La cultura come strumento di conoscenza, dignità e libertà. È con questa convinzione che l’Università degli Studi di Napoli Federico II rafforza il proprio impegno nel Polo Universitario Penitenziario e nel dialogo con le persone detenute. Mercoledì 4 novembre, alle ore 10, il Rettore Andrea Mazzucchi terrà una lezione dal titolo “Leggere l’Inferno di Dante attraverso le immagini” presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale “Giuseppe Salvia”.
L’incontro si inserisce nell’ambito di “Valiamo la pena”, il progetto promosso dal PUP – Polo Universitario Penitenziario dell’Ateneo, coordinato dalla professoressa Marella Santangelo, con la responsabilità affidata alla dottoressa Bianca Florio del gruppo di supporto amministrativo. L’iniziativa intende fare della cultura e della formazione occasioni concrete di crescita personale, consapevolezza e dialogo.
Un viaggio tra parola e immagine
Attraverso le rappresentazioni artistiche che nei secoli hanno interpretato i luoghi, i personaggi e gli episodi dell’Inferno dantesco, la lezione proporrà un itinerario tra testo e immaginazione. Le immagini della Commedia diventeranno così una chiave per avvicinarsi alla straordinaria ricchezza dell’opera di Dante e per riflettere sui grandi temi che essa continua a porre: la responsabilità individuale, la giustizia, la colpa, la possibilità del cambiamento, il rapporto tra l’uomo e il proprio destino.
La scelta di Dante non è casuale. La Commedia è un’opera che attraversa i secoli perché parla a ogni generazione e a ogni condizione umana. Il suo viaggio non è soltanto un itinerario ultraterreno, ma anche un percorso di conoscenza, nel quale l’incontro con l’altro, la consapevolezza dei propri limiti e la possibilità di una trasformazione assumono un valore decisivo.
Le parole del Rettore
“L’Università – dichiara il Rettore Mazzucchi – ha il dovere di essere presente là dove il diritto alla conoscenza rischia di incontrare maggiori ostacoli. La formazione universitaria in carcere non è un’attività accessoria né una concessione: è una componente essenziale della missione pubblica dell’Ateneo. Significa riconoscere che il diritto allo studio e alla cultura appartiene a ogni persona e che nessuna condizione può cancellare la possibilità di apprendere, di interrogarsi, di acquisire nuovi strumenti per comprendere se stessi e il mondo”.
“Incontrare Dante in carcere – prosegue – significa anche misurarsi con la forza di un’opera che non smette di porre domande sulla responsabilità, sulla giustizia e sulla possibilità di cambiamento. La cultura non cancella il passato, ma può contribuire ad aprire un futuro diverso”.
Il Polo Universitario Penitenziario della Federico II
La professoressa Santangelo ricorda che il Polo Universitario Penitenziario della Federico II, costituito presso il Centro Penitenziario “Pasquale Mandato” di Secondigliano, opera sulla base del protocollo d’intesa sottoscritto nel dicembre 2018 con il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Campania e si rivolge anche alle persone detenute negli altri istituti penitenziari della regione e a quelle in esecuzione penale esterna.
“Il PUP di Federico II è una realtà ormai consolidata – sottolinea Santangelo – l’offerta didattica è di 11 corsi di laurea triennali e 2 magistrali, abbiamo circa 100 studenti e quasi 10 laureati. I docenti fanno rigorosamente lezione in presenza, il che significa che circa settanta professori a semestre entrano in carcere per insegnare. Questo impegno straordinario caratterizza il Polo napoletano che, sin dalla sua fondazione, ha operato affinché la laurea presa in istituto sia realmente equivalente a quella presa in Ateneo”.
“Studiare in carcere richiede molto impegno, le condizioni fisiche e psicologiche sono molto complesse – conclude la coordinatrice del PUP – è una grande sfida con se stessi per gli studenti, ma dimostra una grande volontà di ricostruirsi per affrontare il futuro, andando oltre il proprio reato e la pena”.

Una società più inclusiva
Il progetto “Valiamo la pena” esprime in modo concreto questa visione. Attraverso incontri di orientamento, lezioni, seminari e occasioni di confronto con docenti e studiosi, il Polo Universitario Penitenziario promuove l’accesso ai percorsi universitari e amplia le opportunità di formazione delle persone detenute. Non si tratta soltanto di rendere possibile il conseguimento di un titolo di studio, ma di costruire un rapporto stabile tra l’istituzione universitaria e il contesto penitenziario, restituendo centralità alla conoscenza, alla parola e alla partecipazione.
“Valiamo la pena” interpreta così una delle responsabilità più alte dell’Università: contribuire alla costruzione di una società più consapevole e inclusiva, nella quale la pena non coincida con l’esclusione e il carcere non sia un luogo sottratto alla vita civile. La funzione rieducativa sancita dalla Costituzione trova nella formazione, nello studio e nell’incontro con il sapere strumenti fondamentali per accompagnare percorsi di cambiamento e favorire il reinserimento nella comunità.
Con questa lezione, il Rettore Mazzucchi intende testimoniare direttamente la vicinanza e l’impegno della Federico II, riaffermando che l’Università è una comunità di sapere aperta, capace di attraversare i confini e di riconoscere in ogni persona un interlocutore e un possibile protagonista di un percorso di conoscenza.

