Napoli – nuovo sviluppo nelle indagini sull’omicidio di Fabio Ascione, il giovane ucciso nella notte del 7 aprile nella zona orientale di Ponticelli. I carabinieri hanno eseguito due provvedimenti di fermo nei confronti di un 18enne e di un minorenne, ritenuti coinvolti nella sequenza di eventi culminata nel delitto.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il colpo che ha causato la morte del giovane sarebbe stato esploso da Francesco Pio Autieri, indicato come vicino a un contesto familiare riconducibile a una figura apicale del Clan De Micco.
Gli investigatori ritengono che proprio questo legame abbia inizialmente favorito attorno al ragazzo una rete di protezione e omertà. Dopo giorni di irreperibilità, però, il giovane si sarebbe presentato spontaneamente in caserma a seguito della notifica del provvedimento restrittivo, interrompendo così la fase di ricerca che aveva impegnato i carabinieri anche attraverso il monitoraggio di ambienti e contesti ritenuti sensibili.
Il secondo fermato, un ragazzo minorenne, sarebbe stato alla guida dello scooter utilizzato durante gli spostamenti della sera dei fatti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe accompagnato Autieri nella zona di Volla, dove nelle ore precedenti si sarebbe verificato un conflitto a fuoco con un gruppo di giovani del posto.
Quel primo episodio violento viene considerato parte di una catena di eventi che, nel giro di poche ore, avrebbe portato alla morte di Ascione.
Le indagini delineano una sequenza rapida e caotica di spostamenti, contatti e scontri armati tra gruppi giovanili. In questo contesto si sarebbe inserito l’episodio decisivo, culminato nell’esplosione del colpo fatale che ha raggiunto il 20enne.
Gli investigatori stanno lavorando per chiarire nel dettaglio ogni fase della vicenda e definire con precisione i ruoli dei soggetti coinvolti.
Dagli accertamenti emerge che Fabio Ascione non avrebbe avuto alcun collegamento con ambienti criminali né con le dinamiche che hanno portato allo scontro armato. Il giovane si sarebbe trovato casualmente nel luogo dell’agguato, rimanendo vittima di una violenza maturata in un contesto a lui completamente estraneo.
Il lavoro investigativo, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha richiesto un’attenta ricostruzione degli spostamenti e delle relazioni tra i soggetti coinvolti, attraverso testimonianze e riscontri tecnici.
Il quadro emerso descrive una notte segnata da tensioni tra gruppi armati, culminata in un episodio che ha avuto conseguenze irreparabili.
La vicenda ha scosso profondamente la comunità locale e riacceso l’attenzione sul fenomeno della violenza giovanile e sulla diffusione delle armi tra i più giovani. Le indagini proseguono per completare il quadro accusatorio e definire ogni responsabilità.


