martedì, Febbraio 10, 2026
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Una tradizione secolare: la Mascarata Serinese

Storia e curiosità dello spettacolo che si muove sulle note di una tarantella “Rossiniana”

Cos’hanno in Comune i personaggi della Mascarata Serinese e lè Beuffèon di Courmayeur? Abiti sgargianti e una gestualità rituale affine. Tale connessione ha suggerito l’ipotesi di un legame storico tra le due tradizioni, forse frutto di influenze migratorie.

Ciò che è sicuro è che la Mascarata Serinese, con l’edizione 2026, si conferma non solo come una festa di piazza, ma come un rito di identità collettiva che unisce generazioni, frazioni e storie di emigrazione. Le diverse frazioni del paese, quali San Biagio, Rivottoli e Canale, danno vita, ognuna a modo proprio ad un rituale carnevalesco ricco di significati simbolici, in una cornice di tradizione e folklore popolare sempre vivo.

Le radici della Mascarata affondano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nel casale di Casalbuonomini. Al centro di tutto c’è la parodia di un matrimonio nunziale. Il corteo non è che un festoso banchetto itinerante dove gli sposi sono i protagonisti assoluti, accanto ai quali spiccano le altre maschere quali “o Primm’ Omm”, “la Pacchiana” e “l’Impacchiatrice”, “Pulcinella”, “a’ Vecchiarella” e “i Barbieri”.

Tutto appare a rovescio, in questo festeggiamento carnascialesco ricco di folklore. A partire dagli sposi, ironicamente rappresentati con uno sposo dalla corporatura minuta e statura contenuta, contro una sposa caratterizzata da una figura alta e imponente. Questo non è un caso. Infatti, fino agli anni Settanta e Ottanta, la Mascarata era appannaggio esclusivamente maschile: tutti i ruoli, dagli sposi ai danzatori in fila, erano interpretati da uomini. Non per spirito di esclusione, bensì per una precisa continuità con il teatro popolare da cui il rito trae ispirazione.

Tratto distintivo della Mascherata è la libertà creativa dei personaggi: una recita spontanea, mai rigidamente definita, nella quale si predilige l’improvvisazione, rispetto ad un canovaccio fisso. A partire da questo concetto prende vita e si sviluppa l’esistenza della altre maschere. Il primo è “o Primm Omm”, che, al fianco degli sposi, è colui che determina il ritmo e dirige l’andamento del ballo. Questa figura è facilmente riconoscibile per il suo panciotto rosso colmo di campanelle, e il cappello ricoperto di fiori e con un pennacchio alto ispirato alla tradizione militare dei Carabinieri ad indicare autorevolezza e comando nel contesto coreografico. 

Il ritmo è particolarmente coinvolgente: due tamburi, due rullanti, due sassofoni, due clarinetti e una tuba. Tutto ciò contribuisce a rendere la colonna sonora della Mascherata ancora più unica riconoscibile. Questa tarantella serinese, è stata tramandata oralmente da generazione in generazione, e deriva da una rielaborazione della tarantella napoletana classica, ma con accenti e modulazioni proprie, che ne fanno un unicum nel panorama musicale popolare campano. Questa tarantella tanto particolare, viene anche definita “Rossiniana” per i richiami alle atmosfere Ottocentesche e al linguaggio musicale di Gioacchino Rossini.

Per quest’anno l’organizzazione coordinata dal Comune di Serino e dalle storiche associazioni – Ma.Bi. (San Biagio), Rivus (Rivottoli) e Mascarata Canalese – ha previsto un calendario ricco che culminerà nelle giornate clou di febbraio: l’1, 8 e 15 febbraio sono in programma le sfilate tradizionali per le vie delle frazioni, con i gruppi che porteranno la danza dei “Belli” (vestiti di bianco con nastri multicolore) e l’irruenza dei “Brutti” (figure animalesche con pelli di montone e campanacci); il 17 febbraio, il giorno di Martedì Grasso, il corteo partirà nel primo pomeriggio per confluire in Piazza Cicarelli a Serino, dove si terrà il simbolico “matrimonio” e l’ultima danza collettiva prima del periodo quaresimale. Ed infine il 1 Marzo, giorno in cui l’abito del “Pimm Omm” farà il suo ingresso ufficiale al Museo delle Civiltà di Roma, consacrando la tradizione serinese come patrimonio di rilievo nazionale.

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