sabato, Maggio 9, 2026
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Quando lo champagne parlava con voce femminile

Donne e vino: imprenditrici, visionarie, custodi di stile

L’8 marzo non è solo una ricorrenza di lotta e rivendicazione, ma l’occasione per brindare alle pioniere  che hanno trasformato settori storicamente maschili.

Le Donne nel vino hanno sempre svolto un ruolo cruciale nella storia e nella cultura di questa bevanda millenaria. Dalle antiche dee del vino della mitologia greca come Ebe, figlia di Zeus, passando alle vedove dell’Ottocento, fino alle donne imprenditrici e produttrici di vino di oggi, la presenza femminile nel mondo del vino è stata e continua ad essere fondamentale per la crescita e lo sviluppo dell’industria vinicola.

Se oggi la cultura enologica è sinonimo di tecnica e stile, lo dobbiamo in gran parte a una stirpe di donne straordinarie che hanno trovato la forza di rivoluzionare un’intera industria.

Nell’Ottocento, il codice napoleonico limitava fortemente l’autonomia delle donne, ma lasciava uno spiraglio alle vedove. Fu in questa fessura burocratica che alcune figure leggendarie costruiscono i loro imperi, tant’è vero che solo come vedove le donne potevano legalmente guidare un’azienda. Trasformando una condizione  imposta in spazio di libertà e visione.

L’eleganza è la strategia che ha utilizzato Barbe-Nicole Ponsardin (1777-1866), che a 27 anni prende le redini dell’azienda del defunto marito. La “Veuve Cliquot” inventa la tecnica del rémuage, conquista i mercati internazionali, rende lo Champagne limpido, affidabile e moderno.

L’intuizione nell’investimento del Brut è opera di Louise Pommery (1819-1890). In un’epoca in cui si bevevano solo spumanti molto dolci, Madame Pommery, ebbe l’intuizione geniale di assecondare il gusto del mercato inglese, creando nel 1874 il primo Champagne Brut della storia.

Carattere, misura e identità sono invece dei capisaldi per Lily Bollinger, che gestisce la maison Bollinger attraverso la Seconda Guerra Mondiale. E’ sua una della citazioni più famose sul vino: “Lo bevo quando sono felice e quando sono triste. Talvolta lo bevo quando sono sola. Quando ho compagnia lo considero obbligatorio. Lo sorseggio se non ho fame e lo bevo quando ne ho. Altrimenti non lo tocco mai, a meno che non abbia sete”.

Le donne rappresentano da sempre un ruolo chiave: hanno introdotto nuove tecniche, puntando su viticoltura biologica e biodinamica, portando sensibilità e innovazione. Non solo consumatici, ma vere ambasciatrici del vino, produttrici e gestori di cantine che valorizzano il territorio.

Ma non solo, si può affermare con certezza che le donne stanno rivoluzionando il settore enologico, passando da figure storiche indimenticabili, a protagoniste come produttrici, enologhe e sommelier, guidando oggi oltre il 25% delle aziende vinicole italiane. Il loro approccio innovativo privilegia la sostenibilità, la qualità (DOC/DOCG) e un marketing emozionale, cambiando la percezione del vino.

Celebrare la Festa della Donna attraverso il vino significa riconoscere che il talento non ha genere. Queste donne non sono state semplici “sostituzioni” dei mariti, ma vere visionarie che hanno saputo vedere il futuro in un calice di vetro.

Oggi brindiamo a loro e a tutte le donne che continuano a sporcarsi le mani in vigna e a usar e l’ingegno in cantina per regalarci emozioni.

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