La Segreteria Regionale Toscana del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria rende noto che il GIP del Tribunale di Prato, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto l’archiviazione dell’indagine avviata nel luglio 2024 sul carcere della Dogaia.
Una decisione chiara e inequivocabile: non esistevano elementi per sostenere alcuna accusa. È stata inoltre disposta la restituzione di tutto il materiale sequestrato. La vicenda è dunque definitivamente chiusa. Per Francesco Oliviero, segretario nazionale per la Toscana del SAPPe, “un dato è evidente: quando l’indagine fu avviata, diversi organi di stampa dedicarono grande spazio alla notizia, con titoli, accostamenti e ricostruzioni che, pur senza offese esplicite, contribuirono a generare un clima di sospetto nei confronti della Polizia Penitenziaria. Oggi, di fronte a un’archiviazione totale, registriamo invece un silenzio assordante. Un meccanismo purtroppo noto: quando c’è da insinuare, si corre; quando c’è da ristabilire la verità, molti preferiscono guardare altrove”.
La Segreteria Regionale Toscana del SAPPe intende ribadire con forza che il personale della Polizia Penitenziaria di Prato opera in uno degli istituti più complessi della Toscana, affrontando carenze di organico, turni massacranti e una pressione quotidiana enorme. Nonostante ciò, le donne e gli uomini del Corpo garantiscono ogni giorno sicurezza, legalità e gestione dell’istituto con una professionalità che merita rispetto, non sospetti infondati.
“Come Segretario Nazionale del SAPPe”, prosegue Oliviero, “desidero aggiungere una nota personale: conosco direttamente le persone coinvolte in questa vicenda. Conosco la loro storia, il loro modo di lavorare, la loro serietà. Non ho mai avuto alcun dubbio sulla loro correttezza. Oggi la magistratura conferma ciò che per me era evidente fin dal primo giorno: erano e sono totalmente estranei ai fatti. Un passaggio fondamentale anche per la loro sicurezza personale e professionale, perché nessun servitore dello Stato dovrebbe essere esposto a sospetti ingiusti mentre svolge il proprio dovere”.
“Ribadiamo la nostra piena fiducia nella Procura della Repubblica di Prato, che ha operato con rigore, serietà e rispetto delle garanzie”, conclude il sindacalista. “Le indagini, quando necessarie, sono strumenti di tutela della legalità e non devono mai essere interpretate come un attacco al Corpo: servono, al contrario, a proteggere chi lavora onestamente. La Segreteria Regionale Toscana continuerà a difendere senza esitazioni l’onore e la dignità della Polizia Penitenziaria. La giustizia ha parlato. Ora è il momento che venga restituito rispetto a chi lo ha sempre meritato”.
Esprime “soddisfazione per l’esito degli accertamenti giudiziari” anche Donato Capece, segretario generale del SAPPe: “Come abbiamo sempre detto e ribadito, confidiamo nell’operato della magistratura nella convinzione che la Polizia Penitenziaria, è formata da persone che hanno valori radicati, un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano quotidianamente, soprattutto sventando centinaia e centinaia suicidi di detenuti. Non solo. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze ad opera di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. Ma questo, purtroppo, non lo racconta nessuno. Proprio come l’archiviazione dell’indagine avviata nel luglio 2024 sul carcere della Dogaia!”.

