Fino al 10 febbraio 2026, il Maschio Angioino si trasforma in un vero e proprio teatro della scultura, dove le atmosfere solenni della storia si intrecciano con la visione di uno dei grandi protagonisti dell’arte contemporanea, con la mostra Elysian Fields di Jim Dine.
L’esposizione rappresenta uno dei punti più attesi di “Napoli Contemporanea”, il progetto promosso dal Comune di Napoli e curato da Vincenzo Trione, che dal 2023 mira a ridefinire l’identità culturale della città attraverso interventi artistici nei suoi luoghi più simbolici. A Castel Nuovo, le opere di Dine trovano spazio negli ambienti restaurati del complesso, stabilendo un dialogo serrato con la stratificazione millenaria del sito.
La mostra riunisce 29 installazioni, distribuite tra la Cappella delle Anime del Purgatorio, la Cappella Palatina, l’Armeria e le sale dell’area archeologica. Qui si confrontano con sette sculture rinascimentali provenienti dalle collezioni del castello, rimaste a lungo non esposte. Ne emerge un percorso che non si limita alla semplice contemplazione, ma invita a compiere un viaggio tra epoche e linguaggi diversi.
Il cuore pulsante dell’esposizione è la Cappella Palatina: lungo la navata si dispongono 23 teste in gesso della serie Elysian Fields, volti immaginati che evocano antichi reperti e ricordi personali. La loro presenza silenziosa costruisce un ambiente sospeso, una sorta di processione immobile che accoglie il visitatore. A queste si affianca “The Gate where Venus sleeps”, imponente porta in bronzo e acciaio che segna l’accesso alla zona absidale.
La visita prosegue nella Cappella delle Anime del Purgatorio, dove il grande vaso in bronzo “Flowers” si inserisce tra stucchi barocchi e pitture manieriste, creando un contrasto di forte impatto visivo. Nell’Armeria, tra scavi visibili sotto la pavimentazione in vetro, emergono “Venus and Neptune” e “Big Lady on a Beaver’s stump”, opere che sembrano riaffiorare dal tempo, quasi frammenti di un’antica mitologia reinventata. Il percorso si chiude poi con “Small bird with tool”, esposto nelle sale archeologiche.
Jim Dine, figura centrale della Pop Art insieme a Warhol e Lichtenstein, continua a muoversi lungo il confine tra memoria personale, materia classica e immaginario collettivo. Le sue teste acefale, i bronzi dalle superfici corrose, gli oggetti reinventati testimoniano un dialogo costante con la tradizione italiana, che nella cornice del Maschio Angioino trova uno dei suoi luoghi ideali.
Secondo Sergio Locoratolo, coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli, la presenza di Dine “attiva un corto circuito tra la forza arcaica delle opere e la monumentalità del castello”, generando un confronto in cui il contemporaneo non si sovrappone alla storia, ma la attraversa e la riaccende. Anche il curatore Vincenzo Trione sottolinea come l’artista si avvicini alla classicità non come un repertorio immobile, ma come un patrimonio vivo, da esplorare e reinventare.
La mostra, imperdibile, è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 10:00 alle 18:00 (ultimo ingresso alle 17:30). Il biglietto, al costo di 10 euro, include anche l’accesso al sito museale ed è acquistabile in biglietteria o online.


