sabato, Agosto 22, 2026
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Dai saloni dei Re al “volo” sui foil: l’America’s Cup compie 175 anni. Un’epopea tra mare, mito e tecnologia

Dalla vittoria della goletta America nel Solent nel 1851 ai bolidi che sfrecciano a 100 km/h: storia del trofeo più antico dello sport mondiale, in attesa del nuovo capitolo a Napoli nel 2027.

Centosettantacinque anni fa, un uomo d’affari americano salutò le coste inglesi portando con sé una brocca in argento di fattura vittoriana. Si chiamava John Cox Stevens, era il primo commodoro del New York Yacht Club e non poteva immaginare che quello strano trofeo – acquistato presso i gioiellieri della Corona a Londra – avrebbe scritto la storia dello sport agonistico fino ai giorni nostri.

Era il 1851 quando la goletta America trionfò nella celebre regata intorno all’Isola di Wight, lasciando di sasso la giovane Regina Vittoria e dando vita al mito della America’s Cup, la competizione più antica e affascinante del pianeta.

Un trofeo conteso da Re, magnati e star del cinema

Se la Coppa è diventata un’icona mondiale, lo si deve a quel sottile equilibrio tra diplomazia, sfarzo e agonismo. Il documento fondativo della gara, il Deed of Gift, auspicava una «competizione amichevole tra Paesi stranieri». Nella realtà, per 132 lunghissimi anni il New York Yacht Club ha difeso il trofeo a denti stretti da qualunque sfidante, trasformando la competizione nel palcoscenico dell’alta società globale.

Dalle famiglie reali (dalla Regina Vittoria fino a Re Harald V di Norvegia e all’Aga Khan) ai grandi nomi della politica (John F. Kennedy, Ronald Reagan e, in tempi recentissimi, la Premier Giorgia Meloni), fino alle star di Hollywood come Humphrey Bogart, Tom Cruise e Morgan Freeman: tutti hanno subito l’irresistibile richiamo della vela.

La svolta del 1983: quando gli australiani spezzarono il mito

Per oltre un secolo la Coppa è rimasta negli Stati Uniti. Poi, nel 1983, è arrivata la rivoluzione. Con l’avvento dei materiali sintetici, dei test in vasca navale e dei computer, gli australiani di Australia II spezzarono l’egemonia americana grazie a un’invenzione segreta: la chiglia alata. Sconfitto il leggendario Dennis Conner (“Mr. America’s Cup”), la Coppa volò per la prima volta dall’altra parte del mondo, a Perth, trasformandosi definitivamente in un fenomeno di massa globale.

Da lì in poi, la storia è stata riscritta da pochissimi eletti. In 175 anni, infatti, soltanto quattro Paesi sono riusciti ad alzare la Coppa: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera (unico Paese europeo a riuscirci, nel 2003).

La rivoluzione dei Foil: quando le barche hanno iniziato a volare

Negli ultimi due decenni, la tecnologia ha spinto la fisica oltre ogni limite. Nel 2013, Emirates Team New Zealand ha mostrato al mondo qualcosa che pareva impossibile: far “volare” le imbarcazioni sull’acqua grazie ai foil.

Siamo passati dalle veloci golette dell’Ottocento, che navigavano a 8 o 9 nodi, ai mostri d’acciaio e carbonio odierni (i monoscafi foiling AC75), grado di toccare la spaventosa velocità di 55,6 nodi (oltre 100 km/h). I velisti non sono più solo marinai, ma atleti ad alte prestazioni e piloti di precisione.

Verso Napoli 2027: il futuro è donna e giovane

Oggi l’America’s Cup guarda avanti senza dimenticare l’inclusività. Con il successo delle categorie Youth e Women’s Cup, la competizione ha aperto le porte alle nuove generazioni. La vera svolta avverrà proprio a Napoli nel 2027, dove le donne gareggeranno per la prima volta fianco a fianco con gli uomini a bordo dei giganteschi AC75.

Cosa serve per vincere oggi, a 175 anni di distanza da quel lontano pomeriggio nell’Isola di Wight? La risposta migliore la diede proprio Dennis Conner: «I tre ingredienti fondamentali restano gli stessi: atteggiamento, atteggiamento, atteggiamento». E c’è da scommettere che il vecchio commodoro Stevens, da lassù, approverebbe ancora.

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