La prima domanda che vogliamo farle è, purtroppo, di attualità. Volevo sapere cosa ne pensa lei dell’attacco americano-israeliano all’Iran. Qual è la sua opinione?
La mia valutazione è di totale condanna di questo attacco unilaterale, si tratta di terrorismo di Stato. Il diritto internazionale lo stanno definitivamente cancellando, sostituendolo con la legge del più forte, con il rischio gigantesco di allargamento del conflitto.
Un conflitto lungo che non sappiamo dove ci può portare, con conseguenze disastrose per la popolazione civile, per le città, per l’ambiente, per l’economia.
Davvero un momento assai buio.
Ma credo che era prevedibile che accadesse questo. L’ho detto un po’ di tempo fa quando ho analizzato il genocidio israeliano in Palestina.
Si sta consumando il progetto sionista della Grande Israele e che evidentemente Netanyahu e il governo israeliano, in complicità soprattutto con gli americani, comprendono che ora è il momento più propizio per portare a compimento questo disegno geopolitico.
Personalmente non mi sono meravigliato. Ovviamente, per iniziare una guerra contro l’Iran devi trovare un pretesto, come in genere si trova nei casi in cui ci sono Stati che vogliono fare i gendarmi del mondo.
Lo fecero con l’Iraq, poi si scopri , dopo anni , che era una balla colossale quella delle armi chimiche di Saddam Hussein. Dovettero chiedere scusa a Blair, il segretario di Stato americano Powell.
Adesso si sono inventati l’imminente bomba atomica iraniana, quando lo stesso Presidente di Israele, Herzog, ha detto che non c’è nessuna evidenza particolare sul rischio del confezionamento di un’arma nucleare da parte dell’Iran.
Voglio chiarire, perché poi ci sono sempre i retro pensieri e chi non riesce ad andare a fondo delle cose: la mia non è una difesa, ovviamente, di un regime dal quale mi sento comunque sempre condannato, che è quello di tipo religioso, sicuramente non democratico, che vige ormai da 50 anni circa in Iran.
Nessuno difende il regime iraniano, però il diritto internazionale… anche nel caso del Venezuela non si è preso neanche la briga di inventarsi una scusa?
Trump ritiene che il Sud America sia una costola degli Stati Uniti d’America e chiaramente il Venezuela gode anche di minori difese militari, di rispetto all’Iran.
Quindi si è sequestrato il presidente del Venezuela e ha dato il segnale netto e chiaro che gli serve il petrolio.
L’Iran è un po’ diverso. L’ attacco all’Iran è un sostegno a Israele più che altro. Credo che però, anche in questo ragionamento, si stiano anche definendo nuovi equilibri di fatto con la forza e con la prepotenza geopolitica a livello mondiale tra Stati Uniti, Russia e Cina.
Però questo lo vedremo probabilmente tra un po’ in maniera definitiva: se è così oppure è solamente un’idea, una suggestione, un sospetto, un indizio.
Volevo chiedere: in questo contesto internazionale qual è il ruolo dell’Europa e in particolare quello che sta svolgendo l’Italia?
Andiamo prima all’Europa e poi veniamo all’Italia e poi veniamo al Ministro della Difesa. L’Europa è la prima riflessione che viene da farsi: ma esiste l’Europa come entità politica decisionale da un punto di vista di politica estera e politica della difesa? Mi pare di capire che ormai, dalla crisi alla guerra ucraina, a quello che sta accadendo in Medio Oriente, c’è una certificazione di morte politica dell’Europa in quanto unità europea, che ormai si ha solamente sull’euro.
Tanto è vero che ultimamente Francia e Germania, in parte d’intesa anche con l’Inghilterra, stanno riproponendo equilibri che sono tipici di un’altra epoca, del Novecento.
L’Italia ormai da tempo ha abbandonato un suo ruolo storico che secondo me era molto apprezzabile ed è apprezzato anche a livello internazionale, perché l’Italia, pur essendo stabilmente inserita nell’Europa, nel patto atlantico, nella Nato, nel rapporto con gli Stati Uniti, aveva sempre rivendicato una sua agibilità , la sua autonomia diplomatica, soprattutto in Medio Oriente, soprattutto nel conflitto arabo-israeliano.
Il governo Meloni, ma adesso è ancor più evidente, il governo Meloni ha un atteggiamento totalmente subalterno rispetto a Trump e rispetto agli Stati Uniti .
