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Il Nuovo Giornale dei napoletani ha intervistato Rosiane Houngbo Monteverde, parlamentare francese eletta all’estero, che rappresenta la comunità Francese in Bahrein e Quatar. Abbiamo discusso con lei di come si sta vivendo nella regione, nel mezzo del conflitto tra Stati Uniti d’America e Israele contro l’Iran.
La prima domanda che le faccio è questa. Abbiamo appreso di un attacco che ha colpito i depositi di carburante vicino all’aeroporto internazionale del Bahrein. Lei e la sua famiglia dove eravate in quel momento? Avete sentito qualcosa, rumori, esplosioni? Ve ne siete accorti? Avete avuto paura? Che emozione avete provato in quel momento?
Allora, prima la ringrazio per il suo interesse. La ringrazio per darmi la possibilità di condividere la mia esperienza qua. La situazione è tesa, è il meno che si possa dire. Comunque, fino adesso non abbiamo avuto un impatto materiale diretto e non penso che ci sia nessun expat, almeno, che sia stato, come dire, vittima delle conseguenze di questo conflitto.
In questa parte del mondo c’è una grande comunità internazionale, più di un centinaio di nazionalità, e ognuno cerca di capire cosa la sua ambasciata organizzi per lei o meno. Viviamo la situazione con paura, ovviamente, tristezza anche, perché nessuno è venuto in questa parte del mondo per vivere la guerra, e soprattutto quando siamo europei, per cui la guerra è qualcosa che appartiene ad altri continenti, ma non a noi.
Le autorità hanno consigliato ai residenti di rimanere chiusi in casa a causa delle nubi tossiche? Che altri feedback sta ricevendo la comunità francese che vive e lavora in quelle zone? Ci sono famiglie che sono state evacuate? Ci sono stati problemi di salute per il fumo?
Sì, allora, per quello che so, fino adesso non ci sono cittadini, almeno europei, che siano stati evacuati nel senso, nel senso primario del termine. Ci sono delle iniziative che sono state prese per accompagnare, aiutare, sostenere la decisione di lasciare il Bahrein per tornare in Europa. L’Italia ha fatto questo in modo abbastanza efficiente, lo devo ammettere.
La Francia ha fatto anche questa proposta, ma per il momento se gli Stati aiutano e possono anche negoziare dei prezzi un po’ più accettabili per i cittadini, tutti devono contribuire, da un punto di vista finanziario, a questo accompagnamento.
Avete più una sensazione di sicurezza, fiducia nell’efficacia delle difese antiaeree del Qatar e del Bahrein, oppure avete più paura che un’escalation e possa peggiorare la situazione?
Dobbiamo essere molto vigili. I primi giorni sono stati molto intensi, perché eravamo tutti sotto lo shock di sentire questi rumori che sono veramente impressionanti e che fanno nascere un’ansia mai sperimentata prima, almeno per la maggior parte di noi.
Devo ammettere che in Bahrein è molto ben organizzato: ci sono delle allerte sul telefono che fanno un rumore sul quale non c’è nessun dubbio, c’è pericolo, ci si allarma.
Danno l’allarme in tempo.
Assolutamente. Magari spero che non la sentiremo, ma può succedere in ogni momento, anche durante questa intervista. In Bahrein è molto ben gestito. Come durante la pandemia sono stati bravissimi. Una volta di più, anche nelle comunicazioni nazionali parlano sempre dei cittadini e dei residenti, il che fa sì che non siamo messi da parte, ci sentiamo integrati nella comunità. Mi dispiace, il mio italiano non è perfetto.
Questa parte del mondo spesso non è vista bene: il Medio Oriente, dall’Europa, è sempre visto come una zona di conflitto, di terrore, ma in realtà non lo è. Nel Medio Oriente ci sono i GCC countries, i paesi del Golfo, e l’altra parte, che è più, come dire, preoccupante. Loro vivono delle realtà quotidiane molto diverse, e questo fa sì che questo conflitto, così brutale, sia uno shock per tutti. E speriamo tutti che la pace tornerà tra poco.
Con l’interruzione del traffico delle petroliere nello Stretto di Hormuz e la distruzione di parte della produzione del petrolio dei paesi del Golfo, c’è una preoccupazione per la catena di approvvigionamento dei beni di prima necessità per la popolazione locale?
Grazie per questa domanda, perché è stata una preoccupazione, ovviamente, e soprattutto per l’acqua. L’acqua è un soggetto molto sensibile e le autorità locali sono state molto proattive dall’inizio: è stato messo subito un controllo sui prezzi degli articoli di prima necessità, e in un modo, come dire, originale.
