sala degli Angeli dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa (in corso Vittorio Emanuele 292) ospiterà il convegno intitolato “Un Posto al Sole 1996-2026: 30 anni di storie, territori e comunità – Narrazioni, identità e trasformazioni sociali tra televisione e città”.
Organizzato in collaborazione con il Master in Management del Turismo Culturale, l’appuntamento riunirà accademici, esperti di media, sociologi, sceneggiatori e protagonisti del mondo dello spettacolo per riflettere sull’impatto culturale, economico e identitario che la celebre soap opera ha avuto non solo su Napoli, ma sull’intero Paese. Nel corso di tre decenni, il racconto quotidiano ambientato a Palazzo Palladini è diventato uno specchio fedele delle mutazioni sociali, urbane e relazionali della società contemporanea, trasformando la città partenopea da semplice fondale scenografico a vero e proprio soggetto narrativo vivo e pulsante.
Il convegno analizzerà le dinamiche della produzione seriale long-running, il legame profondo con il territorio, il turismo culturale indotto e il modo in cui la televisione pubblica ha saputo innovare il linguaggio del racconto seriale quotidiano, intercettando le istanze e le sensibilità di generazioni di telespettatori.
Nato nell’ottobre del 1996 su Rai Tre, Un Posto al Sole rappresenta la prima soap opera interamente prodotta in Italia e la più longeva della televisione nostrana. Ideato sul modello del format australiano Neighbours ma fortemente radicato nel contesto culturale e sociale napoletano – grazie alla produzione curata da Fremantle e Rai Fiction presso il Centro di Produzione TV di Napoli – lo sceneggiato ha saputo imporsi fin da subito come un laboratorio di scrittura innovativo. Ambientato originariamente intorno alle vicende del Golfo e incentrato sulle dinamiche del condominio di Palazzo Palladini a Posillipo, il programma ha affrontato con coraggio e continuità tematiche civili, sociali e di costume cruciali (dalla legalità alla violenza di genere, dall’integrazione all’inclusione lavorativa), evolvendosi costantemente nei linguaggi e nei formati digitali e mantenendo intatta una community di fan estremamente fidelizzata lungo trent’anni di messa in onda ininterrotta.
In oltre trent’anni di programmazione ininterrotta, Un Posto al Sole non ha rappresentato soltanto un fenomeno d’ascolto per la televisione pubblica, ma si è affermato come un vero e proprio volano di sviluppo economico, occupazionale e turistico per la città di Napoli e la regione Campania.
I principali impatti generati dallo sceneggiato sul tessuto urbano ed economico napoletano si articolano in diverse aree chiave, prima fra tutte quella dell’indotto industriale, produttivo e occupazionale. Infatti, la scelta di produrre la soap opera presso il Centro di Produzione TV Rai di Fuorigrotta, in collaborazione con Fremantle e Rai Fiction, ha consentito di rivitalizzare e consolidare un presidio industriale audiovisivo tra i più importanti del Mezzogiorno. La macchina produttiva di Un Posto al Sole garantisce lavoro continuativo a oltre 200-300 maestranze dirette e indirette, tra attori, sceneggiatori, regi, tecnici del suono e delle luci, scenografi, costumisti e truccatori. La produzione ricorre costantemente a fornitori del territorio per sartoria, scenografie, arredi, service tecnici e trasporti, distribuendo ricchezza sul tessuto micro-imprenditoriale partenopeo.
Un altro impatto della serie è il cine-turismo, laddove la serie ha trasformato angoli iconici della città in vere e proprie mete di pellegrinaggio turistico. Villa Volpicelli a Posillipo, la celebre facciata esterna di Palazzo Palladini, per esempio, è una tappa fissa per migliaia di visitatori. Oltre ai panorami del Golfo, la soap ha valorizzato luoghi meno noti o periferici, come il Centro Direzionale, l’area di Bagnoli, San Giovanni a Teduccio, il centro storico, le isole del Golfo, contribuendo a un’immagine multilivello e moderna della città. Inoltre, le visite organizzate e le edizioni straordinarie di “Una gita al Sole” presso i set interni del CPTV Rai hanno registrato nel tempo il tutto esaurito, portando visitatori da ogni parte d’Italia ad hoc per conoscere i luoghi della produzione.
Infine, indubbiamente, la soap ha contribuito al rebranding d’immagine della città di Napoli. A partire dalla metà degli anni ’90, Un Posto al Sole ha fornito una narrazione quotidiana capace di affiancare (e spesso contrastare) la rappresentazione stereotipata o esclusivamente legata alla cronaca nera della città. Il successo del modello organizzativo e produttivo di UPAS ha dimostrato l’efficienza delle maestranze campane, ponendo le basi per la nascita della Film Commission Regione Campania e attraendo successive grandi produzioni cinematografiche e seriali a Napoli.

