NAPOLI – Stiamo vivendo veramente un’epoca storica incredibile in cui anche dinnanzi alla peggiore delle disgrazie si riesce a sdrammatizzare ricorrendo all’ironia. L’hanno insegnato i meme durante la pandemia. Lo dimostrano ogni giorno i trend sulla potenziale Terza Guerra Mondiale e su infiniti altri fatti di cronaca e di politica. Sui social episodi come la recente rapina al Vomero finiscono spesso in una zona grigia tra cronaca e intrattenimento.
L’ironia non nasce quasi mai da una reale leggerezza verso il fatto in sé. La consapevolezza resta intatta. Ad esempio nessuno nega la gravità di quanto accaduto giovedì 16 aprile presso la filiale della Crédit Agricole, nella zona di Piazza Medaglie d’Oro. Un fatto critico per le persone coinvolte e una violazione della sicurezza. Tuttavia siamo di fronte a un meccanismo indubbiamente più ampio.
Nella quotidianità avviene oggi la trasformazione immediata di ogni evento in un contenuto condivisibile, commentabile e quindi “memeizzabile”. A proposito del colpo al Vomero, in questo passaggio si perde facilmente la dimensione concreta della paura vissuta dagli ostaggi dentro la banca e dell’impatto sulle vittime. Buona parte dei commenti su Internet allude, per esempio, alla celebre serieTV spagnola “La Casa di Carta” o all’iconico Lupin. Non mancano riferimenti ad altri film famosi in cui i protagonisti sono sempre dei ladri.
Senz’altro vien da ridere nel chiedersi se i rapinatori si chiamassero Torre Annunziata, Ercolano e Pompei (in riferimento sempre a “La Casa di Carta”). Eppure si ha anche l’impressione che in molte persone “empatizzino con i rapinatori”. La percezione non è neanche del tutto errata e deriva spesso da un altro fenomeno: la narrativa della sfida al sistema. Dal punto di vista sociologico è una faccenda affascinante, curiosa.
Viviamo in una società percepita come economicamente diseguale e istituzionalmente lenta. Chi non arriva a fine mese è stremato. Chi non trova lavoro è stremato. Le famiglie sono stanche. I cittadini onesti che pagano le tasse sono stanchi. Cosa c’entra? Dovremmo tutti organizzare rapine in banca? Assolutamente no! Questa però è semplicemente la premessa che ci fa da lente di ingrandimento attraverso cui osservare il fatto.
Non sono poche le persone che tendono a leggere le azioni criminali come i sintomi di un contesto più grande, quasi come storie di “ingegno” e di ribellione distorta. Sembra trattarsi di approvazione, ma non lo è necessariamente. Almeno non sempre. Senz’altro però si rivela una forma di razionalizzazione un po’ disturbante proprio perché sposta il focus dalla responsabilità individuale.
Inoltre c’è poi un elemento culturale da non sottovalutare: la fascinazione per il colpo “organizzato”, per la fuga spettacolare, per la banda che sembra uscita da un film. Questo immaginario rende più facile la battuta e più difficile la riflessione immediata sulle conseguenze reali. Seduti comodamente a casa davanti la TV o leggendo la notizia mentre si scrolla lo smartphone, si è al sicuro e vien voglia di mangiare i popcorn come al cinema. Il rischio di mitizzare azioni illegali non è troppo lontano dalla realtà, come del resto cinema e serieTV ci insegnano da decenni.
Sul web molti utenti, con motto di spirito, invitano ad affidare il governo ai rapinatori del furto al Vomero in quanto “sicuramente più coordinati e organizzati dei nostri politici”. L’umorismo è davvero vivace. Il punto critico è che l’ironia, quando diventa automatica, rischia alle volte di appiattire un po’ tutto: le vittime, il contesto e la responsabilità finiscono sullo stesso piano narrativo. E così, senza neanche volerlo, si crea l’illusione che comprendere una dinamica significhi anche giustificarla.


