Intervista a Mattia Wirz, portavoce degli studenti occupanti
Napoli – Prosegue l’occupazione del Liceo “Tito Lucrezio Caro” di Napoli. Abbiamo intervistato Mattia Wirz, uno dei portavoce degli studenti che hanno deciso di occupare l’istituto. Con lui abbiamo parlato delle motivazioni della protesta, delle rivendicazioni interne e del rapporto con le istituzioni e la cittadinanza.
Le motivazioni dell’occupazione
Alla domanda sulle ragioni che hanno spinto gli studenti a occupare il liceo, Wirz è chiaro: “Le motivazioni dell’occupazione sono principalmente queste: il CPR di Castel Volturno, che sta costando circa 43 milioni di euro, finalizzati alla costruzione di questo nuovo lager dell’imperialismo europeo; la lotta contro il razzismo, sempre più dilagante nelle scuole, nei quartieri e nella politica di chi ci governa; la contrarietà alla militarizzazione e al riarmo sempre più incalzante, che sottrae fondi alle scuole e alla sanità.”
“Vogliamo il welfare, non il warfare: potremmo dire che la nostra è una battaglia per una politica di welfare invece che di guerra”, aggiunge il portavoce. A queste motivazioni si affiancano rivendicazioni interne legate a problemi strutturali della scuola, come il mancato riconoscimento dello status di studente atleta: “La nostra, tra l’altro, è una scuola con tantissime eccellenze a livello sportivo.”
Cosa chiedono gli studenti
Interrogato su cosa potrebbe convincere gli occupanti a liberare l’istituto, Wirz risponde che la questione più sentita è proprio quella dello studente atleta: “La nostra scuola, da questo punto di vista, sarebbe un caso esemplare, perché è piena di eccellenze sportive. Ci sono molti professori disposti a collaborare, ma altri, comprensibilmente, si trovano in difficoltà quando lo studente non ha tutele burocratiche adeguate: ci sono ragazzi che mancano da scuola anche per un mese intero per partecipare ai campionati internazionali.”
Accanto a questo, restano i problemi strutturali: “Molte porte dei bagni sono rotte, i rubinetti non funzionano. Anche questo è un aspetto importante e fondamentale.”
“Non siamo violenti né strumentalizzati”
Gli studenti respingono con fermezza le accuse di estremismo o violenza, sempre più frequenti nel dibattito pubblico, anche sulla scia di quanto accaduto in Francia. “Sicuramente il nostro non è un movimento paragonabile a quello francese: non c’è un movimento così numeroso di persone fisicamente presenti”, spiega un altro portavoce. “La nostra protesta è chiaramente non semplice, non facile, ha un carattere piuttosto duro e incisivo, però sicuramente non è affatto una protesta violenta. Noi la scuola l’abbiamo occupata con la massima tranquillità; alcuni professori ci hanno anche fatto i complimenti per questo, dicendoci che siamo stati bravi e silenziosi.”
“Assolutamente non violenta”, ribadisce. “Poi ci sono stati casi in cui alcune scuole – ho sentito ieri che è capitato – in cui questa protesta, che dovrebbe essere non violenta, purtroppo è diventata forse un po’ più violenta. La nostra, però, è stata assolutamente senza alcun tipo di violenza verso nessuno.”
Le adesioni alla protesta
L’occupazione del “Tito Lucrezio Caro” non è un caso isolato. “Stamattina ha aderito alla protesta anche il Mazzini”, riferisce Wirz. “Sicuramente, insieme a noi hanno occupato – insieme a noi alla protesta avviata dal ‘Tito Lucrezio Caro’ – si sono uniti il Mercalli, l’Umberto, il Genovesi e il San Nazzaro, e adesso stamattina arriva anche il Mazzini.” Al momento, tuttavia, non risultano notizie di altre occupazioni al di fuori di Napoli.
In caso di intervento delle forze dell’ordine
Alla domanda su quale sarebbe la reazione degli studenti di fronte a un eventuale sgombero da parte delle forze dell’ordine, il portavoce non ha dubbi: “Chiaramente nel momento in cui una scuola venisse attaccata dalla polizia – comunque ricordiamo che non ci sono sgomberi di scuole occupate probabilmente dagli anni ’70-’80 – sarebbe un caso storico che una scuola venisse sgomberata dalla polizia. E chiaramente noi non possiamo che indire una manifestazione anche interregionale e nazionale, mobilitando le compagnie a resistere a questo atto, che poi diventerebbe un evento di peso storico, perché un atto del genere non si verifica dalle occupazioni degli anni ’80, che tra l’altro erano tutta un’altra storia.”
Il messaggio alla cittadinanza
Infine, il messaggio rivolto a chi guarda con scetticismo alla protesta, considerandola una perdita di tempo rispetto allo studio: “Il messaggio che voglio dare alle persone è che purtroppo la politica ci insegue. Quindi, se non siamo noi a guardarla in faccia per ciò che fa, purtroppo sarà lei ad avere a che fare con noi. C’è un mondo che corre e noi, se rimaniamo fermi, prima o poi veniamo investiti.”
“Chiaramente l’occupazione non è l’unica cosa che va fatta: è una politica che va continuata anche dopo l’occupazione, va estesa, deve essere quotidiana, un lavoro giornaliero, organizzato. L’occupazione è una delle forme in cui si può organizzare una determinata protesta, più o meno palese. L’occupazione è una forma molto palese di protesta, come può esserlo una grande manifestazione”, conclude Wirz.
“A chi non si interessa di politica, il messaggio è: ‘Tu non ti interessi di politica, ma la politica si interessa di te’.”

