Un patrimonio immenso costruito nel corso di decenni attraverso il traffico internazionale di droga. È quello scoperto dagli investigatori della Guardia di finanza nell’ambito di una vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha portato al sequestro di beni per circa 200 milioni di euro riconducibili a Giacomo Tamburello, storico narcotrafficante ritenuto legato a Matteo Messina Denaro.
L’uomo, 66 anni, già detenuto ai domiciliari a Campobello di Mazara, secondo gli inquirenti avrebbe continuato a gestire affari e investimenti milionari attraverso una rete internazionale di società, conti correnti e prestanome distribuiti tra Spagna, Andorra, Lussemburgo, Svizzera, Principato di Monaco, Libano e Isole Cayman.
Nel corso del blitz, oltre all’arresto di Tamburello in provincia di Trapani, le autorità spagnole hanno eseguito provvedimenti restrittivi nei confronti dell’ex moglie Maria Antonina Bruno e del figlio Luca Tamburello, residenti da anni tra Marbella e Andorra.
Secondo l’accusa, il patrimonio sequestrato sarebbe il risultato di attività di narcotraffico avviate sin dagli anni Ottanta. Tamburello viene indicato dagli investigatori come uno dei principali protagonisti dei traffici di hashish provenienti dal Marocco. La Procura di Palermo gli contesta il reato di autoriciclaggio aggravato dall’agevolazione mafiosa.
Determinante per lo sviluppo dell’inchiesta è stato il contributo di due nuovi collaboratori di giustizia. Vincenzo Spezia, ritenuto vicino agli ambienti mafiosi di Campobello di Mazara, avrebbe riferito ai magistrati che Matteo Messina Denaro partecipava agli affari del narcotrafficante già dagli anni Ottanta. Un altro pentito, Giuseppe Bruno, avrebbe invece fornito ulteriori elementi sulla gestione di investimenti e operazioni economiche all’estero.
Gli investigatori hanno ricostruito una complessa rete finanziaria internazionale. In Libano sono state sequestrate centinaia di migliaia di azioni bancarie intestate a una società con sede alle Cayman. In Spagna sono stati bloccati decine di conti correnti, immobili di lusso, società commerciali e automobili di alta gamma. Altri sequestri hanno riguardato conti in Lussemburgo, Svizzera, Andorra e Monaco.
L’indagine sarebbe partita da una segnalazione arrivata dalla Spagna, dove le autorità avevano rilevato ingenti disponibilità finanziarie intestate all’ex moglie di Tamburello, incompatibili con il suo profilo economico ufficiale. Da lì è iniziato un approfondimento investigativo che ha consentito di seguire i movimenti di denaro e ricostruire il sistema di trasferimenti internazionali utilizzato dalla famiglia.
Pur risultando formalmente separati da molti anni, Tamburello e l’ex moglie avrebbero continuato a gestire insieme il patrimonio accumulato. Gli investigatori ritengono che il figlio della coppia abbia avuto un ruolo centrale nella gestione delle società e dei rapporti bancari aperti all’estero.
L’operazione rappresenta uno dei più importanti sequestri patrimoniali eseguiti negli ultimi anni nei confronti di soggetti ritenuti collegati alla rete economica di Cosa nostra e conferma, secondo gli inquirenti, quanto il narcotraffico internazionale continui a essere una delle principali fonti di ricchezza delle organizzazioni mafiose.


