lunedì, Settembre 14, 2026
spot_img
HomeCronacaTraffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta: blitz dei Carabinieri, due...

Traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta: blitz dei Carabinieri, due arresti e sequestri milionari

Un vasto sistema di smaltimento illecito di rifiuti speciali, attivo in diverse aree della Campania e capace di generare profitti per oltre un milione e mezzo di euro, è stato al centro di una operazione eseguita oggi dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, con il supporto dei Comandi Provinciali competenti.

L’intervento, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di due persone, ritenute coinvolte, a vario titolo, in un’articolata attività criminale legata al traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere, riciclaggio e gestione abusiva di materiali di scarto.

L’inchiesta, avviata nell’aprile del 2023 dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Napoli e Caserta, ha consentito di ricostruire un presunto sistema organizzato di smaltimento illegale che avrebbe coinvolto un’azienda con sede a Castel Volturno. Le indagini hanno interessato diverse aree del territorio regionale e hanno fatto emergere un meccanismo illecito finalizzato a ridurre i costi di gestione dei rifiuti attraverso il mancato rispetto delle procedure previste dalla normativa ambientale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero state smaltite illegalmente circa 25 mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, prevalentemente fanghi di depurazione e materiali derivanti da demolizioni. Nove risultano complessivamente gli indagati nell’ambito dell’inchiesta, mentre il reato contestato sarebbe aggravato dall’agevolazione mafiosa.

I luoghi interessati dagli sversamenti abusivi sarebbero diversi terreni agricoli situati tra Capua, Mondragone e Castel Volturno. Al centro dell’attività investigativa anche due laghetti naturali nei pressi dell’azienda finita sotto indagine, utilizzati – secondo l’accusa – come siti di occultamento dei fanghi provenienti dalla lavorazione industriale del comparto conserviero dell’Agro nocerino-sarnese.

Le conseguenze sull’ambiente sarebbero state significative: accumuli di materiali maleodoranti, rifiuti abbandonati e forti disagi per i residenti, costretti a convivere con odori persistenti e con un evidente deterioramento del territorio circostante.

Gli investigatori avrebbero inoltre individuato una sofisticata attività di falsificazione documentale. Attraverso documenti di trasporto alterati, i rifiuti sarebbero stati classificati come sabbia o materiale da edilizia già trattato, nascondendo invece la reale natura dei fanghi industriali trasportati.

Il profitto illecito ricostruito dagli inquirenti ammonterebbe a circa 1,6 milioni di euro. Su tale importo è stato disposto un sequestro per equivalente. Contestualmente sono stati sequestrati un complesso aziendale, automezzi, terreni, fabbricati e altri beni riconducibili all’attività contestata. Nel corso delle indagini erano già stati posti sotto sequestro almeno sei terreni agricoli interessati dagli sversamenti.

Tra gli elementi ritenuti rilevanti dagli investigatori vi sarebbe anche l’utilizzo di un laghetto trasformato in una vera e propria discarica abusiva e il presunto impiego di materiali contaminati all’interno di un’area di cantiere a Boscofangone, nel territorio di Nola, dove era in costruzione un grande insediamento industriale esteso per oltre 83 mila metri quadrati.

Un ulteriore tassello dell’indagine è rappresentato dalle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, ex esponente della criminalità organizzata locale, che avrebbe fornito elementi sui legami storici dell’azienda con ambienti riconducibili al clan dei Casalesi e, in particolare, alla fazione Bidognetti.

Come previsto dalla normativa, gli inquirenti precisano che il provvedimento eseguito rappresenta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari e che tutte le persone coinvolte devono considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

ALTRI ARTICOLI

ULTIMI ARTICOLI