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Letture di donne in arabo e napoletano

Seconda sessione di lettura performativa dell’associazione Rinascita Sociale Salam House nell’ambito della rassegna Marzo Donna.

NAPOLI – “Pace e desiderio: letture in arabo e napoletano”: questo il titolo del secondo evento realizzato il 19 marzo nell’ambito dell’iniziativa “Voci di donna: riscatto e identità tra le mura della legalità”, proposto dell’associazione Rinascita Sociale Salam House, per la rassegna “Marzo Donna” del Comune di Napoli, che conduce gli spettatori in un viaggio corale che trascende i confini linguistici e geografici grazie alle letture di una poesia araba e di liriche napoletane.

L’incontro si è aperto con le letture delle liriche napoletane composte da Gennaro Esposito e Luigi Esposito, padre e figlio, capaci di trasformare il dialetto in uno strumento di critica sociale. Il primo, nato nel centro storico della città di Napoli, dal 1979 si è dedicato alla poesia pubblicando oltre venti raccolte di versi e cinquanta canzoni in dialetto napoletano. Celebre per aver immortalato tradizioni locali (come una sua poesia esposta presso l’Antica Pizzeria Da Michele), la sua grandezza risiede nella critica all’inefficienza del sistema politico e alle abitudini e tradizioni della sua gente. Nella poesia Violenza il poeta racconta il dramma di una donna vittima di abusi, umiliata una seconda volta da una sentenza giudiziaria intrisa di maschilismo.

L’eredità di Gennaro prosegue nell’operato del figlio, Luigi Esposito, che unisce attività letteraria (con cinque pubblicazioni) a un forte impegno teatrale, mantenendo in vita la tradizione della ‘Nferta natalizia. I componimenti letti sono due: Chiarimento e Nun manca sùlo ll’aria. Nel primo si ha un’esortazione rivolta a una giovane donna affinché non ceda ai ricatti emotivi e alle insistenze di un compagno violento; nella seconda si ha un omaggio alla resilienza delle donne che, in contesti drammatici come quelli dell’asia occidentale, rischiano la vita ogni giorno per rivendicare i propri diritti.

Joumana Haddad, poetessa e scrittrice nata a Beirut, è cresciuta in una società segnata dalla guerra civile libanese (1975-1990), ha apportato importanti contribuiti anche come giornalista e attivista per i diritti umani, in particolare per i diritti delle donne. È proprio attorno al tema delle disuguaglianze e dei diritti umani che ruota la poetica di Joumana Haddad. In ognuno dei suoi lavori, è la donna a ricoprire un ruolo centrale: attraverso la sua penna, l’autrice combatte i tabù e gli stereotipi imposti dalla società patriarcale, rivendica i diritti delle donne e in particolare il diritto di essere libere: libere di esprimersi, di far sentire la propria voce nella società civile, di essere padrone delle proprie scelte; semplicemente, libere di essere.

Libertà di esprimersi, compiere le proprie scelte, rivendicare il proprio diritto di essere, assumere qualsiasi “forma” si voglia, dare ascolto al proprio desiderio, inteso nelle sue varie accezioni: tutti questi temi si intrecciano ed emergono in maniera più o meno esplicita nei versi della poesia Sono una donna. Il titolo stesso del componimento, letto da Emma Riboldi, tirocinante dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” in servizio presso l’associazione Rinascita Sociale Salam House, chiarisce fin da subito la volontà dell’autrice: affermare la propria identità femminile, non solo il proprio essere, ma il proprio essere donna.

In questa poesia, Haddad dipinge una figura femminile silenziosa, che non si espone, non perché abbia paura di esporsi o le manchi il coraggio, ma perché ha la saggezza di chi sa quando è il momento di agire e la consapevolezza di essere libera anche di fronte all’apparente subordinazione della società patriarcale. La sua libertà sta infatti nell’esporsi come nel non esporsi, nel parlare ma anche nel tacere, nella possibilità di scegliere: scrive, infatti, “io sono libera prima e dopo di loro” e afferma “la mia prigione è la mia volontà”.

Tutto ciò fa comprendere la poetica di Haddad, una poetica tagliente e anticonvenzionale, dominata dall’immagine di una donna libera, coraggiosa, ribelle. Una donna che non ha paura di affermare la sua identità, i suoi diritti e di pronunciare con fierezza le parole più semplici e al tempo stesso più significative: Sono una donna.

Il progetto mira a raccontare le donne e la loro forza, con letture fatte da donne per le donne (e non solo), favorendo l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva, nonché la cultura della legalità. La partecipazione delle volontarie del Corpo Europeo di Solidarietà e del mondo accademico garantisce un approccio multiculturale e intergenerazionale. Le letture in lingua originale, accompagnate da traduzioni e analisi critiche, trasformeranno il bene confiscato alla criminalità organizzata in un laboratorio di bellezza e legalità, con il tocco delle donne.

Le attività sono previste il 17, 19 e 24 marzo 2026 (ore 10:00-12:00), presso la sede dell’associazione Rinascita Sociale Salam House di vico Zuroli 10 – Napoli, bene confiscato alla criminalità organizzata.

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