lunedì, Maggio 11, 2026
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Napoli perde l’occhio della sua anima: addio a Riccardo Siano, fotografo della verità

Certe persone sembrano appartenere per sempre al paesaggio umano di una città. Le immagini di Riccardo Siano erano Napoli, così come Napoli era diventata, negli anni, il suo immenso archivio di emozioni, ferite, speranze e contraddizioni. La sua morte, arrivata dopo una lunga malattia affrontata con riservatezza e dignità, lascia un vuoto profondo non soltanto nel giornalismo italiano, ma nella memoria collettiva di un’intera comunità.

Aveva 61 anni. E fino all’ultimo ha conservato quello sguardo discreto e intenso con cui per oltre quarant’anni ha attraversato vicoli, piazze, tragedie e miracoli quotidiani. Arrivava spesso in sella a un motorino vissuto, con la macchina fotografica al collo, il borsone consumato sulle spalle e il giubbotto pieno di tasche. In silenzio. Sempre presente, mai invadente. Non aveva bisogno di imporsi: bastava il suo modo di osservare il mondo.

Riccardo Siano non cercava la fotografia. La comprendeva prima ancora di scattarla.

Nei luoghi della cronaca più dura — tra omicidi di camorra, crolli, emergenze, disperazione — riusciva a mantenere una delicatezza rara. Salutava tutti con educazione, senza perdere mai la misura. Non c’erano urla, protagonismi o competizione nel suo lavoro. Si muoveva veloce, quasi invisibile, ma finiva sempre nel punto esatto dove la realtà stava per raccontarsi.

Il suo era uno sguardo umano prima ancora che professionale. Dietro quell’apparente malinconia c’era una sensibilità straordinaria, la capacità di entrare nelle storie senza violarle. Per questo i suoi scatti non erano semplici fotografie di cronaca: diventavano racconto, denuncia sociale, memoria storica.

Napoli, attraverso il suo obiettivo, appariva autentica. Bellissima e dolorosa. Viva.

Ha immortalato intere generazioni e alcuni dei momenti più importanti della storia recente del territorio campano: l’epopea di Diego Armando Maradona, le guerre di camorra, l’alluvione di Sarno, il terremoto di Ischia, le trasformazioni urbane di Bagnoli, le periferie dimenticate e le grandi speranze di rinascita della città. Nei suoi lavori convivevano la miseria e la nobiltà popolare, la rabbia e la poesia, il sangue e la festa.

Ogni fotografia possedeva una prospettiva originale, mai banale. Riccardo Siano riusciva a trovare il dettaglio invisibile agli altri: uno sguardo perso tra la folla, una mano stretta, una lacrima trattenuta, la luce improvvisa tra i palazzi. Raccontava Napoli senza filtri, ma sempre con amore.

Amava profondamente il suo mestiere e ne rispettava la fatica quotidiana. Era un artigiano dell’immagine, curioso e instancabile. Negli anni aveva sviluppato anche una grande passione per l’innovazione tecnologica, diventando uno dei pionieri delle riprese con drone. Dall’alto riusciva a mostrare una città ancora diversa, sospesa tra mare, cielo e ferite urbane. Una Napoli vista “come se volassimo”, proprio come nel titolo del suo libro dedicato agli scorci aerei del capoluogo partenopeo.

Eppure, dietro il talento riconosciuto da colleghi e istituzioni, continuava a nascondersi un uomo profondamente umile. Schivava i complimenti con un sorriso lieve, cambiava discorso, quasi imbarazzato. Non amava stare al centro della scena, pur essendo diventato un punto di riferimento per generazioni di fotografi e cronisti.

Chi lo ha conosciuto racconta soprattutto la sua bontà. Una gentilezza autentica, mai costruita. In un tempo spesso dominato dall’aggressività e dalla superficialità, Riccardo Siano rappresentava un’altra idea di giornalismo: quella fatta di rispetto, ascolto e presenza silenziosa.

Era un uomo del popolo, ma lontano da ogni retorica. Sapeva stare accanto agli ultimi senza paternalismo e davanti ai potenti senza timore reverenziale. La sua macchina fotografica non giudicava: osservava.

Oggi Napoli lo piange come si piange uno di famiglia. Perché Riccardo Siano non ha soltanto fotografato la città: ne ha custodito l’anima.

E forse continuerà a farlo ancora, attraverso quelle migliaia di immagini che restano patrimonio vivo di memoria, arte e verità. Scatti che continueranno a parlare anche adesso che lui non c’è più.

Come un gabbiano sospeso sopra il golfo, continuerà a guardare Napoli dall’alto. In silenzio. Con la stessa delicatezza con cui l’ha amata per tutta la vita.

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