La SVIMEZ, l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, ha recentemente esaminato gli effetti economici dello shock energetico per il conflitto in Iran, distinguendo tra Centro Nord e Mezzogiorno.
Per lo stretto di Hormuz transitano il 16,6% del petrolio e l’8,3% di gas importato dall’Italia. Con il blocco le quotazioni del petrolio e del gas sono rapidamente aumentate: il petrolio BRENT, scambiato a 70 dollari al barile a fine febbraio, oggi è venduto a quasi 118 dollari al barile.
La SVIMEZ evidenzia tre tipi di canali di trasmissione dello shock energetico:
- l’aumento diretto dei prezzi dei beni energetici (petrolio e gas);
- l’aumento dei prezzi dei beni intermedi importati soprattutto dai paesi asiatici (in particolare Cina) dalle imprese italiane;
- l’aumento dei prezzi dei beni di consumo importati e destinati alle famiglie italiane.
Secondo le previsioni della SVIMEZ, la crisi energetica avrà effetti sui consumi delle famiglie del Mezzogiorno (e quindi anche in Campania) più pronunciati rispetto al Centro Nord. Quest’ultima area, secondo le stime, subirà invece maggiormente gli effetti negativi sul suo sistema industriale degli aumenti dei prezzi energetici e dei beni intermedi.
Gli scenari previsti dalla SVIMEZ sono due a seconda che la crisi nell’area duri 3 mesi oppure si prolunghi fino a 6 mesi. In entrambe le simulazioni lo shock energetico determina nel 2026 la riduzione del PIL e dei consumi e la crescita dei prezzi sia nel Centro Nord che nel Mezzogiorno.
L’aspetto più interessante dell’analisi attiene ai diversi effetti sui livelli di consumo nelle due aree: la riduzione dei consumi delle famiglie è maggiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord ed è superiore nel 2027 rispetto al 2026.
Nello scenario a 3 mesi i consumi nel Mezzogiorno si riducono dello -0,3% nel 2026 e dello -0,5% nel 2027 rispetto alle diminuzioni più modeste previste nel Centro Nord (-0,1% nel 2026 e -0,2% nel 2027). Nello scenario a sei mesi la riduzione stimata dei consumi nel Mezzogiorno è -0,4% nel 2026 e -0,9% nel 2027 contro, rispettivamente, lo -0,2% e lo -0,7% al Centro Nord.
Perché lo shock energetico taglia maggiormente i consumi nel Mezzogiorno rispetto al resto dell’Italia? Secondo la SVIMEZ il motivo è riconducibile ai minori redditi medi ed alla maggiore incidenza delle spese energetiche sui consumi delle famiglie meridionali.
La maggiore contrazione dei consumi nel 2027 rispetto all 2026 nel Mezzogiorno risente, secondo l’Associazione, della circostanza che in questa area, a causa di una struttura dell’offerta più frammentata e di una minore produttivita oraria, l’inflazione dovrebbe proseguire anche nel 2027. Diversamente nel Centro Nord, invece, l’inflazione dovrebbe riassorbirsi integralmente nel 2026.
Per la maggiore riduzione dei consumi e per l’elevata incidenza di questa componente sulla domanda aggregata nel Mezzogiorno il PIL meridionale nel 2027, secondo le previsioni, si ridurrà (dello -0,4% nello scenario a 6 mesi e dello -0,2% nello scenario a tre mesi); diversamente il PIL del Centro Nord non subirà contrazioni.
In conclusione, in base alle analisi della SVIMEZ, lo shock energetico pone rischi differenti per il Centro Nord ed il Mezzogiorno. Mentre per la prima area le conseguenze negative riguardano la struttura industriale a causa dell’aumento dei prezzi energetici e dei prezzi dei beni intermedi per il Mezzogiorno le conseguenze impattano più pensantemente sulle famiglie con evidenti ricadute sociali a causa della maggiore reattività dei consumi agli aumenti dei prezzi dei beni energetici. La riduzione dei consumi nel Mezzogiorno, oltre agli effetti sociali, pone anche risvolti economici importanti poiché contribuisce a deprimere il PIL locale.


