lunedì, Maggio 11, 2026
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Palazzo Reale di Napoli omaggia Alberto Biasi

e la sua arte ottico-dinamica per visitatori… mai fermi

Palazzo Reale di Napoli, la maestosa reggia seicentesca che in piazza del Plebiscito ospita un ricco patrimonio di capolavori delle arti, omaggia Alberto Biasi, grande artista vivente che nel 1960 a Padova con Manfredo Massironi fondò il Gruppo N, dando vita alla “nuova concezione artistica” allora detta anche Optical art e Arte programmata. L’esposizione di una quarantina di sue opere provenienti da collezioni italiane e straniere, a cui se ne aggiunge una quindicina dell’Archivio Storico Alberto Biasi di Padova che il maestro (classe 1937) segue in prima persona, sarà accessibile al pubblico dal 28 maggio all’1 agosto 2026, con vernice su invito il 26 maggio alle ore 18. 

Nelle sale Belvedere il pubblico di Palazzo Reale potrà avvicinare l’arte programmata e ottico – dinamica espressa da Biasi in questi primi 60 anni, che solo al visitatore distratto possono far pensare al fenomeno dell’illusione ottica: “I miei quadri non mostrano proprio per niente delle illusioni ottiche – precisa l’autore – E i primi ad accorgersene sono, guarda caso, i bambini che non hanno le sovrastrutture culturali e visive degli adulti”. 

A differenza dell’illusione, è infatti il movimento fisico di chi guarda l’opera a “cambiarla” nello spazio e di conseguenza anche nel tempo: e questo per la sua strutturazione e per l’effetto che la luce (immobile e senza manipolazioni) gioca sulle superfici dei materiali che compongono il quadro. 

Come dice lo stesso autore, “Quando negli anni Sessanta si diffuse la convinzione della “morte dell’arte”, che cioè non ci fosse più nulla da dire in termini di senso culturale e necessità sociale, io non accettai questa visione rassegnata, impegnandomi a proporre nuove possibili sfaccettature”.

Trasformazione della percezione, quindi: con l’opera che non va guardata staticamente, ma bisogna al contrario camminarci attorno per vederla cambiare e per comprendere come l’osservatore diventi lui stesso protagonista in quanto valore aggiunto di quell’immagine. Il concetto di dinamismo in questo caso richiama addirittura quello ancora più incredibile della Meccanica Quantistica, dove è l’atto stesso di osservare a cambiare la realtà fisica di ciò che è infinitesimamente piccolo. Questa visione attiva tra l’opera e il suo spettatore, il filosofo e critico d’arte Dino Formaggio la chiamava danza.   

Innumerevoli le mostre personali e collettive che hanno portato Alberto Biasi a esporre nei vari continenti: dalle personali al Muzeum Sztuki di Łódź (1967), al Parlamento Europeo (2005), dallo State Hermitage Museum di San Pietroburgo (2006) al Museu Diocesà di Barcellona (2007), dal MACBA di Buenos Aires e il MAC di Santiago de Cile (2014-2015) al Museo dell’Ara Pacis a Roma (2021)E ancora l’installazione Diventare luce alla Chiesa di San Fedele a Milano (dal 2025 divenuta permanente) e le collettive di arte cinetica italiana al Musée des Arts Décoratifs du Louvre (1964) e al Centre Pompidou di Parigi, al MoMA di New York (1965), all’Ulmer Museum a Ulm e allo Stadtisches Kunsthalle Mannheim di Mannheim fino all’Alpen-Adria-Galerie di Klagenfurt (2001-2003) e al TATE Museum di Londra (2024).

Il valore di questo artista che fondò il Gruppo N-A divenuto l’anno dopo Gruppo N con Manfredo Massironi, ha portato anche molti altri musei italiani e internazionali a riconoscerne i meriti, come ora fa il Palazzo Reale di Napoli. 

La mostra partenopea ha per titolo ALBERTO BIASI e altre visioni delle superfici: Hsiao, Rotta Loria, Tornquist, propone anche opere di questi autori ed è curata dal critico d’arte Giovanni Granzotto. Questa esposizione non vuol essere una celebrazione del passato, ma un’occasione per misurare, ancora oggi, la potenza di una ricerca che ha scelto di rispondere alla morte dell’arte con un nuovo Rinascimento e con una trasformazione radicale del vedere.

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