Lo stretto di Hormuz è una striscia larga 33 km, divide l’Iran dalla penisola arabica e collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman.
Ogni anno transitano per lo stretto il 27% del petrolio mondiale, circa 20 milioni di barili, in gran parte destinato ai mercati asiatici, ed il 20% del gas liquefatto, di cui il Qatar è il principale esportatore nel golfo, indirizzato principalmente ai paesi asiatici, in particolare India, Cina, Corea del Sud, alle principali economie europee e diversi mercati minori.
Con il crollo del traffico nello stretto a seguito nel conflitto in corso nell’area (il transito dei continer è diminuito del 90%), la quotazione del petrolio (brent) è aumentata da 70 dollari del 27 febbraio scorso ad oltre 87 dollari.
Anche il prezzo del gas è salito repentinamente: la quotazione del TTF di Amsterdam è 56 euro per Megawatt-ora rispetto ai 31 euro per Megawatt-ora del 26 febbraio scorso. Per ora siamo lontani dal prezzo di 300 euro per Megawatt-ora registrato dopo l’inizio del conflitto russo-ucraino nel 2022 ma l’aumento del prezzo del GNL interessa i paesi europei che negli ultimi anni ne hanno aumentato le importazioni come fonte energetica in sostituzione del gas russo.
Secondo la recente analisi condotta su 15 paesi dalla società Oxford Economics, riportata dal Financial Times, l’impatto maggiore dell’aumento dei prezzi energetici potrebbe riguardare l’Italia per la sua forte dipendenza dalle importazioni di gas naturale: nel quarto trimestre l’inflazione nel nostro paese potrebbe aumentare di oltre 1 punto percentuale rispetto alle precedenti previsioni della Oxford Economics. Le previsioni di aumento dell’inflazione per l’Eurozona ed il Regno Unito si potrebbero attestare, secondo l’analisi, allo +0,5% ed allo +0,2% per gli USA.
Il rischio è oggi rappresentato dai rialzi speculativi improvvisi dei prezzi energetici legati anche alle aspettative di aumenti futuri sui prossimi approvvigionamenti. L’elemento chiave oggi è la durata della crisi nel golfo. Con la cessazione del conflitto in tempi brevi e la ripresa del traffico nello stretto i prezzi del petrolio e del gas liquido potrebbero stabilizzarsi. Viceversa se il conflitto proseguirà per lunghi periodi la contrazione dell’offerta di greggio e di gas liquido potrebbero alimentare la ripresa dell’inflazione con effetti negativi sulle economie dei vari paesi importatori.


