Buongiorno a tutti i nostri follower, oggi abbiamo il piacere di parlare con un cittadino che ci porterà una testimonianza sull’attuale situazione di Cuba. Lui ha un’esperienza pluriennale della realtà cubana per motivi familiari, diciamo che fin dalla seconda metà degli anni ’80 conosce la realtà cubana. Lo chiameremo “cittadino napoletano”.**
Cittadino napoletano, ma lei quando è ritornato da Cuba? Quanto tempo fa?
Sono tornato il 3 giugno di quest’anno, ci sono stato 21 giorni.
Quindi abbiamo una testimonianza molto fresca, di qual è la situazione attuale dopo il bombardamento di Caracas e quindi il taglio dei rifornimenti di petrolio dal Venezuela a Cuba. La popolazione cubana come sta vivendo questa situazione? Nel senso che ha più rabbia verso gli americani o la rabbia è più verso il regime castrista?
Per quello che ho visto e sentito, i cubani sono apparentemente tranquilli, ma sottotraccia covano certamente una tensione che però loro non esprimono, mantengono nascosta. Sanno perfettamente che cosa potrebbe succedere, però sono anche abituati a vivere alla giornata, quindi loro giorno per giorno vivono apparentemente tranquilli, secondo le loro consolidate abitudini o i loro interessi, come fanno le persone di tutto il mondo in generale. Quindi sono apparentemente tranquilli anche se sanno perfettamente che cosa può succedere da un momento all’altro; non si pronunciano molto su che cosa loro preferiscono, però ho sempre inteso e capito dal modo con il quale poi ne parlano chi può essere favorevole a un intervento e chi può essere invece contrario, e devo dire che nella stragrande maggioranza non vogliono nessun intervento, almeno questo è quello che ho capito io.
Nella quotidianità, tu hai un’esperienza pluriennale di molti anni: la situazione come è peggiorata rispetto a un paio di anni fa? Nel senso che ci sono più blackout, manca l’acqua più spesso, è più difficile reperire gli alimenti, le medicine?
Andiamo con ordine. Per quello che riguarda l’energia, la corrente, la luce, la situazione è veramente dura e in alcuni casi anche drammatica, perché la corrente nelle case può mancare anche per 10, 12, 14 ore e può essere data per poche ore nell’arco delle 24 ore. Per cui molto spesso le persone – teniamo conto che è un paese tropicale, fa molto caldo – gli alimenti hanno bisogno di essere conservati al fresco, in frigorifero o nel congelatore, e quando la corrente manca rischiano di perdere molti alimenti. Qualche volta è successo anche alla mia famiglia; per esempio, loro non sono più in grado di poter fare le scorte, devono comprare giorno per giorno e consumare giorno per giorno quello che comprano, perché non c’è più la possibilità di poter conservare bene la carne, per esempio, o altre cose che si tengono in frigo, perché con la mancanza per molte ore di corrente si rischia di perdere l’alimento.
Ci sono differenze tra la città, L’Avana e l’interno?
Certo, le differenze ci sono in relazione alla distribuzione. La distribuzione della merce, chiaramente, nei posti centrali della città è molto migliore che nei quartieri periferici o nei sobborghi della città. Molto spesso c’è una difficoltà nell’acquisizione degli alimenti necessari giorno per giorno proprio per la mancata distribuzione di questi alimenti; in molti casi non si trova proprio niente nei negozi per cubani, si trova qualcosa nei negozi che vendono in divisa, però anche lì non è che la distribuzione funzioni in maniera molto precisa.
Sì, però hai notato un peggioramento rispetto a un anno o due anni fa?
No, più che un peggioramento è una trasformazione. Perché prima si poteva trovare, nelle piazze organizzate dallo Stato cubano per la distribuzione degli alimenti, si poteva trovare di tutto, anche in peso cubano – nella moneta locale, i CUP – e anche in maniera abbastanza buona di qualità. Per esempio, dove vivo io c’era una grande panetteria; questa panetteria forniva continuamente pane, non proprio di grande qualità ma di buona qualità, e soddisfaceva la domanda del posto dove vive la mia famiglia. Ora invece questa grande panetteria non funziona più, però il pane si trova in tante piccole panetterie che si sono dislocate sul territorio e fanno pane di vario genere. L’unica cosa grave è che questo pane, che prima costava relativamente poco, ora costa molto di più, per cui non tutti hanno la possibilità di accedere ai prezzi che ora sono in vigore, perché non tutti guadagnano – la grande maggioranza non guadagna quello che occorrerebbe per poter comprare bene un alimento così essenziale come il pane. Ho trovato molte persone che vedevano il prezzo e se ne andavano! Io ero abbastanza agevolato in questa situazione perché, avendo portato divise in effettivo e in contanti, il cambio per me era molto, molto superiore al solito, quindi ho approfittato del cambio favorevole per poter avere più denaro liquido da spendere per le necessità quotidiane. Io ho vissuto una situazione di privilegio, ma ho vissuto anche sulla mia pelle, guardandomi attorno, la situazione di difficoltà che il popolo cubano ha nel trovare gli elementi alimentari essenziali per la vita quotidiana, come il pane per esempio.
Per quanto riguarda la sanità pubblica, in alcune cose sono anche più avanti di noi, per esempio c’è l’esperienza di tua moglie che ha bisogno…
Quello che riguarda la sanità posso dire questo: la sanità cubana è gratuita per tutti, questo già di per sé è un vantaggio. Però mancano i farmaci, molto spesso non hanno i farmaci per curare; sanno come curare ma non hanno i farmaci. Questo è un grandissimo problema, perché molti farmaci vengono da fuori, dall’esterno del paese, e con l’embargo c’è grande difficoltà a procurarli. Anche se le campagne di aiuti alimentari e sanitari che partono sempre in varie parti del mondo qualcosa fanno arrivare, non è assolutamente sufficiente per poter dare certezza di cura sempre e comunque quando ce n’è bisogno. Mia moglie è stata facilitata a tornare nel suo paese perché lei soffre di una patologia neurologica e ha bisogno di fisioterapia continua; a Cuba ha a disposizione due o tre fisioterapeuti che la aiutano facendo le sedute gratuite. Poi noi, io e lei, aiutiamo sempre questi fisioterapeuti dandogli un aiuto economico, ma è un di più rispetto a quello che loro devono fare. Rispetto a questo, lei fortunatamente è andata meglio che in Italia, perché in Italia i tempi per la fisioterapia con le ASL hanno tempi biblici, per non dire altro: per avere la fisioterapia istituzionale qui c’è bisogno di una visita fatta dall’ASL per verificare la situazione patologica del paziente, e passa perlomeno 8-9 mesi prima che venga eseguita, e questo praticamente per persone che non possono aspettare. Noi siamo stati costretti a rivolgerci a strutture private che però hanno dei costi molto alti e quindi non sostenibili a lungo periodo.
I media cubani cosa trasmettono?
La televisione cubana è completamente asservita al governo, quindi c’è solo propaganda, anche se qualche volta dicono anche le verità. Però è un’informazione asservita, quindi non c’è possibilità di contraddittorio per esempio. E poi, quando uno parla con i giornalisti cubani, si rende conto che molto spesso loro stessi non credono molto a quello che viene detto dall’informazione.
Ma c’è la possibilità di collegarsi a Internet oppure è difficile spesso?
Sì, quello sì, però con la mancanza dell’energia la comunicazione è difficilissima, perché come manca la corrente manca anche la connessione online. Alle volte è difficile parlare al telefono anche con le linee interne, perché manca la connessione.

