Oltre settanta reperti, molti dei quali mai esposti prima, raccontano la vita quotidiana degli abitanti di Ercolano prima dell’eruzione del Vesuvio. Tra gli oggetti più suggestivi, pagnotte carbonizzate, alimenti, stoviglie, gioielli e una rara figurina scheletrica utilizzata durante i banchetti.
La vita quotidiana di Ercolano, cristallizzata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., arriva nel cuore di Roma. Castel Sant’Angelo ospita dal 22 luglio 2026 la mostra Ercolano. L’arte di vivere, un percorso dedicato alle abitudini, ai sapori, al lavoro e alla convivialità degli abitanti dell’antica città vesuviana.
L’esposizione riunisce oltre settanta reperti provenienti dal Parco archeologico di Ercolano, molti dei quali conservati fino a oggi nei depositi e raramente mostrati al pubblico. Statue, busti, affreschi, gioielli, utensili, stoviglie e resti organici consentono di ricostruire non soltanto l’aspetto della città, ma anche i gesti più semplici e intimi della vita dei suoi abitanti.
Il percorso, articolato in sette sezioni, si apre con una vera e propria “camera delle meraviglie”, ispirata alle raccolte rinascimentali. Sono esposti 42 oggetti di particolare valore, scelti per testimoniare la raffinatezza artistica e culturale raggiunta da Ercolano alla vigilia della catastrofe.
Una sala immersiva conduce poi il visitatore nel momento dell’eruzione. Video, dipinti, stampe e opere decorative raccontano sia la violenza dell’evento sia il fascino esercitato dal Vesuvio sui viaggiatori e sugli artisti europei durante l’epoca del Grand Tour.
La mostra entra quindi nelle strade della città antica, ricostruendone le botteghe e i thermopolia, locali nei quali venivano venduti cibi e bevande pronti per il consumo. Tra i reperti più sorprendenti figurano alcune pagnotte carbonizzate, rimaste pressoché intatte per quasi duemila anni, e le teglie provenienti dal forno di Sextus Patulcius Felix.
Dalla strada si passa agli ambienti domestici. Mortai, pentole, casseruole, cereali e legumi recuperati durante gli scavi documentano con grande precisione la dieta degli antichi ercolanesi. Non manca una sezione dedicata al vino, prodotto centrale nell’economia della Campania antica e, allo stesso tempo, elemento profondamente legato al culto di Bacco.
Il percorso si conclude nella sala dei banchetti. Una meridiana in marmo scandisce simbolicamente i tre momenti dell’alimentazione romana — ientaculum, prandium e cena — mentre campanelli in bronzo e vasellame in vetro, argento e bronzo ricreano l’atmosfera del convivio.
Tra gli oggetti più curiosi compare la larva convivialis, una piccola figura scheletrica che veniva collocata sulla tavola per ricordare ai commensali la brevità dell’esistenza e invitarli a godere dei piaceri della vita.
La sede scelta per la mostra assume un significato particolare. Castel Sant’Angelo, trasformato nei secoli da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo, dialoga con una città preservata sotto la cenere vulcanica. Due luoghi molto diversi, accomunati dalla capacità di conservare e raccontare le numerose stratificazioni della storia.
La mostra nasce dalla collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico di Ercolano e sviluppa l’esperienza del precedente progetto Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità. Il nuovo allestimento amplia però lo sguardo: dall’alimentazione si passa al lavoro, alla cura del corpo, alle relazioni sociali e alla vita privata.
A emergere non è soltanto il racconto di una città distrutta, ma il ritratto vivo di una comunità. La colata piroclastica che travolse Ercolano trasformò una tragedia in una fonte straordinaria di conoscenza, conservando edifici, arredi, cibi e materiali organici che ancora oggi permettono di avvicinarsi alla dimensione più autentica della vita nel mondo romano.