Per esempio, ci sono dei ristoranti che sono stati chiusi e che hanno avuto una penalità perché hanno aumentato i loro prezzi, il che è stato assolutamente vietato. Per il momento non manchiamo di niente, abbiamo tutto: l’acqua, l’elettricità, internet, da mangiare, e sarà il caso fino alla fine, ma non ci possiamo lamentare da questo punto di vista.
La popolazione locale, a chi attribuisce più la colpa di questa guerra? All’America, a Israele o al regime degli Ayatollah?
È difficile rispondere. C’è una cosa che è certa: c’è una solidarietà con la posizione di Sua Maestà il Re del Bahrein e con il governo.
Quale e’ l’opinione il sentore fra la popolazione: parteggiano per uno o per l’altro, o semplicemente per nessuno?
Non è l’ora di fare i conti, dal mio punto di vista, quando parlo con loro. Loro hanno un approccio di preghiera e solidarietà. Preghiamo per avere *inshallah* la pace presto”, ma a chi la colpa non è sul tavolo delle discussioni, almeno per il momento.
Abbiamo visto anche che molte banche internazionali hanno chiuso i battenti e hanno chiesto al loro personale di rimanere in casa. Che impatto ha, secondo lei, sull’attività industriale e commerciale questa guerra per le imprese francesi, europee, presenti nella regione?
Ovviamente questo conflitto non è senza conseguenze, e l’Iran vuole che questo conflitto abbia delle conseguenze finanziarie molto importanti per scoraggiare la parte opposta. Infatti comincia già a farsi sentire con il controllo sullo Stretto di Hormuz, che è sempre stata la preoccupazione della comunità internazionale.
Fino adesso, quello che posso osservare è che quelli che volevano fare degli investimenti si sono messi in pausa, perché oggi nessuno sa dove andremo: se questo conflitto andrà peggiorando o se al contrario ci sarà un rallentamento e una ripresa delle discussioni diplomatiche per ridurre questa tensione militare. Quello che dice di sapere cosa sarà è proprio sicuro di lui, per non dire qualcos’altro.
Alla luce delle tensioni tra Trump e l’Iran, la Francia o l’Unione Europea siano riuscite a ottenere garanzie concrete dal Bahrein e dal Qatar per proteggere i cittadini europei. Infine, chiede un’opinione su come, secondo lei, reagirebbe la Francia nel caso di un attacco diretto alle sue basi militari nella regione.
Ovviamente non sono stata informata di posizioni o disposizioni che siano state prese, ma comunque, anche se lo fossi stata, a dire la verità, non l’avrei condiviso, perché sarebbe stato confidenziale. Ma comunque, considerando la sovranità di ogni paese sul suo territorio, e la leadership che ognuno ha sulla sicurezza del suo territorio.
Il Qatar, come il Bahrein, che sono dei paesi che accolgono, che ospitano tante nazionalità, non hanno nessun interesse ad avere dei residenti stranieri che non si sentano in sicurezza, perché la popolazione locale è spesso in minoranza, in Qatar come in Bahrein.
Che appello vuole fare al governo francese, se lo vuole fare, all’Unione Europea? Di cosa c’è maggior urgenza per la comunità che lei rappresenta in questo momento?
Io, considerando la mia posizione come rappresentante eletta dei francesi di Qatar e di Bahrein, vedo già il lavoro che è fatto, ma se avessi la possibilità di far passare un messaggio, sarebbe di continuare a mantenere le relazioni e la discussione diplomatica per contenere questo conflitto, che farà dei danni non solo in questa parte del mondo, ma che avrà delle conseguenze ovunque nel mondo, in un tempo più o meno breve.
Ma sarebbero tutti impattati, sarebbe un peccato per tutti. La pace, la pace è la soluzione.
Possiamo, secondo Lei, tranquillizzare i cittadini italiani che si trovano in questo momento in Bahrein o in Qatar?
Sì, possiamo, con umiltà, perché niente è mai sicuro, ma fino adesso i paesi, che sia il Bahrein o il Qatar, sono stati proprio protettori di tutte le persone che sono sul loro territorio, e le nostre autorità francesi e italiane (anche se non sono italiana, ma so cosa gli italiani hanno fatto e proposto) hanno fatto del meglio che potevano fare.
Vedremo quale sarà l’evoluzione della situazione, ma per il momento i dispositivi che ci sono ci permettono di stare tranquilli – è una parola grossa – ma almeno non troppo preoccupati.

Data e luogo di nascita: 1981 a Parigi, FRANCIA
Professione o qualifica: Avvocato
Eletta nel 2021
Incarico: Presidente della commissione
Capoluogo della circoscrizione: Dubai
Circoscrizione AFE: Asia centrale e Medio Oriente
Commissione: Commissione per le leggi, i regolamenti e gli affari consolari
Gruppo assembleare: Indipendenti
Sede di assegnazione: Doha


