giovedì, Marzo 5, 2026
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Coldiretti: rischio shock energetico per l’agroalimentare

Coldiretti: dalla guerra in Iran rischio shock energetico per l’agroalimentare Made in Italy

La guerra in Iran rischia di provocare un nuovo shock energetico con pesanti ripercussioni sull’agroalimentare italiano e sui bilanci delle famiglie. È l’allarme lanciato da Coldiretti in occasione della mobilitazione che ha portato cinquemila agricoltori al Palapartenope per rivendicare la centralità del settore agroalimentare e denunciare i rischi legati sia ai conflitti internazionali sia agli inganni sull’etichettatura dei prodotti.

All’incontro hanno partecipato il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli.

Il rischio rincari su energia e fertilizzanti

Secondo Coldiretti, il conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe replicare gli effetti già visti con la Guerra in Ucraina, quando i prezzi dei fattori produttivi nel settore agricolo sono aumentati drasticamente.

«Prevediamo ulteriori rincari sia sul fronte energetico sia su quello dei fertilizzanti e dei concimi chimici – ha spiegato Prandini –. Da queste aree proviene oltre il 25% della disponibilità globale e più del 33% dei fertilizzanti utilizzati nel mondo. Eventuali interruzioni avrebbero un impatto diretto sui costi e sulla disponibilità dei prodotti».

Negli ultimi anni, ricorda Coldiretti, i costi sono già aumentati in modo significativo: +49% per i fertilizzanti e +66% per l’energia. Una situazione che rischia di tradursi in un aumento dei prezzi lungo tutta la filiera agroalimentare, fino ad arrivare alle tasche dei consumatori.

Per questo l’organizzazione agricola chiede interventi rapidi anche a livello europeo, con misure di sostegno per difendere la competitività delle imprese e garantire la sicurezza alimentare. Tra le criticità segnalate c’è anche il Cbam, il meccanismo europeo sul carbonio alle frontiere, che secondo Coldiretti potrebbe aggiungere nuovi oneri ai prodotti realizzati nell’Unione.

Mobilitazioni in tutta Italia

Quella di Napoli è una delle tappe delle mobilitazioni organizzate dall’associazione in diverse regioni italiane. Le iniziative hanno già coinvolto Piemonte, Puglia, Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, con oltre 25mila agricoltori scesi in campo per difendere il settore agricolo e i risultati ottenuti nelle trattative europee, tra cui il recupero di 10 miliardi di euro della Politica agricola comune (Pac) rispetto ai tagli inizialmente proposti dalla Commissione Ue.

L’allarme sull’“inganno” del Made in Italy

Durante l’incontro al Palapartenope, Coldiretti ha denunciato anche il fenomeno dell’italianizzazione dei prodotti stranieri attraverso la normativa europea sull’“ultima trasformazione sostanziale”.

Secondo l’associazione, nei porti italiani – a partire proprio da quello di Porto di Napoli – arrivano tonnellate di materie prime straniere che, dopo lavorazioni minime, possono essere vendute come prodotti italiani.

Tra gli esempi citati:

  • petti di pollo provenienti dal Sudamerica che, una volta panati o trasformati in crocchette, vengono esportati come Made in Italy;
  • cosce di maiale olandesi o danesi che, dopo salatura e stagionatura, diventano prosciutti tricolori;
  • carciofini egiziani trasformati in sottolio e commercializzati come prodotti italiani;
  • mozzarella prodotta con latte tedesco o polacco o con cagliata ucraina venduta sui mercati europei come italiana.

Lo stesso può accadere con sughi preparati con concentrato di pomodoro cinese o con pasta realizzata con grano canadese trattato con glifosato.

La richiesta: etichette chiare per i consumatori

«Vogliamo tutelare il reddito delle imprese agricole e la salute dei consumatori – ha dichiarato Bellelli –. Gli agricoltori italiani devono rispettare regole molto rigide su agrofarmaci e condizioni di lavoro, mentre in altri Paesi questo non accade. Questo genera una concorrenza sleale».

Il presidente di Coldiretti Campania ha ricordato che proprio dalla regione sono partite negli anni scorsi alcune battaglie simbolo, come quelle a tutela del latte e del pomodoro contro il concentrato cinese.

Per Coldiretti la soluzione passa da un’etichettatura di origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla revisione della norma del codice doganale sull’ultima trasformazione sostanziale, considerata un inganno che danneggia sia gli agricoltori sia i consumatori.

L’obiettivo, conclude l’organizzazione, è difendere il vero Made in Italy e garantire trasparenza su ciò che finisce sulle tavole dei cittadini.

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