Una delusione. “Disclosure Day” è una vera delusione. Spiace essere così severi nel giudicare il lavoro di una delle menti più eccelse del cinema del Novecento, ma trovare altre parole che vadano al nocciolo senza fronzoli non è facile. Le iniziali atmosfere da “Guerra dei Mondi” (2005) hanno tratto rovinosamente in inganno.
Il film è stato diretto e co-prodotto dal grande Steven Spielberg che ne ha ideato il soggetto. David Koepp (altra punta di diamante ad Hollywood) ne ha firmato la sceneggiatura. Eppure non è la prima volta nell’ultimo decennio che una pellicola di Spielberg lasci molto a desiderare. Che sia il caso che il maestro si ritiri dalle scene?
“Disclosure Day” affronta uno degli immaginari più cari da sempre al regista, quello degli alieni. Il titolo richiama l’idea di un fantomatico Giorno della Rivelazionedurante il quale al mondo verrà comunicata l’esistenza di creature extra-terrestri.
Tutto il film però è incentrato sulle peripezie vissute dai pprotagonisti affinché possano effettivamente riuscire a dire la verità a tutti. Non vengono, invece, per nulla mostrate le conseguenze di tale notizia sul pianeta. Non c’è assolutamente spazio per ipotizzare i risvolti sociali e politici al livello internazionale.
Tutta la storia appare come la sceneggiatura di un mediocre b-movie. Semplicemente realizzato con le ingenti somme di denaro di Hollywood e un cast stellare. Abbiamo, infatti, nel cast Emily Blunt (Margaret Fairchild), Josh O’Connor (Daniel Kellner), Colin Firth (Noah Scanlon) e altri nomi altisonanti. Le loro interpretazione sono state lodevoli, ma da sole non potevano sostenere il peso di una trama molto debole e ricca di lacune.
Nel cinema e nella letteratura esiste ad esempio il concetto della “sospensione dell’incredulità”. Grazie ad essa lo spettatore, per godersi un racconto, accetta volontariamente di credere alla finzione dell’opera narrativa. Bene, con Disclosure Day” questo tacito accordo viene letteralmente messo a dura prova.
Se lo stesso film fosse stato prodotto da qualche regista esordiente nella casistica del cinema indipendente, probabilmente non sarebbe neanche approdato nelle sale ad ampia ddistribuzione. I media non ne avrebbero parlato. La sua locandina non sarebbe stata pubblicizzata.
La trama è ricca di elementi casuali correlati male tra loro. Il ritmo della narrazione a un certo punto diventa molto lento e ripetitivo. Tante scene d’azione sono inutili e hanno rubato minutaggio prezioso a materiale potenzialmente più interessante. La resa sullo schermo degli effetti speciali sono a dir poco imbarazzanti. Nello specifico quando vengono mostrati gli animali e la protagonista da giovane.
“Disclosure Day” è ufficialmente thriller di fantascienza. Tuttavia la presunta tecnologia avanzata che viene mostrata sembra non provare nemmeno ad avere una minima base scientifica. Quella utilizzata appare magia allo stato puro, come se stessimo guardando un qualsiasi capitolo della saga di Harry Potter.Insomma, tra menti possedute e controllate a distanza, invisibilità e lettura del pensiero non avrebbe destato sorpresa l’improvvisa comparsa di Voldemort.
La pellicola, come già detto, riprende alcuni dei temi cari a Spielberg. Parliamo della possibile esistenza di vita su altri pianeti. Però lo fa in maniera estremamente banale, prevedibile. L’idea del grande segreto governativo rivelato al mondo strizza inoltre l’occhio agli amanti delle teorie del complotto. Non che sia per forza un male.
Ammettiamo però che anche la tesi del “Non ce lo dicono!” oggi abbia perso smalto quanto a presa sul pubblico, per quanto possa essere verosimile. Non è più una novità. Anzi, abbastanza irrealistica l’idea di milioni di persone incollate agli smartphone durante la rivelazione. Probabilmente neanche la divulgazione dei comprovati Epstein Files ha sortito questo presunto effetto colossale.
Più interessante il commento sulle difficoltà dei media contemporanei nel distinguere una notizia vera da una fake news realizzata ricorrendo all’intelligenza artificiale. Resta tuttavia un film grossolano. Anche per la scelta del messaggio. Pare che nelle intenzioni di Spielberg ci fosse un invito a riflettere sull’empatia.
Nel suo immaginario sarebbe l’uomo a sfruttare e a far del male agli alieni. Dilemma. Consideriamo che gli extra-terrestri, per giungere a noi da altre galassie, dovrebbero necessariamente appartenere a una civiltà estremamente più avanzata e superiore. Qualcuno cortesemente spieghi come sia possibile che possa essere l’essere umano a sottomettere i Grigi o chicchessia.
Alcuni fan, difensori a spada tratta di Spielberg, hanno giustificato la scelta narrativa come una metafora per alludere alle discriminazioni e alla violenze etniche. Sinceramente però questa visione convince meno di zero.
Per non parlare infine del miscuglio caotico frutto della decisione di infilare nella trama a tutti i costi anche la religione. La domanda dei personaggi: la Bibbia ammette l’esistenza di altre vite? Anche qui l’ennesimo scivolone di Spielberg.
Da una parte la proposta di una narrazione che pone l’Occidente al centro del mondo: perché la domanda viene posta a una suora e non a un monaco buddista? Dall’altro lato evidentemente la scarsa dimestichezza dell’autore con il cattolicesimo che, sotto il profilo teologico, serenamente non esclude l’esistenza di altre forme di vita.
La verità è che Spielberg per decenni, attraverso i suoi film, ha sempre dimostrato di avere uno sguardo profetico sulla realtà. Oggi guardiamo un film del passato come “A.I. – Intelligenza artificiale” del 2001 e pensiamo come fosse in anticipo sui tempi. Anche saghe come “Jurassic Park” non raccontavano unicamente un’avventura. Nel substrato c’era sempre anche una riflessione etica all’avanguardia.
I finali dei suoi film hanno sempre lasciato il pubblico a bocca aperta. Per questo da sempre Spielberg viene considerato un genio del cinema, un pezzo da novanta. Ma a quanto pare anche i migliori possono sbagliare… purtroppo. Anche una vena creativa come la sua ha perso la bussola. E questo film lascia l’amaro in bocca anche per le aspettative altissime che la firma del suo autore aveva fomentato.

