Il Nuovo giornale dei Napoletani incontra una delle figure apicali nel mondo delle telecomunicazioni europee: Giovanni Piccirilli, nato a Salerno, quindi un orgoglio campano.
È stato per otto anni, dal 2017 al 2025, Chief Technology Officer di RTL Netherlands, responsabile della tecnologia e dell’innovazione di Videoland, asset di questa società . Ha contribuito a uno dei più grandi affari: la vendita di questa società , Videoland, alla DPG Media, ottenendo una vendita di un miliardo e cento milioni — immaginate la somma enorme. Vogliamo conoscere la vita personale, come è nata la sua carriera, di questo ragazzo di Salerno, anche se di mamma, se non sbaglio, libanese.
Sì.
Voglio chiederti: sei stato in Libano fino all’88, hai preso la maturità scientifica al Collegio Notre Dame de Jamhour nell’88. Che ricordi hai di quel periodo, che tra l’altro era già un periodo difficile per il Libano?
Io in realtà ho vissuto un po’ una gioventù un po’ travagliata, perché sono nato nel ’71. Abbiamo vissuto a Salerno in realtà fino al ’74, l’anno in cui mio padre purtroppo è deceduto.
Avevo tre anni in quel momento, mia madre ha deciso di ritornare in Libano, il suo paese d’origine, dove sarebbe stata più vicina ai suoi. Il mio periodo in Libano me lo ricordo come un periodo con molte contraddizioni. Ho la metà della famiglia che abita lì, e ho passato una buona parte anche ancora oggi.
Sono stato in Libano a gennaio del 2025, ho passato quasi due settimane, sono stato benissimo, ho maturato un sacco di amicizie scolastiche, amicizie che durano da 40-50 anni.
Allo stesso tempo ho vissuto un momenti di guerra, di paura. Ricordo il momento in cui io e mia madre abbiamo dovuto guidare, su una strada piena di mine. Ricordo le settimane nei bunker, senza elettricità , senza acqua. Passammo periodi abbastanza complessi fino al 1982. Allora la situazione divento realmente molto pericolosa , quindi, siamo stati rimpatriati in Italia.

Quando sei arrivato in Italia, a Roma, che differenza hai trovato fra la vita a Roma e quella in Libano? Che diversità di mentalità ?
In realtà alla fine sono due paesi abbastanza simili, mediterranei, o molto simili come cultura, anche se non sembra. Il Libano alla fine è un mix di tante culture, però per buona parte rimane mediterraneo, rimane, come dire, appassionale, rimane caldo, si mangia bene, si vive bene, si sta bene.
Devo dire che in realtà io l’italiano già ’ lo parlavo abbastanza bene. Però ho studiato in francese. Parlo, inoltre, l’arabo abbastanza bene. Sono tornato in Italia a studiare ingegneria in italiano… Il primo anno è stato abbastanza difficile perché ho proprio dovuto imparare parole tecniche nuove che in realtà non conoscevo.
Come si vive in un posto come il Libano, in cui il 30% della popolazione è sunnita, più o meno il 31% sciita, poi abbiamo più o meno il 30-40% di cristiani, a loro volta suddivisi in maroniti, greco-ortodossi… Poi c’è anche la minoranza drusa. Nella quotidianità , appartenere a una di queste comunità influenza le amicizie, i rapporti personali
No, in realtà la politica purtroppo strumentalizza spesso le religioni, e le rende sempre più radicalizzate. L’aspetto positivo del Libano è che in realtà le popolazioni sono abituate a vivere in pace insieme.
La cosa che ho imparato dal vivere in Libano è di rispettare le differenze e di rispettare il modo in cui gli altri pensano, e di costruire l’amicizia su qualcosa di più profondo che il rispetto, come l’interesse per l’altro. In Libano le differenze, non ho sono un problema, anzi è sempre stato un motivo di ricchezza.
Possiamo riassumere così: è una ricchezza, fra le persone a livello nella popolazione, nella vita quotidiana, non è un fattore di conflitto; anzi una ricchezza.
Secondo me sì, almeno per la mia esperienza sì. Poi chiaramente c’è tutta questa la politica che strumentalizza molto questo aspetto religioso, certe persone poi si radicalizzano. In generale, in generale, almeno per me non è mai stato un problema. Io ho amici di tutte le religioni, tutte le razze, tutti i tipi, che abitano un po’ dappertutto, e questo non mi ha mai creato problemi nella vita, anzi mi ha aperto delle porte mente.

