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Redditi: retribuzioni contrattuali reali diminuite del 7,8% tra il 2021 ed il 2025

Le retribuzioni contrattuali hanno perso il 7,8% negli ultimi cinque anni per le pressioni inflazionistiche.

Secondo i dati presentati dall’ISTAT nella recente Audizione al Documento di finanza pubblica 2026, nonostante un recupero nel 2025, le retribuzioni contrattuali in Italia sono diminuite del -7,8% in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, tra il primo trimestre 2021 e l’ultimo trimestre 2025.

La perdita non è stata uguale per tutti i settori produttivi: nell’industria le retribuzioni reali sono diminuite del -5,4%, nell’agricoltura del -6,8%, nei servizi privati del -9,4% e nella pubblica amministrazione del -9%.

La crescita della inflazione, spinta prima dal conflitto in Ucraina, poi dall’aumento dei prezzi energetici ed infine dalla guerra in Iran con il nuovo shock energetico per la chiusura dello stretto di Hormuz, pone, quindi, al centro del dibattito il tema della tutela del potere d’acquisto delle famiglie.

La situazione è particolarmente avvertita in Campania, come in generale nel Mezzogiorno, per almeno tre ordini di motivi. In primo luogo il reddito medio delle famiglie della Campania è inferiore del -33% rispetto a quello delle famiglie del Nord e del -26% rispetto al reddito medio delle famiglie del Centro Italia (cfr. dati Istituto Tagliacarne). La provincia di Napoli si colloca all’86esimo posto (con poco più di 17mila euro) sulle 107 province italiane nella classifica dei redditi pro capite familiari (Salerno al 76esimo, Avellino al 95esimo, Benevento al 100esimo e Caserta al 105esimo) mentre i primi tre posti sono occupati da Milano con oltre 36mila euro, Bolzano con oltre 32mila e Monza-Brianza con oltre 30mila. In secondo luogo in Campania, il settore dei servizi privati, che, secondo i dati ISTAT, ha subito la maggiore perdita delle retribuzioni contrattuali reali, occupa l’85% dei lavoratori privati. Infine, in Campania le famiglie a rischio povertà o esclusione sociale sono il 43,5% del totale delle famiglie residenti contro il 23,1% in Italia mentre le famiglie in povertà energetica sono l’8% del totale (cfr. Dossier Caritas Campania 2025 e dati CGIA di Mestre su poverta energetica).  

I rincari hanno avuto effetti sulle scelte di spesa delle famiglie: secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori si registra in Italia la riduzione dei consumi di carne e pesce del -16,9%, la crescita della spesa presso i discount del +12,2% e il ricorso alle offerte o all’acquisto di prodotti prossimi alla scadenza, che riguarda il 52,5% dei cittadini.

Per contrastare gli effetti della crescita dei prezzi occorrono interventi in tempi brevi data la dinamica dell’inflazione. Sul punto la Federconsumatori suggerisce una serie di misure come la proroga del taglio delle accise sui carburanti almeno per tutta l’estate, la rimodulazione dell’Iva sui generi di largo consumo, un bonus energia accessibile alle famiglie con reddito ISEE fino a 25.000 o poco più, un fondo per combattere la povertà energetica ed azioni di contrasto alla povertà alimentare, azioni di verifica e contrasto ai fenomeni speculativi, una riforma fiscale che preveda la restituzione a lavoratori dipendenti e pensionati delle maggiore imposte dirette pagate a causa dello scivolamento dovuto all’inflazione dei loro redditi verso scaglioni più elevati (la maggiore imposizione dovuta al fiscal drag).

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