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I calchi di Pompei, testimonianze della tragedia: nasce un nuovo allestimento permanente

I calchi di Pompei: un nuovo percorso racconta l’eruzione del 79 d.C.

Dal 12 marzo la Palestra Grande di Pompei ospita per la prima volta un allestimento permanente dedicato ai calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C., uno dei simboli più potenti della tragedia che colpì l’antica città vesuviana. L’esposizione, realizzata dal Parco Archeologico di Pompei, propone un percorso che racconta l’origine, la storia e la tecnica con cui sono stati realizzati questi straordinari reperti.

La mostra riunisce 22 calchi tra i meglio conservati, selezionati tra quelli rinvenuti negli scavi di Pompei e presentati in base al contesto in cui furono trovati: dalle domus del centro alle porte della città, lungo le strade percorse dagli abitanti nel disperato tentativo di salvarsi durante l’eruzione del Vesuvio.

Il percorso espositivo si sviluppa nei portici sud e nord della Palestra Grande, l’edificio situato di fronte all’Anfiteatro di Pompei, e si divide in due grandi sezioni: una dedicata alla vulcanologia e ai reperti organici – piante, animali e oggetti della vita quotidiana – e l’altra ai resti umani, che rappresentano una delle testimonianze più toccanti della catastrofe.

I calchi nacquero nell’Ottocento grazie all’intuizione dell’archeologo Giuseppe Fiorelli. Durante gli scavi si scoprì che i corpi delle vittime, decomposti nel tempo, avevano lasciato cavità nella cenere solidificata. Riempendo questi vuoti con gesso liquido fu possibile ricostruire le forme dei corpi, restituendo le posizioni, i gesti e spesso anche i dettagli degli abiti delle persone morte durante l’eruzione.

Secondo il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, si tratta di una delle sfide museologiche più importanti affrontate negli ultimi anni: l’obiettivo è stato quello di creare un linguaggio espositivo capace di unire rigore scientifico e rispetto per le vittime. «I calchi non sono opere d’arte – ha spiegato – ma testimonianze umane che ci ricordano la nostra fragilità».

Sulla stessa linea anche il commento del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha sottolineato come l’allestimento riesca a raccontare con grande sensibilità la tragedia dell’eruzione, trasformando il percorso in una sorta di memoriale che restituisce la dimensione umana della catastrofe.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’accessibilità: il percorso è dotato di contenuti audio, video in lingua dei segni, strumenti di comunicazione aumentata e sezioni tattili con modellini 3D e testi in braille.

L’esposizione vuole così offrire ai visitatori un racconto completo della tragedia che nel 79 d.C. distrusse Pompei, restituendo attraverso i calchi non solo un documento archeologico unico al mondo, ma anche la memoria delle persone che vissero e morirono in quell’evento.

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