Talmente subalterno che gli Stati Uniti non considerano l’Italia neanche a livello di comunicazione di cortesia.
Il viaggio di Crosetto e il suo essere in teatro di guerra nel momento in cui si scatena l’offensiva senza che ne sapesse nulla non merita neanche commenti.
Ci troviamo di fronte a una situazione che mette in grave imbarazzo il governo italiano e in una situazione di assoluta inadeguatezza istituzionale il Ministro della Difesa. Davvero imbarazzante per la dignità del nostro paese.
Non c’è stato nessun sussulto di dignità della Meloni, che considera questo, tutto sommato, qualcosa di accettabile e di superabile, perché ha scelto di avere una posizione di totale subalternità rispetto al governo Trump.

Quale’ la Sua posizione sul referendum sulla giustizia?
Innanzitutto ho una posizione laica, nel senso non mi schiero nel derby tra le opposte tifoserie.
Credo noi dobbiamo provare a capire fino in fondo quale è la posta in gioco ed esprimere quindi le nostre posizioni.
Ho capito la posta in gioco, analizzata la posta in gioco, mi esprimo convintamente per il no, perché credo che ci sia l’attacco finale alla Costituzione e in particolare un affondo contro la separazione dei poteri, anche contro l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Una riforma che indebolisce la magistratura, che avvicina fortemente il pubblico ministero sotto il controllo del potere esecutivo. Lo fa diventare sempre di più un organo di parte, quindi più controllabile. Si va a colpire l’unità della giurisdizione che è un valore voluto dalla Costituzione ed è una riforma che non incide per nulla sul miglior funzionamento della giustizia, di cui ci sarebbe tanto bisogno
Ovviamente il mio però è anche un no critico, nel senso non nascondo però che oggi, se siamo arrivati a questo affondo, è anche perché ci sono delle responsabilità di chi non ha ben salvaguardato negli anni alcune istituzioni preposte a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
E mi riferisco non solo alla politica che ha profondamente tradito la Costituzione negli anni, anche maggioranze politiche diverse rispetto a quelle delle destre, ma mi riferisco anche a parti della magistratura che, soprattutto con la degenerazione delle correnti e della stessa Associazione Nazionale Magistrati hanno profondamente indebolito indipendenza e autorevolezza della magistratura.
Dobbiamo riconoscere perché altrimenti si rischia di fare una difesa corporativa della magistratura.
Io sinceramente non vado a votare no per difendere una corporazione, semmai, proprio esattamente il contrario, quello di fare in modo che non si butti il bambino con l’acqua sporca e che non accada mai più che pezzi di magistratura utilizzino le istituzioni messe a presidio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Sono molto duro, lo sono sempre stato da quando stavo in magistratura nel contrastare le incrostazioni, i tradimenti di pezzi della magistratura.
Sì, l’abbiamo vista pagare anche quanto ha dovuto pagare personalmente.
Assolutamente.
Lei ha scritto il libro “Poteri Occulti”. Nel suo libro si parla di colpi permanenti contro la Costituzione e la democrazia, citando P2 e trame occulte. Oggi, nel 2026, questi poteri sono più forti o più deboli rispetto a quando ha iniziato la sua carriera?
Siamo nella fase di piena realizzazione del “piano di finanziamento della democrazia della P2”, un progetto eversivo che mira a sovvertire l’ordine costituzionale italiano. La differenza rispetto al passato è che questo piano non si attua più con metodi occulti e violenti (bombe, stragi), ma in modo palese, conquistando le istituzioni dall’interno. Oggi, questo disegno eversivo verrebbe discusso e portato avanti direttamente nelle sedi istituzionali (Palazzo Chigi, Parlamento), approfittando di un indebolimento degli “anticorpi” democratici nella cosiddetta Terza Repubblica. L’obiettivo finale è colpire il cuore della Costituzione nata dalla Resistenza.
Qual è l’eredità più importante che sente di aver lasciato alla città e quale invece è il più grande suo rammarico di non aver completato in quei dieci anni da sindaco, di non essere riuscito a completare?
La maggiore gioia e soddisfazione è quella di aver trasformato una città che ereditai come la città nota al mondo per essere la città di Gomorra e dei rifiuti. Oggi è nota al mondo come la città della cultura, dei beni comuni, dei giovani, dell’arte, della musica, del turismo. Una vera e totale rivoluzione.
