Nell’intervista, il professor Gianluca Bocchi, filosofo della scienza ed esperto di epistemologia della complessità, affronta il rapporto tra crisi geopolitica, fragilità europea e questione italiana. Secondo Bocchi, la crisi attuale va letta dentro l’imprevedibilità della storia: l’Europa aveva dato per scontata una stretta alleanza con gli Stati Uniti e, quando questa certezza viene messa in discussione, entra in crisi anche la sua identità. L’Italia condivide i problemi degli altri Paesi europei: da sola non può farcela, mentre la costruzione europea è rimasta a metà, tra burocrazia, carenza di leadership e federalismo incompiuto. Il rischio è che, in un momento di paura, prevalgano modelli sovranisti o neonazionalisti che guardano al passato, invece di trasformare creativamente l’Unione Europea in senso federale, anche ricordando che l’Italia è stata tra i Paesi fondatori.
Sul Mezzogiorno, Bocchi sostiene che il vero problema non sia semplicemente la contrapposizione Nord-Sud, ma il modello centralista di impronta francese imposto dopo l’Unità, che ha danneggiato il Sud. Occorre superare il centralismo e realizzare una regionalizzazione avanzata e solidale, non un federalismo che favorisca solo le regioni più ricche. La tesi del Mezzogiorno come “colonia interna” non è, per Bocchi, una narrazione residuale: è una lettura realistica e articolata, già presente in Salvemini, che descrive un problema sostanziale mai risolto, con interventi industriali spesso maldestri e poco radicati nel territorio.

Riguardo alle guerre, Bocchi non fa previsioni, perché la storia è imprevedibile. Sul Medio Oriente l’impatto maggiore riguarda le risorse e molto dipenderà dalle elezioni americane. Sull’Ucraina, il peso della guerra comincia a farsi sentire sulla Russia, ma la disponibilità a trattare è ancora scarsa e la situazione è in grande movimento. La Russia ha un’economia squilibrata sulle risorse non rinnovabili; la Cina è alleata ma conserva una rivalità di fondo. Bocchi invita quindi a considerare scenari diversi, non uno solo. Quanto all’Europa, il suo spostamento a destra non dipende solo dalla guerra, ma anche da fattori interni e da finanziamenti esterni a partiti di estrema destra; il rischio è difendere la democrazia in Ucraina e perderla in patria. Inoltre, gli Stati Uniti hanno rinunciato alla leadership del legame con l’Europa, lasciando problemi aperti che l’Europa non ha ancora affrontato.
Infine, sul trumpismo Bocchi osserva che si tratta di un fenomeno originale, legato anche alla persona di Trump, ma inserito in una lunga tradizione del conservatorismo americano; la successione è incerta. Sull’intelligenza artificiale, il rischio non è l’IA in sé, che è molto abile in compiti ristretti, ma il pessimismo: l’IA può essere un’occasione per riscoprire la ricchezza e le capacità dell’intelligenza umana
IL PROFILO DEL PROFESSORE GIANLUCA BOCCHI
Gianluca Bocchi (classe 1954) è un filosofo della scienza e della storia, tra i principali interpreti italiani del pensiero della complessità. Il suo profilo intellettuale è però più ampio di quanto lasci intendere la sola etichetta di “filosofo della complessità”.
Dal 2005 è professore ordinario di Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Bergamo, dove ha insegnato anche Scienze e Filosofia della Globalizzazione e Epistemologia Genetica. I suoi interessi spaziano dalle scienze biologiche ed evolutive alla storia globale e urbana, dalla geopolitica alla storia delle idee, delle culture e delle lingue.
In ateneo ha ricoperto ruoli di rilievo: è stato Vicedirettore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali (2015-2018), membro del Senato Accademico e Direttore del Centro di Ricerca sulla Complessità (CERCO). Ha inoltre coordinato la Scuola di Dottorato in Antropologia ed Epistemologia della Complessità. Accanto all’attività accademica, svolge da decenni consulenza e formazione per aziende ed enti su temi legati alla gestione della complessità e all’innovazione.
Il suo nome è legato soprattutto all’introduzione e alla diffusione in Italia dell’epistemologia della complessità, un progetto culturale sviluppato in stretta collaborazione con Mauro Ceruti.
Il volume che ha segnato una svolta è La sfida della complessità (Feltrinelli, 1985), curato con Ceruti: un’antologia che raccoglie contributi di studiosi come Edgar Morin, Ilya Prigogine e Francisco Varela, e che è diventata un classico del pensiero contemporaneo.
Da questa prospettiva derivano alcuni nodi centrali del suo pensiero:
L’imprevedibilità della storia, che smentisce la pretesa di prevedere gli eventi in modo lineare.
La lettura della crisi europea come crisi di identità, legata al venir meno di certezze consolidate come l’alleanza con gli Stati Uniti.
La critica al centralismo italiano e alla mancata soluzione della questione meridionale.
Uno sguardo non catastrofista sulla tecnologia, e in particolare sull’intelligenza artificiale, vista come occasione per riscoprire la specificità dell’intelligenza umana.
In sintesi, Bocchi non è solo un teorico della complessità in senso epistemologico: è una figura che applica quella prospettiva alla storia, alla geopolitica, all’educazione e alla formazione, con un’attenzione costante all’imprevedibilità dei processi storici e alla costruzione di identità plurali.

