sabato, Agosto 22, 2026
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America’s Cup 2027, Napoli al centro della vela mondiale

L’America’s Cup compie 175 anni e continua a rappresentare molto più di una competizione velica. È una storia di uomini, rivalità, tecnologia e innovazione che attraversa quasi due secoli e che guarda già al prossimo grande appuntamento di Napoli 2027. Dal lontano 1851 alle velocità superiori ai 50 nodi degli attuali monoscafi volanti, il trofeo più antico dello sport internazionale ha saputo trasformarsi senza perdere il fascino delle sue origini.

Tutto cominciò nel 1851, quando John Cox Stevens, primo Commodoro del New York Yacht Club, attraversò l’Atlantico con la goletta “America” per confrontarsi con la migliore vela britannica. La vittoria nella regata intorno all’Isola di Wight consegnò all’equipaggio americano una brocca d’argento realizzata dal gioielliere R&S Garrard di Londra. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quel trofeo sarebbe diventato uno dei simboli più prestigiosi dello sport mondiale.

La presenza della Regina Vittoria e l’interesse suscitato dalla goletta americana contribuirono immediatamente alla nascita del mito. John Cox Stevens non riuscì però a vedere l’evoluzione della competizione: morì il 10 giugno 1857. Poche settimane più tardi, l’8 luglio, George Lee Schuyler consegnò il trofeo al New York Yacht Club accompagnandolo con il celebre “Deed of Gift”, il documento destinato a stabilire le regole fondamentali della sfida e a custodire il principio della «competizione amichevole tra Paesi stranieri».

Le prime grandi sfide arrivarono dalla Gran Bretagna nel 1870 e nel 1871. Erano tempi completamente diversi da quelli attuali. Gli sfidanti dovevano raggiungere New York navigando con le proprie imbarcazioni attraverso l’Atlantico, affrontando viaggi lunghi e difficili prima ancora di poter scendere in acqua per contendere il trofeo agli americani.

Il New York Yacht Club costruì attorno alla Coppa un dominio difficilmente ripetibile: 132 anni di vittorie. In oltre un secolo cambiarono completamente le barche, i materiali e le conoscenze aerodinamiche e idrodinamiche. Dalle golette si passò ai cutter, quindi alla spettacolare epoca della Classe J, fino alla lunga interruzione determinata dalle guerre mondiali.

Nel 1958 iniziò una nuova fase con l’introduzione dei 12 Metri. Le barche erano diverse, il mondo era cambiato, ma il risultato rimaneva lo stesso: il New York Yacht Club continuava a difendere la Coppa.

La competizione, intanto, era diventata anche un fenomeno culturale. Fin dall’Ottocento monarchi, aristocratici, industriali e grandi imprenditori furono attratti dalla sfida. Dalla Regina Vittoria al Principe Alberto, da Re Edoardo VII a Re Giorgio V, fino a Re Harald V di Norvegia e al Principe Alberto di Monaco, la Coppa ha sempre avuto un rapporto particolare con le élite internazionali.

Nel Novecento arrivarono anche presidenti, primi ministri, star del cinema e campioni dello sport. John F. Kennedy e Jacqueline Kennedy Onassis contribuirono negli anni Sessanta ad accrescere ulteriormente la notorietà dell’evento, seguiti nel tempo da personalità della politica, dello spettacolo e dello sport mondiale.

La data che cambiò definitivamente la storia moderna dell’America’s Cup fu però il 1983.

Dopo 132 anni il dominio americano terminò. Australia II, vincitrice della prima Louis Vuitton Cup, affrontò il Defender “Liberty” in un match entrato nella leggenda. Gli australiani di John Bertrand e Alan Bond, grazie anche alla rivoluzionaria chiglia alata, riuscirono a imporsi per 4-3 contro Dennis Conner.

Per gli Stati Uniti fu uno shock sportivo. Per l’America’s Cup rappresentò invece l’inizio di una nuova dimensione globale.

La successiva edizione disputata a Perth, con il vento del “Fremantle Doctor” e le onde dell’Oceano Indiano, trasformò le regate in uno spettacolo seguito in tutto il mondo. Dennis Conner riuscì a completare la propria rivincita riconquistando il trofeo e tornando negli Stati Uniti da eroe.

La crescita della competizione non fu priva di tensioni. Nel 1988 si arrivò al primo controverso “Deed of Gift Match”, con un enorme monoscafo contrapposto a un catamarano. La battaglia si spostò anche nelle aule giudiziarie di New York e mostrò quanto interpretazione delle regole, tecnologia e interessi economici fossero ormai diventati elementi fondamentali della Coppa.

