martedì, Aprile 21, 2026
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Intervista al deputato e vicepresidente della Camera dei deputati on. Sergio Costa ”Dalla crisi internazionale alle sfide territoriali: una visione per sicurezza, ambiente e sviluppo”

Ministro dell’Ambiente (2018–2021) nei governi Conte I e II - Dal 2022: deputato e Vicepresidente della Camera dei Deputati

Come valuta l’attuale fase di instabilità geopolitica e quali ritiene siano le aree del mondo che destano maggiore preoccupazione per l’Italia?

L’attuale fase è segnata da una forte instabilità internazionale, a partire dal Medio Oriente, che rappresenta oggi uno dei principali fronti di preoccupazione per l’Italia. La prima emergenza è umanitaria, ma le ricadute sono anche economiche e investono direttamente le famiglie italiane. In un contesto simile, servono scelte politiche coerenti, orientate alla pace, alla giustizia internazionale e alla capacità dell’Europa di parlare con una voce autorevole.

In che modo i cambiamenti negli equilibri internazionali influenzano la sicurezza energetica e ambientale del nostro Paese?

L’Italia è particolarmente esposta perché continua a dipendere in larga misura da fonti fossili importate. Ogni crisi internazionale, soprattutto quelle che attraversano aree strategiche per gli approvvigionamenti, produce effetti immediati sul costo dell’energia e sulla sicurezza economica del Paese. Per questo la risposta non può essere soltanto la gestione dell’emergenza: serve un’accelerazione decisa sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica, sulle comunità energetiche e su un modello di sviluppo più autonomo e sostenibile.

Quali strategie dovrebbe adottare l’Italia per rafforzare il proprio ruolo nei tavoli internazionali dedicati alla pace e alla sostenibilità?

L’Italia dovrebbe rafforzare il proprio ruolo con una linea chiara e credibile: promuovere una politica di pace, investire con serietà nella transizione ecologica e uscire dalla dipendenza dal fossile. Per essere autorevoli nei tavoli internazionali servono scelte concrete, coerenti con gli obiettivi di sostenibilità e con la necessità di costruire una reale autonomia energetica. Un Paese che investe nel green, nella giustizia climatica e nella stabilità sociale è anche un Paese più forte e più libero.

Qual è la sua opinione del Presidente in merito all’attacco di Trump al Papa? Quali ritiene possano esserne le motivazioni e le conseguenze?

L’attacco al Papa è un fatto grave, perché colpisce una figura di riferimento morale e spirituale per milioni di persone. Può rispondere a una logica di provocazione e consenso, ma rischia di alimentare tensioni e divisioni in una fase che avrebbe invece bisogno di rispetto, equilibrio e pace.

Quali effetti ritiene che il risultato del referendum possa avere sugli equilibri politici nazionali?

Il risultato del referendum consegna un messaggio politico chiaro: gli italiani hanno scelto di difendere l’equilibrio costituzionale e l’autonomia della magistratura, respingendo un tentativo di modifica portato avanti senza un adeguato confronto.

Pensa che il risultato possa modificare le priorità legislative del Parlamento nei prossimi mesi?

Il risultato del referendum impone una riflessione sulle priorità legislative, a partire dalla necessità di affrontare i problemi reali del Paese con più dialogo e meno forzature. Il messaggio politico che emerge è quello di una maggiore esigenza di equilibrio istituzionale, di rispetto del Parlamento e di attenzione ai temi concreti della giustizia, della coesione sociale e della qualità democratica.

Quali considera le priorità più urgenti per la Campania dopo il risultato elettorale?

Le priorità più urgenti riguardano innanzitutto la sanità, il lavoro, i giovani e la riduzione delle disuguaglianze territoriali. L’uscita dal Piano di rientro sanitario è un primo segnale importante, perché consente di tornare ad assumere personale sanitario, investire negli ospedali e rafforzare la medicina di prossimità. Accanto a questo, c’è il grande tema delle bonifiche, decisive per restituire sicurezza, salute e prospettiva ai territori più colpiti. E poi c’è la necessità di costruire occasioni vere per i giovani, contrastando la fuga di competenze e investendo su formazione, lavoro qualificato e sviluppo sostenibile.

Quali interventi ritiene indispensabili per affrontare le criticità ambientali della Regione?

È un tema molto ampio, che richiede una strategia seria e di lungo periodo. Ma il primo punto, sicuramente, è quello delle bonifiche. Ce lo chiede la realtà dei territori e ce lo richiama con forza anche la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi. Di fronte a situazioni conosciute da anni, non si può più procedere a rilento: servono interventi concreti, trasparenza, monitoraggio costante e un cronoprogramma verificabile. Accanto alle bonifiche, occorre rafforzare il controllo sulla qualità dell’aria, investire nella prevenzione, rendere pubblici i dati ambientali e coinvolgere le comunità locali nei processi decisionali. Più in generale, la risposta alle criticità ambientali deve poggiare su responsabilità istituzionale, investimenti strutturali e presenza dello Stato sui territori.

Quali politiche ritiene fondamentali per sostenere lavoro, giovani e sviluppo sostenibile in Campania?

Le politiche fondamentali sono quelle che uniscono formazione, lavoro qualificato, innovazione, infrastrutture sociali e sostenibilità. Il punto centrale, come detto prima, è fermare la fuga dei giovani e dei laureati, costruendo in Campania occasioni concrete di crescita. Questo significa rafforzare il legame tra università e imprese, sostenere l’occupazione femminile e giovanile, investire nelle reti territoriali, nel terzo settore, nella cultura, negli spazi civici e nei percorsi di professionalizzazione.

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