sabato, Maggio 9, 2026
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Leggere le donne tra Spagna e Portogallo

Inizia il ciclo di letture dell’associazione Rinascita Sociale Salam House nell’ambito della rassegna Marzo Donna.

NAPOLI – “Radici e rivoluzioni: letture in spagnolo e portoghese”: questo il titolo del primo evento realizzato nell’ambito dell’iniziativa “Voci di donna: riscatto e identità tra le mura della legalità”, proposto dell’associazione Rinascita Sociale Salam House, per la rassegna “Marzo Donna” del Comune di Napoli.

Il primo incontro apre le porte ad un viaggio polifonico che permette di analizzare la condizione femminile attraverso una lente linguistica, in portoghese, con Capicua, e in spagnolo, con Rozalén e Rosalìa de Castro; due lingue portatrici del tema della resistenza politica e della rottura dei tabù.

Rosalìa de Castro, figura monumentale del panorama spagnolo, non rappresenta solo la gloria letteraria, ma incarna la voce della modernità lirica femminile. Il suo valore si mostra a partire dal contesto storico in cui opera, il XIX secolo: terreno esclusivamente maschile, in cui l’egemonia patriarcale esercita la sua forza anche nel mondo editoriale. La sua scrittura compie una doppia rivoluzione dal punto di vista identitario-linguistico e poetica.

Rosalìa, infatti, riesce a imporre la propria voce poetica con potenza e sensibilità grazie ad una scrittura viscerale e personale dimostrando che l’esperienza femminile è il centro di solitudine, dolore e dignità; inoltre, adopera il galiziano, lingua romanza all’epoca non riconosciuta come tale, in un momento storico in cui era relegato a dialetto orale senza alcun tipo di dignità. Dicen que no hablan las plantas è probabilmente la poesia più iconica dell’autrice. In pochi versi è possibile cogliere il cuore della sua poetica: la lotta contro la rivendicazione di una sensibilità che il mondo esterno, maschilista, etichetta come ‘follia’. Il testo può essere letto come una metafora della condizione femminile dell’epoca: la donna, che sente troppo, si perde nella natura, venendo etichettata come isterica.

Se Rosalìa de Castro ha dato voce all’anime ferite del suo tempo, Rozalén raccoglie la sua eredità trasformando la canzone d’autore in uno strumento di consapevolezza e cambiamento sociale. Quest’ultima attraverso la sua musica riesce ad abbattere i muri del silenzio sociale contemporaneo, non limitandosi all’intrattenimento, ma abitando i margini della società per ricondurli al centro del dibattito pubblico. Il brano Yo no renuncio, nato durante l’isolamento della pandemia, rappresenta un manifesto di autodeterminazione. L’autrice riesce a intercettare la problematica sistematica rappresentata dal peso del lavoro di cura che grava sulle spalle delle donne, trasformando la canzone non solo in un grido isolato, ma in una denuncia collettiva in cui rivendica il diritto di non dover sacrificare i propri sogni per le aspettative patriarcali.

Il quadro della prima giornata si conclude con Capicua, cantante portoghese che è riuscita a creare un ponte tra la cultura di strada e il rap. Scrittrice, rapper e attivista, Capicua non è solo un’artista, ma una figura potente che è stata in grado di scardinare le fondamenta dell’hip-hop, genere dominato da una narrazione maschile e patriarcale. Attraverso una scrittura densa e politica, ha allontanato ogni cliché della donna nel rap, sostituendo l’immagine oggettificata in una figura militante.

Tutto ciò è evidente nel brano Sereia Louca, in cui il mito di Ulisse viene completamente ribaltato, spostando il punto di vista sulla sirena. L’essere mitologico non vuole ammaliare gli uomini per ucciderli, ma per invidia della loro libertà: la donna, infatti, vuole uscire dall’acquario (la casa, le aspettative sociali) per esplorare il mondo e fare esperienze, anche se ciò conduce a dolore (lo strappare le pinne di cui si parla nel brano). Nel mito la sirena è una tentatrice erotica e mortale, in Sereira Louca è una donna che rompe il silenzio, venendo percepita dalla società non come musica, ma come rumore folle (da qui il titolo sirena pazza). Le uniche persone che sono in grado di ascoltare davvero (Ulisse) possono sopravvivere alla verità di quel lamento.

Il progetto “Voci di donna: riscatto e identità tra le mura della legalità” propone un ciclo di tre incontri di lettura performativa, un immobile confiscato alla criminalità organizzata gestito dall’associazione Rinascita Sociale Salam House. Trasformare un luogo un tempo simbolo di prevaricazione in uno spazio di dialogo interculturale rappresenta un atto di riappropriazione civile e poetica. Gli incontri celebrano il protagonismo femminile attraverso la forza della parola, unendo lingue diverse in un abbraccio solidale.

Il primo incontro, svoltosi il 17 marzo, è stato condotto da Emma Rodriguez Martinez, spagnola, e da Leonor Mouga Chaves, portoghese, volontarie del Corpo Europeo di Solidarietà, in servizio presso Rinascita Sociale Salam House.

Il progetto mira a raccontare le donne e la loro forza, con letture fatte da donne per le donne (e non solo), favorendo l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva, nonché la cultura della legalità. La partecipazione delle volontarie del Corpo Europeo di Solidarietà e del mondo accademico garantisce un approccio multiculturale e intergenerazionale. Le letture in lingua originale, accompagnate da traduzioni e analisi critiche, trasformeranno il bene confiscato alla criminalità organizzata in un laboratorio di bellezza e legalità, con il tocco delle donne.

Le attività sono previste il 17, 19 e 24 marzo 2026 (ore 10:00-12:00), presso la sede dell’associazione Rinascita Sociale Salam House di vico Zuroli 10 – Napoli, bene confiscato alla criminalità organizzata.

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