mercoledì, Agosto 5, 2026
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CAMPI FLEGREI, IL RESPIRO DEL VULCANO.

Dalla paura per la scossa record del 31 luglio al racconto di un fenomeno che da 40.000 anni scolpisce il golfo di Pozzuoli: viaggio nella memoria sismica e geologica della supercaldera.

POZZUOLI — Quando la sera del 31 luglio, alle 19:46, i bicchieri sulle tavole hanno iniziato a tremare e il boato è salito dalle viscere della terra, l’area metropolitana di Napoli ha trattenuto di nuovo il fiato. La scossa di magnitudo $M_d\ 4.7$, registrata dall’INGV a circa tre chilometri di profondità tra Pozzuoli e Quarto, non è stata solo la più forte dell’era strumentale moderna. È stata l’ennesimo promemoria di vivere sopra un gigante che non dorme mai.

Tra intonaci crollati, famiglie scese in strada ed evacuazioni preventive, i riflettori si sono riaccesi su quel fenomeno unico e complesso che chiamiamo bradisismo. Ma per capire davvero cosa stia succedendo sotto i nostri piedi, non basta guardare agli ultimi mesi: bisogna fare un passo indietro, sfogliare i libri di storia e spingersi fino alle origini stesse del pianeta.

Un nome antico per un respiro continuo

Il termine viene dal greco — bradýs (lento) e seismós (scossa) — e descrive perfettamente l’illusione di una terra ferma che in realtà si alza e si abbassa continuamente. A differenza dei classici terremoti di origine tettonica, il bradisismo flegreo è il sintomo visibile di un vulcanismo secondario vivo e pulsante.

Quando i gas e i fluidi ad alta temperatura spingono nel sistema idrotermale sotterraneo, o il magma profondo accumula tensione, la crosta superficiale si gonfia come un polmone. Se questa pressione aumenta troppo rapidamente, la roccia rigida in superficie non regge: si spacca, scatenando sciami sismici superficiali e frequenti, proprio come quello che continua a spaventare i residenti della zona abitata.

Quando i Campi Flegrei hanno cambiato il clima della Terra

Se oggi Pozzuoli si spaventa per qualche centimetro di sollevamento, la geologia del Quaternario ci ricorda che la supercaldera flegrea è nata da eventi di ben altra portata. I Campi Flegrei non sono un vulcano tradizionale con un unico cono, come il vicino Vesuvio, ma un’immensa struttura depressa creata dal crollo della crosta terrestre in seguito a due imponenti catastrofi preistoriche:

  • L’Ignimbrite Campana (~39.000 anni fa): È stata la più grande eruzione dell’area mediterranea negli ultimi 200.000 anni. Oltre 200 chilometri cubi di magma vennero proiettati in atmosfera, coprendo l’intera piana campana sotto metri di materiale piroclastico e scagliando ceneri che raggiunsero persino la Groenlandia. Lo svuotamento della camera magmatica provocò il primo immenso sprofondamento della zona.
  • Il Tufo Giallo Napoletano (~15.000 anni fa): Un secondo evento devastante emise decine di chilometri cubi di materiale, generando un nuovo collasso interno che ha sagomato la caldera per come la conosciamo oggi, da Posillipo fino a Monte di Procida, fornendo letteralmente la pietra su cui è stata costruita Napoli.

Tra 15.000 e 3.800 anni fa, il suolo ha continuato a oscillare in modo violento. Gli studi dimostrano che prima dell’eruzione di Agnano-Monte Spina (avvenuta circa 4.100 anni fa), la linea di costa flegrea si sollevò di oltre dieci metri nel giro di pochi decenni, accompagnata da sciami sismici del tutto simili a quelli odierni, prima che il terreno cadesse di nuovo sotto la spinta dell’eruzione.

Dai molluschi sui templi romani alla nascita di una montagna

Avvicinandoci all’epoca storica, il bradisismo ha lasciato i suoi “verbali” firmati direttamente sulla pietra.

Il testimone più celebre è il cosiddetto Tempio di Serapide a Pozzuoli. Le colonne di questo antico mercato romano portano ancora i segni dei Lithophaga lithophaga, i datteri di mare: piccoli fori lasciati dai molluschi fino a sei metri di altezza. È la prova schiacciante che, tra il Medioevo e l’età romana, la struttura è finita sott’acqua per poi riemergere lentamente.

Dopo secoli di inabissamento, il Rinascimento segnò una nuova violenta spinta verso l’alto. Per decenni il mare si ritirò di centinaia di metri, finché il 29 settembre 1538 l’accumulo di gas e magma spaccò la crosta: in soli tre giorni di eruzione nacque il Monte Nuovo, l’ultimo nato tra i vulcani della caldera.

Le crisi del Novecento e la sfida odierna

Nel secolo scorso il suolo ha ripreso a spingere con forza. La crisi del 1969–1972 provocò un innalzamento di un metro e mezzo, costringendo allo sgombero dello storico Rione Terra e rendendo inagibile il porto. Più dura ancora fu la parentesi del 1982–1984: quasi due metri di sollevamento, oltre diecimila scosse registrate e l’evacuazione temporanea di trentamila persone dal centro cittadino.

L’attuale fase, iniziata nel 2005, ha portato Pozzuoli a sollevarsi di oltre 1,3 metri. Oggi la differenza la fa la tecnologia: la rete di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano garantisce un controllo costante su parametri geochimici e sismici. I Campi Flegrei continuano a respirare come fanno da quarantamila anni; la vera sfida moderna resta quella di imparare a convivere con il ritmo del loro battito.

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