Chi era Giorgio Ascarelli? Se ne discuterà domenica 25 ottobre 2026, alle ore 17:00, alla Comunità ebraica di Napoli, in Via Capella Vecchia 31, dove sarà presentato il libro di Adam Smulevich “Giorgio Ascarelli, Imprenditore e filantropo a Napoli”. Oltre all’autore, parteciperanno Miriam Rebhun, presidente dell’Associazione Adei-Wizo, sezione di Napoli e Flavia Pantaleo, con testimonianze familiari.
Il volume edito da Giuntina (Collana Vite – pubblicato in collaborazione con Fondazione Rut), restituisce il ritratto di un uomo profondamente legato alle proprie radici ebraiche e al destino della sua città. Alla sua morte, nel 1930, migliaia di persone si raccolsero per rendergli omaggio. Eppure, pochi anni dopo, il regime fascista ne cancellò il nome dallo stadio da lui voluto, oscurando progressivamente il suo lascito. Questa biografia offre alla memoria collettiva il volto di un protagonista dimenticato del Novecento italiano.
Giorgio Ascarelli era noto a tutta Napoli. Imprenditore visionario, filantropo e protagonista della vita cittadina, contribuì a trasformarne il volto economico e sociale, sostenendo iniziative culturali e benefiche e promuovendo forme innovative di tutela dei lavoratori. Il suo nome è legato soprattutto alla nascita del Napoli, la squadra che avrebbe incarnato passioni e speranze di un’intera città. Per Ascarelli, un grande napoletano, il calcio non era soltanto uno sport, ma uno strumento di coesione civile e identità condivisa. Animato da questa visione, realizzò a proprie spese uno stadio moderno e all’avanguardia, destinato a diventare il simbolo delle ambizioni di una città affamata di futuro.
«Giorgio Ascarelli è stato un protagonista a tutto campo della società del suo tempo. E se la squadra di calcio del Napoli resta il suo lascito più celebre – spiega – Smulevich – è bene non dimenticare l’impegno di imprenditore e filantropo attivo con profitto in numerosi ambiti. Ascarelli era mosso da un’urgenza di giustizia sociale, frutto anche dell’ambiente in cui è stato formato sin da bambino: è l’aspetto che più mi ha affascinato della sua vita breve, ma intensa. Come si dice nella tradizione ebraica, il suo ricordo vive».
Adam Smulevich, giornalista, è nato nel 1985 a Firenze. Lavora nella redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ed è autore di vari saggi dedicati a temi ebraici, alla società israeliana e al mondo dello sport. Con Giuntina ha già pubblicato “Presidenti. Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma e, con Max Castellani, “Un calcio al razzismo. 20 lezioni contro l’odio”. Sempre con Castellani ha scritto “A futura memoria. Storie di sport, lezioni di vita” (Minerva, 2023), segnalazione particolare al concorso letterario del Coni.
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