Successivamente arrivò la classe IACC e ancora una volta progettisti, ingegneri e velisti portarono materiali e tecnologie verso nuovi limiti. Anche gli equipaggi cambiarono: i velisti diventarono atleti sempre più specializzati e negli anni Novanta le donne iniziarono a trovare spazio nella competizione.

Nel 1995 arrivò un’altra svolta storica. La Nuova Zelanda diventò il terzo Paese capace di conquistare l’America’s Cup. Auckland si trasformò in una delle capitali mondiali della vela e la manifestazione lasciò un’eredità importante anche sotto il profilo urbanistico e infrastrutturale.

Nel 2003 fu invece la Svizzera a conquistare il trofeo, diventando il quarto Paese vincitore e il primo europeo dell’era moderna a riuscirci. Un dato che rende bene l’idea della difficoltà dell’impresa: in 175 anni soltanto quattro nazioni sono riuscite a conquistare la Coppa.

Dopo Valencia, il trofeo tornò negli Stati Uniti e successivamente arrivò una delle edizioni più incredibili della storia.

A San Francisco Emirates Team New Zealand sembrava ormai destinato alla vittoria. I Kiwi avevano mostrato al mondo la possibilità di navigare sui foil anche di bolina e si erano portati sull’8-2. Mancava una sola vittoria.

Oracle Team USA riuscì invece in una rimonta straordinaria. Gli americani recuperarono velocità e prestazioni, raggiunsero gli avversari e completarono un’impresa che sembrava impossibile, vincendo 9-8. Quelle immagini segnarono definitivamente il passaggio dell’America’s Cup nell’era del volo sull’acqua.

A Bermuda la Nuova Zelanda rispose introducendo un’altra innovazione destinata a fare scuola: i “cyclor”, atleti che utilizzavano le gambe per produrre l’energia necessaria ai sistemi di bordo. I Kiwi riconquistarono la Coppa e aprirono un nuovo ciclo.

Con gli AC75 la rivoluzione è diventata ancora più evidente. I grandi monoscafi capaci di sollevarsi dall’acqua sui foil hanno trasformato radicalmente il modo di intendere una regata velica. Emirates Team New Zealand ha costruito un periodo di dominio straordinario, passando dalle vittorie di Bermuda e Auckland fino a Barcellona.

Oggi l’America’s Cup corre verso un nuovo capitolo e quel capitolo porta direttamente a Napoli.

Nel 2027 il Golfo diventerà il palcoscenico della competizione, proiettando la città al centro della vela internazionale. Sarà un appuntamento che unirà tradizione e futuro e che porterà sulle acque napoletane alcune delle imbarcazioni tecnologicamente più avanzate mai costruite.

Accanto agli AC75 cresce inoltre il progetto degli AC40, pensati anche come piattaforma per avvicinare nuove generazioni alla competizione. La Youth America’s Cup è tornata nel 2024 insieme alla prima Women’s America’s Cup, segnando un ulteriore cambiamento nella storia della manifestazione.

Napoli 2027 rappresenterà quindi non soltanto una nuova sfida per conquistare il trofeo, ma un passaggio simbolico nella storia dell’America’s Cup: una competizione nata nell’Ottocento e capace di entrare nell’era digitale, dei compositi avanzati, dell’analisi dei dati e delle barche che volano sull’acqua.

Il confronto con il 1851 racconta meglio di qualsiasi altra cosa questa trasformazione. Allora raggiungere otto o nove nodi rappresentava una prestazione eccezionale. Oggi queste macchine possono superare i 50 nodi.

Sono cambiate le barche, sono cambiati gli uomini, sono cambiati i materiali e persino il modo di navigare. Non è cambiata, invece, l’essenza della sfida: progettare meglio dell’avversario, interpretare il vento, trovare velocità dove gli altri non riescono a trovarla e avere il coraggio di rischiare.

È questa probabilmente la ragione per cui una brocca d’argento conquistata nel 1851 continua, 175 anni dopo, a essere inseguita dai migliori velisti, progettisti e team del pianeta.

E adesso quella lunghissima storia guarda verso Napoli e il 2027. Il Golfo si prepara a diventare il nuovo scenario di una sfida cominciata intorno all’Isola di Wight quasi due secoli fa e che, ancora oggi, continua a vivere di tecnologia, rivalità, innovazione e soprattutto della stessa ossessione che ha accompagnato ogni generazione dell’America’s Cup: vincere.

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