giovedì, Luglio 9, 2026
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I beni sottratti alla criminalità: i dati di Eurispes

I patrimoni sequestrati alle mafie sono risorse da destinare alla collettività. I dati Eurispes evidenziano opportunità ma anche criticità nel riutilizzo in particolare per le imprese confiscate

I volumi di affari connessi alle attività illegali sono molto elevati e si stima che rappresentino circa l’1,7% del PIL italiano secondo le stime Transcrime.

Il sequestro e la confisca dei beni, mobili e immobili, delle criminalità organizzate hanno lo scopo di sottrarre sia i redditi che i patrimoni illegali per restituirli alla collettività. I dati di Eurispes aggiornati a novembre del 2025 (riportati nel rapporto Dal Male al Bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, Stime e Prospettive) sono indicativi del volume e del valore dei cespiti confiscati.

Gli immobili confiscati sono 43.326 immobili, valutati complessivamente 4,66 miliardi di euro. Sicilia e Campania da sole rappresentano circa il 50% del valore complessivo degli immobili (oltre 2,3 miliardi di euro).

Gli immobili confiscati in amministrazione, cioè nella disponibilità dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC) ma non assegnati allo Stato o ad altri enti sono 21.623 di cui il 39% (8.429 immobili) si trova in Sicilia, il 13% in Campania (2.886), il 13% nel Lazio (2.874) e poi in Calabria (1.660; 7,68%), Lombardia (1.324; 6,12%) e Puglia (1.073; 4,96%).

Gli immobili confiscati ed assegnati allo Stato o ad altri enti, invece, sono 21.664 unità di cui il 38% in Sicilia (8.141 beni), seguita da Campania (3.584) e Calabria (3.373). Queste tre regioni concentrano circa il 70% di tutti i beni destinati a livello nazionale. L’84% degli immobili sono stati trasferiti agli Enti territoriali, il 10% allo Stato. La vendita e la demolizione sono residuali.

Le aziende confiscate sono 4.386 di cui la stragrande maggioranza localizzate in Sicilia, Campania, Lazio e Calabria.

Le aziende confiscate in amministrazione sono 3.113 aziende di cui il 31% in Sicilia, il 16,5% in Campania, il 16,2% nel Lazio ed il 10,4% in Calabria. Dal punto di vista settoriale oltre il 66% delle aziende confiscate in amministrazione operano in pochi settori: costruzioni (23%), commercio e riparazione di veicoli (20,5%), immobiliare (11,4%), alloggio e ristorazione (11%). Si stima che una quota piccolissima (5%) di queste aziende sia operativo e possa produrre un fatturato di 123 milioni di euro annui.

Le aziende confiscate ed assegnate sono 1.723 di cui il 31% in Sicilia, seguita a Campania (20,3%), Lazio (15,1%) e Calabria (12%). Il 95% delle imprese destinate è stato avviato alla liquidazione e questo conferma le caratteristiche di queste aziende spesso prive di autonomia patrimoniale, fortemente indebitate o create con finalità meramente strumentali al riciclaggio di capitali illeciti. La vendita l’affitto e la cessione gratuita e demolizione sono marginali.

I dati esposti evidenziano due fattori: l’alta percentuale di attribuzione degli immobili confiscati agli Enti Territoriali e l’elevatissima percentuale di imprese confiscate che non sopravvive al passaggio al mercato legale finendo in liquidazione.

Secondo l’Eurispes per rafforzare lo strumento della confisca occorre agire su tre direttrici: l’accelerazione delle procedure di restituzione dei cespiti, il rafforzamento degli enti preposti alle procedure di confisca, in primis l’ANBSC, il supporto agli Enti locali, attraverso risorse tecniche, finanziarie e formative.

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