lunedì, Luglio 27, 2026
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Detenuti influencer su TikTok e Instagram: scoppia la polemica

ROMA – Video su TikTok, dirette social, fotografie pubblicate dalle celle e contenuti che in molti casi diventano persino virali. È l’allarme lanciato da Aldo Di Giacomo, segretario generale della F.S.A.-C.N.P.P./S.PP., che denuncia una situazione definita ormai fuori controllo all’interno degli istituti penitenziari italiani.

Al centro della denuncia vi è il caso di Silvestro Pellecchia, detenuto che sarebbe diventato particolarmente seguito sui social grazie a video realizzati direttamente dalla propria cella. Una circostanza che, secondo Di Giacomo, rappresenta l’ennesima dimostrazione di come telefoni cellulari e accesso ai social network continuino a essere presenti all’interno delle carceri nonostante i divieti.

“Una nuova star tra i carcerati è su TikTok”, afferma il sindacalista, sottolineando come questi contenuti finiscano per trasformare la detenzione in una sorta di spettacolo mediatico. Un fenomeno che, secondo il rappresentante della polizia penitenziaria, rischia di mortificare il senso stesso della pena e di alimentare un messaggio distorto soprattutto tra i più giovani.

Di Giacomo evidenzia come TikTok e Instagram siano diventati le piattaforme maggiormente utilizzate dai detenuti che riescono ad accedere illegalmente ai dispositivi mobili. Sui social, spiega, esistono ormai numerosi contenuti riconducibili direttamente agli ambienti carcerari, tra video musicali, esibizioni, dirette e momenti di vita quotidiana registrati all’interno delle celle.

Nella denuncia vengono ricordati diversi episodi che negli ultimi anni hanno fatto discutere. Dai videoclip girati in carcere ai filmati di detenuti intenti a cantare canzoni neomelodiche, passando per video che mostrano cibo, feste improvvisate e persino scene diventate virali durante rivolte e momenti di tensione negli istituti penitenziari.

Secondo il sindacalista, il problema non riguarda soltanto la violazione delle regole carcerarie. L’utilizzo dei social da parte di detenuti appartenenti alla criminalità organizzata potrebbe infatti assumere un significato ben più profondo, trasformandosi in uno strumento di ostentazione del potere e, in alcuni casi, di comunicazione verso l’esterno.

“Mettiamoci nei panni delle vittime e dei loro familiari”, osserva Di Giacomo. “Chi ha subito un omicidio, una rapina o una violenza si trova a vedere l’autore del reato protagonista di video e contenuti social che raccolgono visualizzazioni e consenso. È una situazione che genera indignazione e rabbia più che comprensibili”.

Per il segretario della F.S.A.-C.N.P.P./S.PP. è necessario intervenire con maggiore efficacia per contrastare l’ingresso e l’utilizzo di smartphone negli istituti di pena. Una battaglia che il sindacato sostiene da tempo e che torna d’attualità dopo l’ennesimo caso finito sotto i riflettori.

“La presenza di telefonini nelle carceri non può essere sottovalutata”, conclude Di Giacomo. “Non si tratta soltanto di video pubblicati sui social, ma di un fenomeno che rischia di compromettere la sicurezza degli istituti, offendere le vittime dei reati e sbeffeggiare apertamente lo Stato”.

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