Quanto visto a Bergamo non è stato uno scherzo, ma una realtà amara per chi ama il calcio. La sfida tra Atalanta e Napoli lascia dietro di sé uno strascico di polemiche che va ben oltre il risultato maturato in campo. Una partita che, per molti tifosi azzurri, rappresenta la cartina di tornasole di una classe arbitrale ritenuta inadeguata, divisa tra chi dirige sul terreno di gioco e chi interviene dalla sala VAR.
mirino finisce soprattutto il direttore di gara Daniele Chiffi, chiamato a prendere decisioni pesanti in momenti chiave della partita. Ma le critiche non risparmiano nemmeno l’utilizzo della tecnologia, ancora una volta al centro di interpretazioni controverse e scelte giudicate incomprensibili.
Il Napoli aveva approcciato la gara con personalità, determinazione e qualità. Gli azzurri avevano dato l’impressione di poter controllare il match, costruendo occasioni e mantenendo alta la pressione. Poi, però, sono arrivati gli episodi.
Prima il rigore non concesso, tra proteste vibranti e controllo VAR che non ha modificato la decisione iniziale. Poi il gol annullato per un presunto fallo a inizio azione, una chiamata che ha lasciato più di un dubbio per dinamica e intensità del contatto. Decisioni che hanno cambiato l’inerzia emotiva e tecnica della sfida.
Dal possibile doppio vantaggio si è passati alla rimonta dell’Atalanta, con il Napoli che ha accusato il colpo sia sul piano psicologico che su quello tattico. Una gara che, secondo molti osservatori, è stata vistosamente condizionata da scelte cervellotiche e difficili da comprendere.
Nel post partita è stato ancora una volta Antonio Conte a metterci la faccia, difendendo la squadra e sottolineando le criticità viste in campo. Ma il sentimento diffuso nell’ambiente azzurro è che non possa essere lasciato solo davanti alle telecamere.
L’attenzione ora si sposta sul presidente Aurelio De Laurentiis, chiamato a far sentire la propria voce nelle sedi opportune. Per molti tifosi è un dovere verso la piazza e un diritto legittimo di chi investe ogni anno cifre importanti in un sistema che dovrebbe garantire equità e trasparenza.
De Laurentiis non è il rappresentante di una multinazionale distante dal tessuto sportivo, ma un imprenditore che impegna risorse significative nel progetto Napoli. In un calcio italiano che spesso mostra crepe strutturali e difficoltà organizzative, il tema arbitrale torna ciclicamente a minare la credibilità del sistema.
Il campionato di Serie A si trova ancora una volta a fare i conti con polemiche legate all’interpretazione delle regole e all’utilizzo del VAR. La sensazione è che manchi uniformità di giudizio, con episodi simili valutati in modo differente di settimana in settimana.
Serve una riflessione profonda da parte della FIGC e dell’Associazione Italiana Arbitri per ristabilire fiducia e credibilità. Perché quando a dominare il dibattito non sono gioco e tattica ma errori e sospetti, a perdere è l’intero movimento.
Quanto accaduto a Bergamo lascia l’amaro in bocca e riaccende un dibattito mai sopito. I tifosi chiedono rispetto, chiarezza e coerenza. Perché il calcio, quello vero, dovrebbe essere passione e competizione leale, non una tortura per chi lo ama.


