Un panorama che riporta la memoria ai momenti più cupi dell’emergenza pandemica, ma questa volta la causa è del tutto economica. La forte protesta proclamata dagli autotrasportatori contro il caro-carburante sta mettendo a dura prova la filiera agroalimentare e la grande distribuzione del Mezzogiorno, trasformando la Campania — e in particolare l’area metropolitana di Napoli — nel cuore di una grave crisi d’approvvigionamento.
Banchi del fresco e ortofrutta al minimo: la situazione a Napoli
Nei supermercati e nei punti vendita della grande distribuzione napoletana la carenza di prodotti si fa sempre più evidente. Ad essere colpiti per primi sono stati i comparti a più rapida deperibilità: ortofrutta, carne fresca, pesce e latticini scarseggiano o risultano del tutto esauriti.
Secondo le stime delle associazioni di categoria regionali, le scorte in molti punti vendita dell’area partenopea sono scese drasticamente. Con i TIR fermi nei piazzali e i viaggi interrotti da oltre quattro giorni, la catena del freddo e le consegne quotidiane si sono gradualmente arrestate. L’allarme si estende anche ad altri settori primari, tra cui la fornitura di mangimi per gli allevamenti e la distribuzione di farmaci e presidi medici.
I punti caldi della protesta: dal Porto ai caselli dell’A1 e A30
L’area metropolitana di Napoli e le province limitrofe rappresentano uno snodo logistico cruciale per l’intero Meridione. I presidi e i blocchi stradali attuati dalle sigle dei camionisti e dai comitati spontanei hanno colpito arterie nevralgiche:
- Porto di Napoli: Bloccato il varco commerciale Bausan, con ripercussioni a catena sia sullo scarico dei container sia sulle tratte marittime verso le isole di Ischia e Procida.
- Caselli e snodi autostradali: Rallentamenti e presidi costanti si registrano lungo l’A1 e l’A30, in particolare alle uscite strategiche di Nola, Caserta Sud e Caianello, punti d’accesso dei grandi hub logistici e ortofrutticoli.
Le motivazioni dei camionisti e il rischio di perdita del cibo
Alla base della mobilitazione c’è l’esasperazione della categoria di fronte ai rincari insostenibili del gasolio, oltre alla richiesta di applicazione dei costi minimi d’esercizio e alla riduzione delle accise sul carburante.
Se da una parte i lavoratori difendono la sostenibilità delle loro attività economiche, dall’altra le organizzazioni agricole come Confagricoltura Campania lanciano un grido d’allarme opposto: quintali di prodotti agricoli rischiano di marcire nelle celle frigorifere o sui camion fermi, creando un paradosso dove il cibo scarseggia nelle città e viene buttato nelle campagne.
Prospettive e incontri istituzionali
La situazione resta in forte evoluzione. I tavoli di confronto aperti con le istituzioni e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti puntano a trovare un accordo vincolante sul taglio delle accise e sui costi di trasporto. Qualora la vertenza si sblocchi nei tempi previsti, gli operatori prevedono che il riassortimento completo dei banchi e il ritorno alla normalità nella rete di distribuzione cittadina richiederanno almeno 48-72 ore dall’interruzione dei blocchi.

