martedì, Marzo 3, 2026
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Napoli dice addio ai pini della Rimembranza: parte la nuova piantumazione

Via Manzoni, addio agli ultimi pini del Parco della Rimembranza: al via la riforestazione

La pinza meccanica afferra il tronco e in pochi secondi lo trascina a terra. Quindici metri di altezza, diversi quintali di peso: così cadono gli ultimi pini di via Manzoni, gli ultimi settanta sopravvissuti alla “cocciniglia tartaruga”, il parassita che tra il 2018 e il 2020 aveva già portato all’abbattimento di circa 300 esemplari. Ora si chiude definitivamente una pagina di storia cittadina: il Parco della Rimembranza, con le sue centinaia di pini piantati per onorare i caduti della Prima Guerra Mondiale, cambia volto.

Il marciapiede lato mare appare improvvisamente vuoto. Dove un tempo c’era un filare ombroso, resta un “cimitero di ceppaie”. Un’immagine che ha riacceso il dibattito nel quartiere, diviso tra nostalgia e necessità di sicurezza.

Gli alberi che per un secolo hanno segnato il paesaggio saranno sostituiti da aceri, lecci e platani, specie ritenute più adatte al contesto urbano e meno problematiche sul piano manutentivo. Il piano, deciso due anni fa da una consulta tecnica e approvato dalla Soprintendenza, rientra nel masterplan da 35 milioni di euro del Comune per Posillipo, che prevede il rifacimento di verde pubblico, strade e marciapiedi danneggiati dalle radici.

I pini, piantati all’epoca direttamente nell’asfalto, con poco spazio e troppo vicini tra loro, hanno sofferto per decenni condizioni ambientali sfavorevoli. I vuoti lasciati dalle radici espiantate in via Manzoni vengono ora riempiti con terreno vegetale. Tra due settimane inizierà il restyling dei marciapiedi; quelli di Torre Ranieri sono già stati completati, con il salvataggio di 23 lecci. In via Manzoni sono previsti 187 nuovi platani.

I cantieri sono attivi anche in via Posillipo, via Boccaccio e via Tito Lucrezio Caro; a breve partiranno i lavori in viale Virgilio, nei pressi del Parco Virgiliano, dove recentemente è stato restaurato il portale monumentale.

Sui social si moltiplicano i commenti: «Erano alberi sani», «Potevano essere ripiantati», «Sono stati lasciati morire senza manutenzione». Ma dal cantiere i tecnici invitano alla chiarezza: «Impossibile salvarli, sono a fine ciclo di vita e possono cadere. Rimuoverli con tutte le radici, estese quanto la chioma, avrebbe creato voragini. E ripiantarli altrove non avrebbe garantito attecchimento».

Roberto Braibanti di Gea Ets osserva che «la maggior parte era compromessa, forse se ne potevano lasciare una decina come memoria storica e per la biodiversità. Il vero tema ora è la cura dei nuovi alberi».

Una questione cruciale. Gli esemplari che verranno messi a dimora sono giovani e richiedono irrigazione costante per evitare disseccamenti, come già accaduto in via Orazio. «Se non si prevedono piante già di dimensioni importanti – spiega Pasquale Crispino, presidente dell’Ordine degli agronomi – serviranno circa 15 anni per avere alberi di grande sviluppo. I pini in città sono ormai superati: fanno parte di una visione urbanistica degli anni Trenta. Un pino con oltre ottant’anni è a fine ciclo ed è potenzialmente pericoloso, anche senza segni evidenti di cedimento».

Danilo Tomo, arboricoltore certificato Etw, ricorda che «il pino domestico soffre statisticamente il ribaltamento durante eventi climatici avversi. Quando in un filare vengono abbattuti più esemplari, anche gli altri risultano destabilizzati. Consolidarli con tiranti sarebbe stato invasivo. E piantare nuovi pini è sconsigliato anche per il rischio fitosanitario: la cocciniglia è partita proprio dalla Campania».

La trasformazione di via Manzoni segna dunque la fine simbolica del Parco della Rimembranza così come è stato conosciuto per un secolo. Al suo posto nascerà un nuovo assetto verde, con specie diverse e una gestione più sostenibile.

Resta l’immagine dei tronchi abbattuti e il vuoto improvviso lungo il marciapiede. Ma anche la sfida di costruire un paesaggio urbano capace di durare nel tempo, tra memoria storica e sicurezza.

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