Qual il percorso che hai fatto arrivare in Olanda a essere Chief Technology Officer della RTL e prima… della società Liberty, hai avuto qualche legame?
No, sai, allora io al momento lavoro molto con giovani e molti giovani mi chiedono: “Ma come si fa a costruire una carriera?” Fin da giovane, in Libano durante la guerra, ero solito riparare e costruire dispositivi elettronici (lampadine, radio) con mezzi di fortuna per sopperire alla mancanza di risorse. Dopo l’università feci uno stage a Beirut, ha accettato un’offerta dall’azienda , tornando a lavorare in Libano per due anni. Successivamente, grazie alla collaborazione con Italtel sistemi (all’epoca azienda italiana), ho colto un’opportunità in Sudafrica, dove sono rimasto per tre anni, viaggiando molto in Africa.
Ho un profondo legame con l’Africa, in particolare con il Sudafrica, dove sono tornato più volte (l’ultima volta nell’estate precedente). Il Sudafrica e’ un paese bellissimo, con una natura incredibile, ottimo cibo, clima fantastico e persone meravigliose, malgrado i numerosi problemi.
Il tema centrale è la questione razziale: quando vivevo lì (1998-2001) era molto più percepita rispetto a oggi, con incomprensioni e frustrazioni tra le undici popolazioni e lingue ufficiali. Il paese è un esempio di grande opportunità di integrazione, anche se probabilmente servirà un’altra generazione per risolvere completamente i problemi.
Per me, l’Africa rappresenta un ritorno alla natura, alla semplicità e alle origini, mescolata a elementi di modernità . In questo contesto, ho cercato di comprendere i problemi tra le razze, costruire ponti e gestire un’organizzazione multinazionale con diversi talenti. È stato lì che nella mia carriera ho iniziato a unire le sue tre grandi passioni: le culture diverse, la tecnologia e il business
Insomma ti è rimasto il mal d’Africa, da quello che ho capito.
Assolutamente sì, assolutamente sì.
L’accordo fra DPG e RTL per la vendita di Videoland, da te valorizzata, diventata un pilastro centrale nella valutazione dell’intera azienda , venduta per un miliardo e cento milioni. Come hai vissuto, come CTO,? Che soddisfazione ti ha dato, insomma?
Ah, soddisfazione tanta. In Olanda con Videoland, Ssiamo diventati la piattaforma di streaming locale numero 2 nel paese, superando colossi come Disney, Sky e Amazon, e seconda solo a Netflix. Si tratta di uno dei pochi casi al mondo in cui una piattaforma locale raggiunge tale posizione.
Sono entrato in azienda nel 2017 insieme all’amministratore delegato, ha contribuito a costruire un team solido per trasformare l’azienda da operatore di televisione classica a operatore digitale. Questa trasformazione si è basata su:
– Grandi ambizioni di business
– Una forte trasformazione digitale
– L’uso dell’intelligenza artificiale
– Un cambiamento nella cultura aziendale e nelle persone, verso una mentalità più sperimentale e vincente
I risultati concreti di questo lavoro di squadra sono stati notevoli:
– Il valore dell’azienda è aumentato di quasi 600 milioni di euro in sette anni
– I profitti (EBITDA) sono passati da 58 milioni a oltre 160 milioni, più che triplicati
La vendita dell’azienda a un prezzo elevato rappresenta per lui la conferma di un buon lavoro svolto.

Ma dal Sudafrica poi qual è stato il passo successivo prima di arrivare in Olanda?
Dopo tre anni in Sudafrica, sentivo che le sfide lavorative stavano diminuendo e decise di cercare nuove opportunità . Pur avendo proposte per andare a Londra o in Qatar, scelse un’offerta diversa: creare un’azienda da zero a Milano. Insieme all’amministratore delegato e al direttore commerciale, partì da un ufficio vuoto e costruì una realtà che arrivò a contare oltre 20 dipendenti.
Durante questa esperienza, creo un progetto significativo per un cliente olandese, il quale in seguito mi propose di trasferirmi in Olanda per ricoprire un ruolo nella sede corporate di Liberty Global.
Libanese, sudafricano, il romano, adesso anche l’olandese.
Sì, ma io sono cilentano, il mio legame con il Cilento è forte.
Come ha conciliato la sua vita privata con con la sua vita professionale? Hai figli? Ti sei spostato?
Mio figlio, che vive ad Amsterdam. Sono riuscito, nonostante la complessità , insieme alla madre, a conciliare le esigenze familiari per arrivare a questa situazione se si vuole, si riesce. Mio figlio attualmente frequenta l’università ad Amsterdam, studiando intelligenza artificiale e scienze sociali, un corso che combina la parte tecnica con quella umanistica. È interessante notare che mio figlio inizialmente cercava di evitare di seguire le mie orme , ma alla fine ha scoperto che questa strada gli piaceva davvero. Ora vive felice e spensierato nella città olandese.
Siamo un giornale che è radicato a Napoli, nell’area flegrea. Che messaggio darebbe ai giovani che magari perdono la speranza in un futuro migliore, perché trovano poche possibilità ? Mi pare che già l’ha dato in parte, però magari facciamo un messaggio più diretto.
Voglio condividere la mia esperienza personale, sottolineo che non pretendo di avere la verità assoluta ma offro il mio punto di vista. Il mio messaggio e’ a superare le paure legate all’estero, alla lontananza, alla lingua o al cibo diverso. Solo provando, e anche fallendo, che si cresce e si migliora.
Consiglio di connettersi con persone al di fuori delle solite frequentazioni, per aprire gli occhi a mondi diversi. Dedico parte del mio tempo ad associazioni che aiutano i giovani vicino ad Amsterdam , sono disponibile per chi avesse bisogno di idee o supporto anche a Napoli. Chi parte da curiosità , disponibilità al cambiamento e voglia di circondarsi di persone nuove è già a un buon punto.


