domenica, Settembre 13, 2026
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Omicidio di Rodolfo Zinco, arrestato presunto killer a dieci anni dall’agguato di camorra

NAPOLI – A distanza di oltre dieci anni dall’omicidio di Rodolfo Zinco, ucciso in un agguato armato nel quartiere Cavalleggeri d’Aosta, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di un uomo gravemente indiziato di essere l’autore materiale del delitto.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. All’indagato vengono contestati, a vario titolo, i reati di concorso in omicidio premeditato e detenzione e porto illegale di arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione di un’organizzazione camorristica.

L’arresto rappresenta il risultato di una lunga attività investigativa sviluppata tra il 2017 e il 2025 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Gli investigatori hanno ricostruito la vicenda attraverso attività tecniche, accertamenti investigativi e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, ritenute convergenti e rilevanti ai fini dell’inchiesta.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta nella fase cautelare, sarebbero stati raccolti gravi elementi indiziari nei confronti dell’uomo ritenuto responsabile dell’agguato avvenuto il 22 aprile 2015.

Rodolfo Zinco fu assassinato nel territorio di Cavalleggeri d’Aosta, nella zona occidentale di Napoli, colpito da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi con una pistola calibro 9.

L’omicidio si inserirebbe, secondo gli inquirenti, nel contesto delle tensioni e degli scontri tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite nell’area flegrea e nei quartieri occidentali del capoluogo.

Le indagini avrebbero consentito di ricostruire anche il possibile movente del delitto.

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’eliminazione di Zinco sarebbe stata decisa nell’ambito della contrapposizione tra gruppi criminali operanti sul territorio. La vittima sarebbe stata considerata un punto di riferimento per alcune attività illegali nella zona di Bagnoli, in contrasto con gli interessi del clan Giannelli, organizzazione che in quel periodo avrebbe cercato di consolidare la propria influenza criminale nell’area occidentale della città.

L’omicidio, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe rappresentato uno strumento per affermare la supremazia del gruppo sul territorio attraverso la forza intimidatrice tipica delle organizzazioni mafiose.

Come previsto dalla normativa vigente, il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari.

L’indagato potrà esercitare tutti i mezzi di difesa previsti dall’ordinamento e deve essere considerato presunto innocente fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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