INTERVISTA AUDIO CON JOE ZERBIB IL PARIGINO LEADER DEL GRUPPO
L’Orchestra Topica è un gruppo musicale che crea un incontro tra la musica brasiliana e quella mediterranea. Ne parliamo con Joe Zerbib, parigino, uno dei componenti principali, che suona il trombone.
Come nasce l’idea dell’orchestra e cosa significa «musica di ritorno»? Il gruppo si è incontrato attorno al *choro*, un genere brasiliano nato prima del samba, che già di base nasce dall’incontro tra la musica europea (portoghesi, francesi, tedeschi) e quelle di discendenti di schiavi e popolazioni indigene. All’inizio suonavano fedeli a quella tradizione, reinterpretando brani classici o scrivendone di nuovi. Con quest’album, invece, si distanziano: è come se il *choro* tornasse in Europa, diventando qualcosa di più personale.
Cosa li ha spinti a rileggere il *choro* attraverso la sensibilità napoletana? La città li ha influenzati tantissimo, non lascia nessuno indenne. Così i brani sono nati spontaneamente con una forte ispirazione napoletana, anche se a volte non esplicita.
Il gruppo è riuscito a trovare un equilibrio tra le diverse origini dei componenti (francese, genovese, napoletano) grazie alla musica stessa. Gli arrangiamenti rispettano il timbro di ogni strumento e la felicità individuale di suonare. Inoltre provano tantissimo: si vedono tutte le settimane da anni.
La scintilla per quest’album è stato il brano “Magic Umbu”, composto da Roberto Dogustan. Non è propriamente uno *choro* (ha un ritmo in cinque ottavi, atipico per il genere), ma è piaciuto subito a tutti. Joe lo considera molto rappresentativo: si apre su qualcosa di teso e scuro, poi si scioglie in un tema maggiore, festoso e gioioso.

Il loro sound riflette il *choro* e la tradizione melodica italiana, in particolare le colonne sonore cinematografiche e televisive degli anni Sessanta. Roberto ha un repertorio infinito di quell’epoca (da Gorni Kramer a Celentano), e il termine «orchestra» è piaciuto proprio perché ricordava le piccole orchestre da trasmissione televisiva dell’epoca, che facevano musica di grande qualità anche senza incidere dischi, all’influenza africana, arriva soprattutto attraverso i ritmi del *choro*, che provengono in gran parte dalla parte afro-latina del Brasile. Napoli è presente nell’album soprattutto nella narrazione: “Magic Umbu” rappresenta l’ingestione di un frutto magico che crea un’esperienza psichedelica; “Cajù” è la passeggiata di uno *scugnizzo* con sonorità gioiose. Ogni brano è una parte di questa grande passeggiata. Inoltre “La Coupe” (composta da Gibbone) ha un’impronta afrobeat, mentre “Topi” (di Davide) chiude l’album con molta liricità.
Che esperienza vive l’ascoltatore? Joe evita una risposta univoca: se la dicesse a parole, vorrebbe dire che l’album non è riuscito. Ognuno prende ciò che vuole, senza un manuale d’uso. Hanno cercato di creare un suono singolare, diverso dagli altri gruppi.
Perché il vinile? Il CD è ormai difficile da ascoltare (a parte in macchina), ma l’uscita solo digitale sembrava un peccato. La gente ai concerti chiedeva spesso i vinili, e il primo album non l’avevano stampato. Hanno scelto il vinile anche per la parte grafica (illustrazione di Carla) e perché è un bel oggetto da avere in casa, anche senza lettore. Hanno fatto un mastering ad hoc che arricchisce l’ascolto.
Cosa aspettarsi dal live del 16 maggio? Il concerto si terrà al Porto Petraio, un luogo molto intimo e affascinante: si trova a metà della scalinata del Petraio (circa cinquecento gradini), un quartiere di Napoli tutto arroccato. Presenteranno i brani dal vivo, spiegando brevemente la passeggiata immaginata. Il suono live degli strumenti resta l’esperienza numero uno.
In conclusione, l’Orchestra Topica propone una musica non commerciale, un incontro tra civiltà brasiliana, africana, mediterranea e napoletana, con echi delle colonne sonore cinematografiche degli anni Sessanta.
https://open.spotify.com/intl-fr/album/1BdtEPciVtplAnmGiu6iL6


