Lei ha iniziato giovanissima, ha firmato un contratto con la casa discografica, l’etichetta EMI, la stessa etichetta di Pino Daniele. Che ricordo ha di quegli anni? Che cosa significava per lei, giovanissima cantante napoletana, entrare in un contesto del genere?
Ovviamente sono stati anni incredibili perché ero troppo giovane per capire cosa mi stava succedendo, non avevo ancora fatto la gavetta che poi ti dà quella maturità per affrontare questo lavoro.
Io lo chiamo lavoro, ma in effetti è una passione. Sono stati anni meravigliosi, però sono stati anche anni dove ho capito che non ero assolutamente pronta per affrontare un discorso discografico, perché ero proprio agli esordi.
La mia prima registrazione fatta in uno studio discografico, in uno studio di musica, era appunto quando ho avuto questo contratto discografico con l’EMI. Insomma, giovanissima, senza esperienza.
La sua voce è entrata in milioni di case degli italiani grazie alla soap opera ”Un posto al sole”. Come ha vissuto questa improvvisa popolarità e cosa rappresenta per lei questa soap opera? Per lei e per Napoli?
Sicuramente, voglio dire che dall’81 che ho avuto il contratto discografico di cui lei parlava prima, poi c’è stato tutto,
insomma, una gavetta: ho fatto serate, ho messo su una band tutta mia musicale, sono stata la vocalist di diversi artisti, tra cui il grande Peppino Di Capri, fino ad arrivare al 1996, ottobre 1996, quando sono diventata la voce nella sigla di questa soap opera.
Voglio dire, non solo ha dato lavoro a tante persone , la Rai di Napoli tra l’altro, era una struttura molto bella, ma sottoutilizzata. Gianni Minoli decise di farla rivivere, perché era una struttura stupenda, però facevano pochissime produzioni.
Gianni Minoli decise di lanciare questa soap opera, e da allora è diventata una soap, sempre più richiesta, sempre più vista dagli italiani in America e da tantissime persone, perché voglio dire…
Anche gli italiani in Italia!
Esatto!
Anche gli italiani in Italia!
Insomma, per me è stato motivo di grande soddisfazione, lo è tutt’oggi, perché sono ancora la voce nella sigla di questa meravigliosa soap che, è un fiore all’occhiello per la mia città.
Certo, Lei ha appena ricordato alla sua collaborazione con Peppino Di Capri, ha collaborato con grandi artisti del pop italiano, a un certo punto però ha deciso di ritornare alle origini, di ritornare alle sonorità napoletane della sua terra. Che cosa l’ha spinta a cambiare, a ritornare alla tradizione, alla musica napoletana?
Sicuramente perché cantare le canzoni napoletane ci vuole una certa esperienza. E quindi nel 2000 ho deciso
Mi sentivo pronta per poter affrontare e poter interpretare la canzone napoletana, dal 2000 che ho portato avanti questo progetto sulla canzone napoletana rivisitata, con grande, grande successo, perché voglio dire, sono un’artista che fa musica, non dico tutti i giorni…
Una bravissima artista, una grande interprete. Parlando della sua attività di cantante, nel 2023 è uscito il suo album ”È n’ata manera”, un disco di inediti definito da lei un disco passionale dedicato alle donne. A distanza di qualche tempo, Che esperienza ha tratto da questo album?
Innanzitutto e’stata una esperienza meravigliosa, in quest’album ci sono canzoni di Vincenzo D’Agostino, che ricordiamo ci ha lasciati proprio qualche settimana fa, un’autore tra l’altro molto famoso per tanti successi che ha scritto per Gigi D’Alessio ma anche per Sal Da Vinci.
Sto per pubblicare un nuovo album di canzoni napoletane, sempre con l’etichetta Zeus. Anche in questo disco ci sarà la collaborazione del paroliere Vincenzo D’Agostino. Sottolinei che ricevi continuamente nuovi brani da altri autori e che non vedi l’ora che esca questo nuovo lavoro.
Quali motivi l’hanno spinta a riproporre, a distanza di dieci anni, lo spettacolo ”Sirene, Ciantose, Malefemmine e altre storie di donne veraci”, nato nel 2015 con Federico Vacalebre. , Come è cambiato ,secondo la sua opinione, in questo decennio il dibattito pubblico sull’argomento affrontato nello spettacolo ?
Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo dopo dieci anni per amore della canzone napoletana e per omaggiare grandi artiste come Mirna Doris, Maria Rosaria, Gilda Mignonette, Giulietta Sacco e, in particolare, Angela Luce, a cui ho dedicato il tuo prossimo tour in Campania (che partirà il 19 marzo). La motivazione principale è anche sociale: nonostante il tempo passato, il dibattito sui femminicidi è ancora drammaticamente attuale e sento la necessità di dare voce al riscatto femminile.
Rispetto al 2015, lo spettacolo si è rinnovato: la regia è ora affidata a Carlo Cerciello (con Fabiana Fazio e Andrea Iacopino), sul palco ci sono tutte musiciste donne (un quartetto d’archi) e un’attrice, Cinzia Cordella, come mio alter ego. L’obiettivo è anche denunciare il maschilismo ancora presente nella canzone napoletana, che, sebbene sia spesso “donna” nei suoi personaggi e nelle sue voci, viene prevalentemente scritta da autori uomini.

Sì, ecco, volevo chiedere proprio da dove nasce l’idea di creare questo mondo femminile, completamente femminile, ma con la presenza esterna di queste due figure maschili, Gragnaniello e Lanzetta .
Voglio omaggiare le grandi interpreti della canzone napoletana è nata nel 2015, quando chiesi a Federico Vacalebre di scrivere qualcosa per te proprio sul tema delle donne.
In quel contesto hai scoperto una canzone interpretata da Maria Rosaria, che definisco una “proto-femminista”. Sottolineo ancora una volta che, purtroppo, i temi affrontati in quei brani sono rimasti drammaticamente attuali e nulla è cambiato da allora.
Senta, poi tornando a lei personalmente, come ha vissuto questo cambiamento da cantante ad attrice? Come l’ha cambiata? In che senso si porta dentro questa esperienza?
Mi sono divertita molto, interpretando sostanzialmente me stessa: una donna che racconta il maschilismo nella canzone napoletana. Questo ruolo mi stimola e ti dà nuova energia per continuare a regalare emozioni al pubblico. Lo spettacolo teatrale che porto’ in scena non offre solo belle canzoni, ma affronto un tema delicato con ironia ed eleganza. Segnalo la presenza di contributi video di Peppe Lanzetta ed Enzo Gragnaniello, in cui viene ricordata la canzone ”Donna”, interpretata da Mia Martini, alla quale è dedico un omaggio nello spettacolo.
Sì, è una grandissima, Mia Martini. Senta, tra l’altro voglio segnalare che nello spettacolo c’è un momento molto significativo, penso per lei personalmente, perché entra in scena sua figlia Francesca , è un passaggio di testimone tra due generazioni femminili. E una seconda domanda: lei personalmente come ha vissuto, come si è trovata a lavorare con sua figlia praticamente?
Mia figlia 23enne, ha ereditato naturalmente la passione per il canto, senza che io l’abbia spinta: si chiude in camera a cantare proprio come facevo io da ragazza.
Dopo 45 anni di carriera, vederla appassionata è per me una grande soddisfazione e un vero passaggio di testimone. Anche mio figlio ama la musica (il blues, suona la chitarra), ma per lui è solo un hobby. Francesca, invece, sta scrivendo canzoni e presto lancerà un progetto, e questo mi emoziona particolarmente, soprattutto quando arrivi al finale del mio spettacolo.


