Il secondo turno delle elezioni amministrative va in archivio, lasciando sul terreno indicazioni politiche precise in vista dei futuri equilibri regionali e nazionali. Se il primo turno di maggio aveva già decretato verdetti storici nei capoluoghi – su tutti il clamoroso quinto mandato di Vincenzo De Luca a Salerno guidando una coalizione civica di centrosinistra – i ballottaggi di domenica 7 e lunedì 8 giugno hanno ridefinito la guida di ben 26 comuni superiori campani, dove la sfida si è giocata sul filo del rasoio e dei posizionamenti civici.
A dominare lo sfondo dei seggi è stato però, ancora una volta, il dato dell’affluenza: in linea con il trend nazionale che si è attestato intorno al 52%, anche in Campania il calo dei votanti tra il primo e il secondo turno è stato marcato, confermando come la capacità di mobilitazione dell’elettorato sia ormai la vera chiave per vincere i ballottaggi.
L’area metropolitana di Napoli: tra conferme e spinte civiche
Nella provincia di Napoli i riflettori erano puntati su diversi grandi centri, caratterizzati da frammentazioni interne ai partiti tradizionali e forti coalizioni trasversali.
- Afragola: Finisce con la vittoria di Gennaro Giustino, che alla guida di una coalizione civica si impone con il 55,2% dei consensi, staccando gli avversari al termine di una campagna elettorale tesissima.
- Mugnano e Cardito: Il Partito Democratico e il centrosinistra portano a casa due conferme importanti. A Mugnano, Luigi Sarnataro stravince con un netto 81%, blindando il territorio. Più sul filo del rasoio la partita a Cardito, dove Giuseppe Cirillo la spunta di misura superando appena la soglia del 50,3%.
- Sant’Anastasia: Si conferma territorio a forte trazione civica con l’affermazione di Carmine Esposito, che raccoglie il 55,9% delle preferenze.
Salernitano e Casertano: i verdetti del secondo turno
Spostandosi fuori dall’area napoletana, i ballottaggi hanno regalato sfide accese sia nel casertano che nel salernitano, territori storicamente strategici per i pesi politici regionali.
Nel casertano, riflettori puntati su Marcianise, dove Maria Luigia Iodice (sostenuta da Italia Viva e liste di area) conquista la fascia tricolore con un rotondo 61,4% dei voti. A San Nicola la Strada, invece, il centrosinistra festeggia la vittoria di Vito Marotta (PD), che si attesta al 46,8% in un consiglio frammentato.
Nel salernitano, mentre il capoluogo ha scelto la continuità già al primo turno, la partita caldissima dei ballottaggi si è consumata a Cava de’ Tirreni: qui Vincenzo Servalli (PD) riesce a spuntarla e a confermarsi alla guida della città con il 44,7% dei voti, in una sfida caratterizzata da una forte dispersione del voto e dal peso decisivo delle liste locali. Ad Angri, invece, Cosimo Ferraioli ottiene la riconferma con il 40,3% dei consensi.
La fotografia politica: I dati campani evidenziano una tenuta complessiva delle formule di centrosinistra e, soprattutto, delle coalizioni “ibride” e civiche, capaci di intercettare il voto territoriale al di là dei simboli di partito tradizionali. Il centrodestra manca il colpo di coda in alcune storiche roccaforti ex-industriali o dell’hinterland, ma la frammentazione dei consigli comunali costringerà molti dei neo-sindaci a repentine trattative per garantire la tenuta delle maggioranze.
Con la proclamazione degli eletti si apre ora la complessa fase della nascita delle giunte. Per i partiti si avvia invece la riflessione interna: l’alto tasso di astensionismo nei ballottaggi suona come l’ennesimo campanello d’allarme che nessuna forza politica può permettersi di ignorare.


