Era un pomeriggio qualunque, almeno sulla carta. Poi siamo entrati nei locali messi a disposizione della Cooperativa Noi & Voi, e “qualunque” è diventata l’ultima parola che userei per descriverlo.
Insieme a Eleonora Occhinegro, ottica optometrista tarantina, concorrente di Bake Off Italia 11, e persona di una generosità disarmante, ho tenuto una lezione di pasticceria con un gruppo di ragazzi legati all’associazione. Molti di loro hanno alle spalle una detenzione. Tutti stavano cercando qualcosa di nuovo.
Noi & Voi esiste dal 1992. È nata da un’idea dei detenuti stessi, questo dettaglio mi ha colpito ogni volta che ci penso, e da allora lavora a Taranto per costruire percorsi concreti di reinserimento: laboratori, corsi, supporto a chi esce dal carcere o arriva da fuori. In sinergia con la Casa Circondariale Carmelo Magli, organizza attività che hanno uno scopo pratico: imparare un mestiere, trovare un posto nel mondo del lavoro.
Quel giorno la cucina era attrezzata, l’ambiente era caldo, e i ragazzi erano lì davvero, presenti, non solo fisicamente.
Di Eleonora sapevo mi avevano raccontato meraviglie, ma io ho trovato “una sorella”. Poi ha messo piede in cucina , grembiule rosso, occhiali buffi, e ha capito in trenta secondi l’atmosfera della stanza. Ha un modo di stare con le persone che non si insegna. La pasticceria per lei non è performance: è un modo di stare insieme.
È vicepresidente dell’associazione benefica “Fulvio Occhinegro”, è stata in Kenya per missioni umanitarie, organizza corsi di pasticceria. Fa molte cose. Ma quello che si vede, mentre insegna, è che le importa davvero di chi ha davanti.

Abbiamo scelto la pastiera napoletana in versione scomposta: grano cotto cremoso, ricotta aromatizzata con fiori d’arancio e cannella, pasta frolla servita a parte. Una lettura moderna di un dolce che ha senso profondo, il grano, la ricotta, gli agrumi, senza stravolgerne l’anima.
Sul tavolo c’erano ingredienti semplici: ricotta da sgocciolare bene (passaggio cruciale per una crema setosa), grano cotto da insaporire con scorze d’arancia e limone, latte, canditi. I ragazzi hanno impastato, mescolato, assaggiato. Hanno fatto domande precise. Qualcuno aveva già cucinato, altri no, ma nessuno stava solo a guardare.
La parte che non mi aspettavo, o forse sì, ma non così, è stata ascoltare. Qualcuno ha parlato del suo passato con una franchezza che lascia senza parole: pesante, doloroso, detto così, senza abbellimenti. E poi: adesso voglio cambiare. Adesso sto imparando.
Le mani sporche di farina, le risate, gli abbracci a fine lezione. La cucina come spazio dove si può essere qualcosa di diverso da quello che sei stato.
Ogni volta che preparerò la Pastiera mi verranno in mente, ne sono sicura.
Alla fine mi hanno dato una colomba pasquale fatta a mano nel laboratorio della Casa Circondariale Carmelo Magli, con una lettera di ringraziamento. Ho riletto quella lettera più volte.
Non so se abbiano idea di quanto abbiano dato loro a me quel pomeriggio.