Il rammarico più grande è non aver potuto portare a compimento negli ultimi due anni, perché è scoppiata la pandemia, dei progetti di cui stavamo per raccogliere i frutti.
Chiaramente, per chi è stato dieci anni al governo, gli ultimi due anni in genere sono quelli più importanti in cui si raccoglie tanto del lavoro seminato.
Quindi questo è un rammarico chiaramente che ho. Il rammarico che lascia il tempo che trova perché la pandemia è qualcosa di imprevedibile e che ha colpito tutto il mondo. Un rammarico, ma non è che ce ne possiamo poi fare una colpa . Che vuoi fare?
Lei, su Manfredi, l’attuale sindaco, recentemente l’ha definito totalmente scollegato dal popolo che amministra e ha criticato anche la sua partecipazione ad Atreju, sostenendo che Napoli ha una storia antifascista da rispettare. È solo una questione di stile e di forma o c’è una differenza profonda fra le due visioni, sua e di Manfredi, della città e della missione?
La distanza è enorme, è enorme. Attenzione, però, premetto dicendo che io non ero un avversario politico di Manfredi, nel senso che non abbiamo mai avuto una competizione. . Quindi nasco con un rapporto di cordialità col sindaco Manfredi, lui era rettore quando io ero sindaco.
Però devo dire che, analizzandolo in questi quasi ormai 5 anni (è finito il suo mandato), è una visione totalmente diversa da quella che abbiamo avuto noi.
Noi abbiamo fatto le mani per la città, lui è il garante delle mani sulla città.
Io sono stato il sindaco del popolo, della partecipazione, lui è il sindaco che ha praticato l’essere scollegato e disconnesso dalla città e dal popolo.
È un sindaco che crea un asse politico non istituzionale con la Meloni e con le destre, come si vede su Bagnoli e su tante altre cose.
Quindi, devo dire, una posizione completamente diversa. Lui è un garante dei poteri forti, noi invece siamo stati un’amministrazione popolare che ha cercato di affrontare i temi della giustizia sociale, delle sofferenze dei giovani. Vedo una differenza davvero enorme tra le due stagioni.
Lei ha annunciato la sua candidatura a sindaco di Napoli, volevo chiedere cosa la spinge a tornare dopo 10 anni e vedo che mi ha in qualche maniera risposto: per cambiare l’indirizzo dell’attuale amministrazione.
La decisione è maturata vedendo all’opera l’attuale sindaco Manfredi, che a mio giudizio sta smantellando il lavoro fatto in precedenza, svuotando la città di entusiasmo e partecipazione. Di fronte a questo scenario, ha sentito il dovere di non restare in disparte come semplice opinionista, ma di impegnarsi in un “processo di liberazione” della città, che definisce “demanfredizzazione”.
La sua motivazione è impedire che altri cinque anni di questa gestione ridefiniscano Napoli snaturandone l’identità, poiché ritiene Manfredi un sindaco “antinapoletano”.
Mi ripresento quindi con lo stesso entusiasmo, forte dell’esperienza, per costruire un progetto che unisca tradizione e innovazione, con al centro la riscoperta dell’identità napoletana che lamenta essere stata tradita.
Lei è stato Presidente della Commissione per il controllo dei bilanci al Parlamento europeo. Qual è stata la sua più grande scoperta o qual è la delusione? Come vengono spesi questi soldi, vengono spesi bene, impiegati bene?
E’ stata una esperienza da parlamentare europeo (2009-2011) “straordinaria” perché mi ha permesso di continuare in Europa il lavoro che in Italia non potevo più svolgere come pubblico ministero.
In particolare, come Presidente della Commissione per il controllo dei bilanci, mi sono occupato di anticorruzione, di riformare le leggi per contrastare meglio le organizzazioni criminali e di garantire la corretta gestione e trasparenza dei fondi europei.
In questo ruolo, ha preso coscienza che accanto a molte iniziative positive esisteva anche un notevole sperpero di denaro pubblico e infiltrazioni criminali nella sua gestione. Proprio da questa consapevolezza nacque un osservatorio sullo spreco di denaro pubblico, con un’attenzione particolare a Bagnoli ma anche ad altre aree italiane, contribuendo a rafforzare l’impegno e la legislazione per un migliore controllo dei fondi europei e per contrastare la penetrazione criminale.


