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Sforzini: «Berlusconi costruì, Vannacci demolisce»

L’incontro tra Fabrizio Corona e Roberto Vannacci nella trasmissione Falsissimo accende il confronto politico all’interno della destra italiana. A intervenire con parole particolarmente dure è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che interpreta il confronto tra i due come il possibile punto d’incontro di due battaglie differenti, ma accomunate dall’opposizione all’eredità politica e familiare di Silvio Berlusconi.

Da Castellar Ponzano, il 13 ottobre, Sforzini affida a una lunga dichiarazione una riflessione sul futuro del centrodestra, accompagnata da una serie di provocazioni rivolte sia al generale Vannacci sia all’ex fotografo dei vip.

«Silvio Berlusconi compì un’impresa politica che ha cambiato la storia della destra italiana: creò le condizioni perché una destra rimasta da sempre ai margini potesse diventare forza di governo del Paese. Vannacci vuole percorrere esattamente la strada inversa: cancellare quella conquista e riportare indietro di quarant’anni l’orologio della destra italiana», afferma Sforzini.

Al centro della sua analisi c’è il ruolo di Fabrizio Corona, protagonista di una puntata di Falsissimo dedicata al generale. Secondo il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, l’atteggiamento mostrato da Corona rappresenterebbe una novità rispetto al personaggio pubblico costruito negli anni attraverso provocazioni, polemiche e attacchi mediatici.

Sforzini utilizza una metafora particolarmente pungente per descrivere l’incontro: «Nelle favole il bacio trasforma il rospo in principe. A Falsissimo Fabrizio Corona bacia il rospo Vannacci e compare il principe nero: Darth Vader».

Un’immagine volutamente provocatoria, attraverso la quale Sforzini sostiene che dietro lo spettacolo televisivo si nasconderebbe una questione politica più profonda. Da una parte, a suo giudizio, ci sarebbe Corona, impegnato in uno scontro con Mediaset e con la famiglia Berlusconi; dall’altra Vannacci, portatore di una visione della destra radicalmente diversa da quella costruita dal fondatore di Forza Italia.

«Colpisce vedere un Fabrizio Corona sussiegoso, come mai lo avevamo visto, di fronte a Vannacci. L’uomo che ha costruito un personaggio sull’irriverenza, il fuoriclasse della comunicazione, improvvisamente depone le armi», osserva Sforzini, interrogandosi sulle ragioni di questo atteggiamento.

La critica più significativa riguarda però la prospettiva politica attribuita al generale. Secondo Sforzini, le posizioni espresse da Vannacci nei confronti di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia non rappresenterebbero semplicemente la richiesta di una maggiore caratterizzazione identitaria del centrodestra, ma metterebbero in discussione le fondamenta stesse della coalizione.

«Forza Italia, secondo lui, oggi non sarebbe più di destra; la Lega avrebbe perso l’anima; Fratelli d’Italia sarebbe una destra annacquata. Non sta descrivendo una componente radicale da aggiungere all’attuale coalizione: sta descrivendo una coalizione da demolire e sostituire».

Per spiegare il significato della sua posizione, Sforzini richiama la svolta politica del 1994, quando Berlusconi contribuì alla nascita di un nuovo schieramento capace di riunire forze liberali, conservatrici e post-missine. Un passaggio che, nella ricostruzione del presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, permise alla destra italiana di superare un lungo isolamento politico e di assumere responsabilità di governo.

Quella trasformazione, sostiene Sforzini, consentì di costruire una coalizione plurale, inserita nella tradizione democratica occidentale, favorevole all’economia di mercato e legata alle alleanze internazionali dell’Italia.

La prospettiva attribuita a Vannacci sarebbe invece diametralmente opposta. Non un rafforzamento della destra di governo, ma il rischio di un ritorno a una dimensione politica minoritaria, caratterizzata da posizioni radicali e incapace di rappresentare una maggioranza del Paese.

«Berlusconi portò la destra al governo; Vannacci rischia di trasformare nuovamente una grande destra di governo in una piccola destra condannata alla testimonianza. Altro che futuro: significa riportare indietro di quarant’anni l’orologio della destra italiana», sottolinea Sforzini.

Il ragionamento coinvolge direttamente anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiamata in causa come erede politica di un percorso che, attraverso successive trasformazioni, ha condotto il centrodestra alla guida del Paese.

Per Sforzini, Meloni si troverebbe davanti a una scelta di fondo: difendere il modello di coalizione nato con Berlusconi oppure lasciare spazio a una visione politica che, a suo giudizio, rischierebbe di compromettere l’identità e la capacità di governo dello schieramento.

«A lei la scelta tra il centrodestra nato dalla svolta del 1994, evolutosi fino a portarla a Palazzo Chigi, e una strada che pretende di chiamarsi futuro riportando la destra verso il proprio passato. Le due alternative sono incompatibili».

L’ultima parte dell’intervento torna sul rapporto tra Corona e Vannacci, con una battuta che riprende il linguaggio spesso utilizzato dal generale nelle sue dichiarazioni pubbliche.

«Che Fabrizio Corona e Roberto Vannacci possano ritrovarsi insieme nella battaglia contro l’eredità di Silvio Berlusconi è certamente una delle sorprese più divertenti della politica italiana. Per usare un’espressione cara proprio al generale: questo sì che sembra contro natura».

La conclusione è affidata ancora una volta alla satira, con un riferimento a Gerry la Rana, personaggio legato all’universo comunicativo di Corona, e alla favola del rospo trasformato in principe.

«Per il geniale e spietato creatore di Gerry la Rana, il bacio al rospo è sempre letale. Per il rospo. Basta attendere. E allora, molto presto, anche questa favola avrà il suo lieto fine».

Una chiusura sarcastica che riassume il giudizio politico di Sforzini: l’avvicinamento mediatico tra Corona e Vannacci, anziché rafforzare il progetto del generale, potrebbe finire per rivelarsi controproducente. Una previsione che resta, naturalmente, nell’ambito della polemica politica, ma che mette al centro una questione destinata a pesare nel confronto interno al centrodestra: quale eredità di Berlusconi conservare e quale idea di destra proporre per il futuro.

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