lunedì, Marzo 30, 2026
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L’Anima inquieta di ”Malavia” intervista alla giovane attrice Francesca Gentile

FRANCESCA GENTILE , CLASSE 2009, NUOVO GIOVANE TALENTO DELLA PM5 TALENT DI BEPPE MASTROCINQUE

Oggi il nostro giornale intervista la giovane attrice Francesca Gentile, una delle principali protagoniste del “Malavia”, film scritto da Nunzia De Stefano e Giorgio Caruso, diretto dalla stessa De Stefano e prodotto da Matteo Garrone con Archimede e Rai Cinema. Il film uscito nelle sale il 26 marzo.

Nel film Francesca Gentile interpreta il ruolo di Cira , una giovane ragazza che si ritrova a vivere la sua adolescenza , tra incertezze dubbi e accettazione

Francesca , Malavia” è il tuo primo film. Cosa ricordi del primo giorno sul set? Avevi paura o prevaleva l’emozione?

Mi sono trovata davvero molto bene sul set fin dal primo giorno. C’è stata un’accoglienza bellissima da parte di tutta la troupe mi hanno fatta sentire subito a casa. All’inizio ero molto emozionata anche perché era la mia prima esperienza così importante. Più che paura direi emozione e tanta voglia di fare bene e impegnarmi in questo ruolo,poi piano piano mi sono sciolta.




Hai avuto modo di lavorare con Matteo Garrone come produttore. Lui è noto per la sua attenzione maniacale ai dettagli e per il lavoro con gli attori. Hai avuto modo di confrontarti con lui o hai sentito la sua “presenza” dietro al progetto?

Sì ho avuto modo di confrontarmi con lui e ho sentito molto la sua presenza nel progetto per l’attenzione ai dettagli. Si confrontava spesso con Nunzia de Stefano e questa cura si percepiva sul set. Io l’ho conosciuto il giorno della scena più importante di Cira, quella del coming out, sia lui che Nunzia mi hanno dato consigli su come agire e sulla concentrazione del personaggio, anche perché era una scena molto intensa in cui dovevo piangere. Non era semplice concentrarsi, visto che giravamo in un luogo pubblico con rumori esterni, e quindi i loro suggerimenti mi sono stati d’aiuto. Matteo Garrone mi ha dato anche indicazioni più tecniche, su come muovermi davanti alla telecamera per rendere meglio la scena ed è stato molto carino facendomi anche dei complimenti.

Cira viene descritta come una ragazza forte ma molto fragile. Come hai lavorato per bilanciare questi due aspetti così contrastanti senza che l’uno prevalesse sull’altro?

Ho cercato di non separarli troppo, perché secondo me nella realtà le persone sono entrambe le cose. Cira è forte proprio perché ha delle fragilità. Ho lavorato molto sulle emozioni, cercando di renderla vera, senza forzare né la forza né la fragilità.

Ho cercato anche di “mascherare” un po’ la sua fragilità, perché è una cosa in cui mi rivedo: a volte anche io tendo a non mostrarmi fragile, a voler sembrare sempre quella a cui va tutto bene, che sorride sempre e che non piange mai. Questa cosa mi ha aiutato a calarmi meglio nei panni del personaggio e a portarla in scena in modo più naturale.

Il film parla molto di accettazione di sé, un tema centrale per Cira. Cosa pensi che la tua Cira vorrebbe dire al pubblico, soprattutto ai ragazzi e alle ragazze della tua età, che forse stanno vivendo le sue stesse incertezze?

Penso che Cira vorrebbe dirgli di non avere paura di essere se stessi anche quando è difficile. Di accettarsi piano piano, a piccoli passi senza pretendere di avere tutte le risposte subito. È normale sentirsi persi a volte, confusi o insicuri, e non c’è niente di sbagliato in questo. Vorrei che i ragazzi e le ragazze sapessero che va bene aprirsi, parlare delle proprie emozioni e chiedere aiuto se ne hanno bisogno. A volte basta un piccolo passo per sentirsi un po’ più sicuri di sé e non bisogna avere paura di mostrarsi vulnerabili: anche questo fa parte della crescita.

Cira è la spalla, la migliore amica che sostiene Sasà nel suo sogno, ma spesso nella vita reale chi sta accanto a un sognatore rischia di mettere da sé i propri desideri. Pensi che Cira sia consapevole di cosa vuole per sé, o la sua identità si costruisce principalmente in relazione all’amicizia con Sasà?

Secondo me Cira è ancora in una fase in cui si sta cercando. Sicuramente l’amicizia con Sasà è molto importante per lei e in parte si definisce anche attraverso questo rapporto, però non penso che sia tutto lì. Dentro di sé ha già delle cose sue, dei desideri, solo che magari non li ha ancora messi a fuoco del tutto. È proprio in quel momento della vita in cui stai crescendo e stai capendo chi sei davvero un passo alla volta.

Il cuore del film è il trio formato da Cira, Sasà e Nicolas. Com’è stato costruire questa alchimia con Mattia Francesco Cozzolino (Sasà) e Junior Rodriguez (Nicolas)? Avete avuto modo di passare del tempo insieme prima delle riprese per sembrare davvero “inseparabili”?

È stato tutto molto naturale.

Con Junior ci conoscevamo già dal set di Uonderbois, mentre con Mattia ci siamo conosciuti al provino e mi sono trovata subito bene con lui: mi stava simpatico e mi ha messo a mio agio fin da subito. Poi durante le riprese si è rafforzato tutto, ci siamo divertiti e supportati a vicenda, e si è creata una bella alchimia che secondo me si vede anche nel film.

Il film è ambientato nel mondo del rap napoletano. La musica è una parte importante della storia: c’è qualche scena legata al rap o alla musica che è stata particolarmente difficile o divertente da girare?

In realtà io non sono molto coinvolta nelle scene legate al rap, perché nel film Cira dice esplicitamente che non le piace il genere di musica che ascoltano Sasà e Nicolas, quindi lei rimane un po’ distante da quel mondo. Però è stato comunque interessante viverlo da fuori, perché sul set si respirava tanta energia, soprattutto nelle scene musicali, ed era bello vedere tutto quel movimento e quella carica.

Fai parte del progetto PM5 Talent di Peppe Mastrocinque. In che modo questa esperienza ti ha preparato ad affrontare il set di un film così importante come prima esperienza?

Mi ha aiutata tanto, soprattutto a livello di preparazione e di approccio al lavoro. Grazie a questo percorso ho capito meglio cosa significa stare su un set, l’importanza della concentrazione, dell’ascolto e anche della disciplina. È stata una base importante che mi ha fatta arrivare più pronta e consapevole su un set come quello di Malavia.

Dopo queste esperienze ho capito che mi piacerebbe continuare su questa strada e crescere come attrice, restando sempre con i piedi per terra e avendo anche un piano B, perché non ho la certezza che questo sarà il mio futuro. Mi piacerebbe provare il genere comico, perché mi piace far ridere e mi piacciono molto i film di questo tipo. Un altro genere che mi incuriosisce molto è il giallo, perché adoro i colpi di scena e seguo molto questo tipo di film, così come quelli comici. Sarebbe una bella sfida mettermi alla prova con entrambi i generi.

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