INTERVISTA AUDIO DI ANDREA CANNAVALE
Nel corso di un’intervista, Andrea Cannavale, figlio del grande attore Enzo Cannavale, ha raccontato con affetto la carriera e la vita del padre, scomparso nel 2011. Oggi Andrea e suo fratello Alessandro sono produttori cinematografici.
Gli inizi quasi casuali
Andrea ricorda che il padre non ebbe mai rimpianti per la sua carriera. Iniziò quasi per caso: accompagnò l’amico Antonio Casagrande a un provino con Eduardo De Filippo e venne preso anche lui. A quel tempo lavorava come impiegato all’ospedale militare. Quando l’attività teatrale divenne impegnativa, dovette lasciare il posto fisso, una scelta difficile nel dopoguerra, ma necessaria per dedicarsi completamente alla recitazione.
Una carriera senza rimpianti
Andrea, inoltre, racconta il padre affrontò tutto con leggerezza e consapevolezza. Fu felice ed orgoglioso di aver lavorato con Eduardo De Filippo per dieci anni, con grandi registi autoriali come Germi, Nanni Loy e Francesco Rosi, e poi con la commedia all’italiana, i film con Bud Spencer, Bombolo e Nino D’Angelo. Enzo non rinnegò mai nulla, neppure i film più leggeri: per lui ogni esperienza era un’ occasione di vita.
Tra i titoli più importanti ricordiamo: *Le quattro giornate di Napoli*, *Operazione San Gennaro*, *C’era una volta*, *Nuovo Cinema Paradiso* (vincitore dell’Oscar), e ancora *Le vie del Signore sono finite* con Massimo Troisi, dove interpretava il padre di Troisi, e *32 dicembre* di Luciano De Crescenzo, per cui vinse il Nastro d’Argento.
Un caratterista tra i grandi
Enzo Cannavale è stato un volto onnipresente del cinema italiano dagli anni Settanta agli anni Novanta. Andrea sottolinea l’importanza dei caratteristi, spesso in ruoli secondari ma fondamentali per la riuscita dei film. Con il fratello ha realizzato un docufilm (presentato al Festival di Roma) che non solo racconta Enzo, ma celebra tutti i grandi caratteristi che hanno reso il cinema e il teatro italiani così belli negli ultimi cinquant’anni.
Il rapporto con i grandi registi
Andrea ci dice che il padre non aveva preferenze particolari, pero stimava registi come Gianni Ferreri (*La casa del sorriso*, per cui vinse il David di Donatello come miglior attore non protagonista nel 1991). Ha lavorato con tutti: da Bud Spencer a Bombolo, da Enrico Montesano a Nino D’Angelo. A teatro ha recitato con Luisa Conte, Silvio Orlando, Lina Wertmüller e Peppe Barra.
Un padre severo ma sereno
Andrea racconta il padre, Enzo come uomo severo sullo studio e sulle regole, ma sempre presente, nonostante le numerose tournée in America, Africa e Russia. Andrea ricorda una casa piena di vita, con 12 persone tra zie, nonna e zii. Il nonno paterno morì in guerra.
La sua filosofia era: “La vita è un gioco da vivere seriamente”. Era allegro e positivo, amava la disciplina e l’educazione, ma senza mai prendersi troppo sul serio, era in sostanza molto autoironico. A differenza di molti artisti “dannati” che inseguono qualcosa che non possono avere, Enzo era sereno e grato per quello che aveva fatto.
Un’eredità che continua
Andrea spiega che la forte mancanza del padre , morto nel 2011, viene ”lenita” dalla sua continua presenza ”virtuale” . Infatti, da quando è mancato, la televisione trasmette spesso i suoi film. L’anno scorso è stata organizzata una mostra a lui dedicata al Napoli Teatro Festival. Il docufilm in uscita, diretto da Mario Sessi, con contributi di Salemme, Peppe Barra e altri amici, aiuterà a mantenere vivo il suo ricordo.
Il messaggio per le nuove generazioni
Andrea conclude con un insegnamento che suo padre lascia a tutti: vivere questo mondo straordinario senza prendersi mai sul serio, affrontare le piccole delusioni con filosofia, guardare solo alle cose positive e cercare di lasciare qualcosa quando non ci sarà più.



